Ecco perché Khashoggi è stato
ASSASSINATO

| Scoop CNN: i servizi segreti sauditi avevano intercettato le chat tra il giornalista e i dissidenti, progettavano un "esercito digitale" che avrebbe attaccato on line il governo. "Il principe Pac-Man è una bestia, divora sempre più vittime"

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di MICHAEL O'BRIEN

Jamal Khashoggi attaccava la figura del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman non solo sulle colonne del Washington Post, ma anche nelle chat private. Progettava assieme a un nucleo di dissidenti di creare un "esercito digitale" per smontare le bugie del regime diffuse online sui social. La CCN ha rivelato alcuni suoi messaggi sulla chat che condivideva con l'attivista di Montreal Omar Abdulaziz. C’è il sospetto, anzi la certezza, che queste conversazioni siano state intercettate dai Servizi Segreti sauditi e potrebbero costituire il vero movente della sua condanna a morte. Se sul giornale le parole erano misurate e attente a non mettere in difficoltà il suo editore, Khashoggi, nei 440  post acquisiti dalla CNN, descrive bin Salman - spesso indicato come MBS - come una "bestia", un uomo che aveva divorato nel corso degli anni i nemici ma anche i suoi sostenitori, definendolo Pac-Man, il personaggio di un videogioco che divora ogni cosa per battere gli avversari e non solo.

TESTI, FOTO E VIDEO COME PROVE

I messaggi condivisi da Abdulaziz, che comprendono registrazioni vocali, foto e video, dipingono un quadro di un uomo profondamente turbato da quella che considerava l’arroganza del giovane principe, la figura più potente del regno. "Più vittime mangia, più ne vuole ancora", dice Khashoggi in un messaggio inviato a maggio, subito dopo che un gruppo di attivisti sauditi si era riunito per denunciare gli abusi. "Non mi sorprenderò se l'oppressione raggiungerà anche coloro che ora lo incoraggiano. Gli arresti sono ingiustificati e non gli servono (dice la logica), ma la tirannia non ha logica, ma ama la forza, l'oppressione e ha bisogno di mostrarli. È come una bestia, più vittime mangia, più ne vuole. Non mi sorprende che l'oppressione arrivi anche a chi lo acclama, poi agli altri e agli altri e così via. Dio solo sa cosa potrà ancora fare, c’è la possibilità che quando diventerà re apra al perdono, per dimostrare la sua misericordia. Questo è ciò che dice la logica, ma non ho più fiducia per analizzare la mente di quest’uomo”.

NUOVO MOVIMENTO GIOVANLE D'OPPOSIZIONE

Kashoggi e e Abdulaziz avevano intenzione di creare un movimento giovanile con un sito online con lo scopo di formare un’opposizione al regno saudita: ”Jamal ha creduto che MBS fosse il problema, diceva che doveva essere fermato", ha raccontato Abdulaziz in un'intervista alla CNN. Ma in agosto, quando ha iniziato a sospettare che le loro conversazioni potessero essere state intercettate dalle autorità saudite, fu colto da un sinistro presagio. "Dio ci aiuti", aveva scritto all’amico. Due mesi dopo è stato ucciso. Abdulaziz ha intentato una causa in un Tribunale Usa contro una società israeliana che ha inventato il software che ritiene sia stato usato per violare il suo telefono. "L'hacking del mio telefono ha giocato un ruolo importante in quello che è successo a Jamal, mi dispiace molto dirlo", ha detto Abdelaziz alla CNN. "Il senso di colpa mi sta devastando”.

MESSAGGI INTERCETTATI DAI SERVIZI SAUDITI

Omar Abdulaziz è certo che le autorità saudite abbiano intercettato messaggi privati tra lui e Jamal Khashoggi. Abdulaziz ha iniziato tempo fa a contestare il regime saudita, già da quando era studente universitario in Canada. Le sue puntuali critiche sulle politiche governative avevano attirato l'attenzione del regno saudita, che aveva cancellato la sua borsa di studio universitaria. Il Canada gli ha concesso l'asilo nel 2014 e lo ha reso un residente permanente tre anni dopo. In scambi quasi quotidiani tra ottobre 2017 e agosto 2018, Khashoggi e Abdulaziz avevano elaborato un piano per coinvolgere i giovani sauditi in patria e debellare la propaganda statale sui social media, facendo leva sul profilo dell'establishment di Khashoggi e sul Twitter del ventisettenne Abdulaziz, che ha 340.000 followers. L'offensiva digitale, soprannominata "api cibernetiche", era emersa da precedenti discussioni sulla creazione di un portale per documentare le violazioni dei diritti umani nella loro patria e di un'iniziativa per produrre cortometraggi da postare sui dispositivi digitali. "Non abbiamo un parlamento, abbiamo solo Twitter", ha detto Abdulaziz, aggiungendo che Twitter è anche l'arma più forte del governo saudita. "E' l'unico strumento che usano per combattere e diffondere le loro voci". Siamo stati attaccati, insultati, minacciati così tante volte, e abbiamo deciso di fare qualcosa".

SIM ANONIME E FINANZIAMENTI

Lo schema della coppia comprendeva due elementi chiave che l'Arabia Saudita avrebbe potuto considerare come atti ostili. Il primo consisteva nell'inviare carte SIM straniere ai dissidenti a casa in modo che potessero twittare senza essere rintracciati. Il secondo era il denaro. Secondo Abdulaziz, Khashoggi aveva promesso un contributo iniziale di 30.000 dollari e aveva ventilato la possibilità di raccogliere il sostegno di altri ricchi donatori sauditi, ostili al principe. In uno scambio di email, datato maggio di quest'anno, Abdulaziz scrive a Khashoggi: "Ti ho inviato alcune idee sull’offensiva digitale. Per e-mail”. Abbastanza per decretarne la condanna a morte, in alternativa al sequestro e alla deportazione nelle carceri segrete di Riad.

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