Omicidio Khashoggi, sezionato mentre era ancora vivo

| ESCLUSIVO Imminenti i mandati di cattura internazionali della Turchia per l'estradizione dall'Arabia Saudita dei 15 agenti della "squadra della morte". Chi sono i presunti killer. Rimosso il console

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di L’Ateniese* e Alberto C. Ferro

Mandato di cattura internazionale per i presunti assassini di Jamal Khaskoggi, il giornalista saudita 60enne scomparso alle 13,12 del 2 ottobre, non appena aveva varcato l’ingresso cel consolato saudita di Istanbul per farsi consegnare i documenti necessari al matrimonio con la sua fidanzata di origine turca, richiesti tempo prima via e-mail. Gli investigatori turchi hanno intanto accertato, senza ombra di dubbio, che il giornalista critico dalle colonne del Washington Post della monarchia assoluta, e in particolare nei confronti del principe ereditario Mohamed Bin Salma, detto “MbS”, è morto durante le fasi concitato di un agguato, premeditato e pianificato, posto in essere da 15 funzionari e dirigenti della security saudita, compreso un alto dirigente del sistema sanitario militare, un medico anatomo-patologo. I media turchi, in base a fonti dei Servizi, riveano particolari raccapriccianti: il giornalista sarebbe stato sezionato mentre era ancora vivo, mentre l'uomo che guidava le torture sarebbe l'uomo di fiducia del principe ereditario. Gli avrebbero dapprima tagliato le dita, poi il resto, da parte del medico di fiducia del governo. Una mutilazione simbolica, con le mani, anzi le dita, Khashoggi scriveva sul pc i suoi articoli così sgraditi a Riad.

La  magistratura turca ha già in mano i primi rapporti della polizia, con la totale identificazione di ogni componente della “squadra della morte”, partita da Riad con due aerei privati che hanno raggiunto l’aeroporto di Istanbul in pochissimo tempo, e infine, a bordo di due mini-van dai vetri oscurati il Consolato per poi ricomparire due ore dopo solo per entrare nel parcheggio sotterraneo della residenza privata del Console, distante poche decine di metri dagli uffici.

RICHIAMATO IL CONSOLE

L'Arabia Saudita ha disposto il rientro del suo console a Istanbul, Mohammed al-Otaibi, richiamato ieri in patria ed è stata aperta un’inchiesta per fare su sequestro uccisione. Sarebbero 12, secondo il Washington Post, i sauditi legati ai servizi di sicurezza di Riad che avrebbero fatto parte della squadra di 15 persone sospettate di aver ucciso Jamal Khashoggi, Compreso Khalid Aedh Aloitaibi, identificato come membro della guardia reale saudita e spesso accanto al principe ereditario Mohammed bin Salman durante le sue visite in Usa. Il Wp ha scoperto la presunta appartenenza dei 12 sauditi ai servizi di Riad esaminando i loro post sui social, email, articoli ed altro materiale. Alotaibi ed altri otto identificati come sospetti dalle autorita' turche appaiono avere profili su MenoM3ay, una app con numeri di telefono diffusa nel mondo arabo - qualificandosi  membri delle forze di sicurezza saudite.

TUTTO QUELLO CHE SAPPIAMO

Gli investigatori lavorano su fatti concreti; sanno che il capo della squadra è uno dei capi della security personale del principe ereditario; che la copertura diplomatica era assicurata da un diplomatico di alto profilo come l’ex primo segretario dell’ambasciata saudita a Londra; che gli altri fanno tutti parte del Servizi segreti. Hanno foto e video che li riproducono nelle missioni estere con l’erede al trono, più dati precisi su nomi e ruoli negli apparati delle polizie segrete. I 15 uomini sono entrati, dopo l’atterraggio, nel terminal arrivi, dove sono stati sottoposti ai veloci controlli di routine previsti per il personale diplomatico, sono stati ripresi all’arrivo e alla partenza dagli occhi elettronici della video-sorveglianza. I turchi sanno chi sono gli autisti e i noleggiatori dei due mini-van, noleggiati dal personale del Consolato. sanno che i 28 impiegati e funzionari, quel pomeriggio, sono stati allontanati per un “incontro diplomatico riservato”.

TUTTO QUELLO CHE E’ ANCORA INCERTO

Non si sa ancora esattamente come è stato ucciso Khashoggi. L’agguato è scattato subito non appena la porta blindata s’è chiusa alle sue spalle. Forse le micro-spie installate dai Servizi turchi hanno registrato le grida e la lotta che ne è seguita, la disperata difesa di un uomo perfettamente consapevole di essere caduto in una trappola e che stava per essere deportato in Arabia Saudita con destinazione la prigione in un sotterraneo riservata ai dissidenti e ai critici di MbS. Un uomo che avrebbe tentato di riguadagnare invano l’uscita; dopo l’interrogatorio in cui potrebbe essere stato colto da malore o ucciso con un’overdose di narcotici, necessari per inertizzarlo in vista del sequestro. Così si spiegherebbe la presenza del medico legale. Qualcosa potrebbe essere andato storto e il giornalista sarebbe morto in pochi minuti. Impensabile l’idea di denunciarne il decesso, non restava altro che far sparire il cadavere. Qui siamo ancora nel campo delle ipotesi. Smembrare il corpo in più pezzi, affermano i turchi, e dividerlo nel numero di valige sufficiente per l’operazione, quindi caricarle a bordo dei mini-van e provvedere infine al loro immediato smaltimento; secondo, come adombrano i media Usa, sciogliere il cadavere dell’acido, all’interno del garage del Consolato, e quindi liberarsi dei liquami prodotti attraverso gli scoli della rete idrica locale. Infine la terza ipotesi, meno fantasiosa ma forse più credibile. Il corpo caricato sul mini-van, fatto passare per un passeggero, e infine trasferito altrove, in attesa dello “smaltimento” definitivo. 

SAUDITI PRONTI AD AMMETTERE IL DELITTO

I sauditi, dopo due settimane di totale diniego di qualsiasi responsabilità, sostenendo che il giornalista se n’era andato dopo un’ora con le proprie gambe (ma le videocamere che ne hanno ripreso l’ingresso non ne hanno invece registrato l’uscita, né lo ha rivisto la fidanzata che lo ha atteso per tre ore passeggiando sul marciapiede) sembrano disposti ad ammettere che è accaduto un “incidente” nel Consolato ma non su ordine del governo, bensì ad opera di “rogue killers”, cioè criminali comuni, schegge impazzite su mandato di non si sa chi, magari troppo zelanti nel voler compiacere, di propria iniziativa, un desiderio, non espresso in modo formale, di “MbS” che avrebbe voluto liberarsi così di una voce critica sul suo operato. Tesi immediatamente ripresa da Donald Trump che ha fatto un paragone con le accuse rivolte al giudice Kavenaugh. “Nessuno è colpevole sino a quando non emergono prove certe”, ha detto a proposito del principe ereditario. In ballo, 110 miliardi di dollari per la più importante commessa militare di ogni epoca. Questo induce l’amministrazione Usa a una particolare cautela, prima di mettere sotto accusa la monarchia saudita.

OMBRE NERE SUL DESTINO DEI 15 AGENTI

Un’ultima riflessione. Il destino dei 15 della “squadra della morte”, non è azzardato dirlo, appare segnato; difficilmente i sauditi concederanno l’estradizione ma sopratutto ci penseranno loro a farli sparire per sempre in qualche modo. Più probabile il “metodo Khashoggi” oppure, nella migliore delle ipotesi, una cancellazione dall’anagrafe e una copertura totale. Voci non confermate spiegano che sono già in stato di fermo, sotto stretta sorveglianza, non appena hanno rimesso piede nell’aeroporto di Riad. In pericolo loro e tutti quelli che sanno qual era l’obiettivo della missione ad Istanbul. Famiglie comprese. In queste ore, mormora uno 007 italiano protetto dall’anonimato, potrebbero essere già tutti i morti e i loro corpi polverizzati. Colpevoli di aver commesso troppi errori in un’operazione finalizzata (forse) al solo sequestro ma non all’omicidio.

 

*Esperto di Intelligence, terrorismo internazionale e Medio-Oriente

 
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