Il principe rompe il silenzio

| Per la prima volta, Mohammed bin Salman prende la parola sul caso dell’omicidio di Jamal Khashoggi, assicurando il massimo della collaborazione del suo paese. Ma la sua immagine è sempre più in bilico

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Mohammed bin Salman, il principe ereditario saudita, ha rotto il silenzio sul caso di Jamal Khashoggi. L’ha fatto (strategicamente) dal palco della “Future Investment Initiative”, la conferenza degli investitori che doveva mostrare al mondo il nuovo volto dell’Arabia Saudita, e al contrario si è trasformata nell’occasione per capire che a certi livelli nulla cambia. Anzi, pare corra voce fra i partecipanti di non prestarsi a foto in compagnia del principe diventato scomodo.

Ma il principe non aveva scelta, il pesante coinvolgimento di uomini a lui vicini l’ha costretto in una posizione assai scomoda e pericolosa, circondato dai dubbi di Trump e le parole di Erdogan, che parla di omicidio pianificato. “È stato un delitto efferato che addolora i sauditi e il mondo intero – ha affermato Mohammed bin Salman - insieme alla Turchia, l’Arabia Saudita è pronta a compiere tutti i passi necessari per punire i responsabili”.

Riguardo alla morte del giornalista, l’ipotesi più attendibile resta quella dell’uccisione con successivo smembramento del cadavere, di cui alcune parti sarebbero state ritrovate nel giardino del consolato in cui è stato visto entrare il 2 ottobre scorso. Nuove indiscrezioni parlano di un interrogatorio via Skype degenerato fino all’uccisione del giornalista, seguito da una vera scena dell’orrore, con lo smembramento in diretta telefonica. Il tutto seguendo precise indicazioni di Saud al-Qahtani, dignitario di corte e stretto consigliere del principe.

Non è una posizione semplice quella di Mohammed bin Salman, principe che in due anni ha conquistato il potere in Arabia Saudita scavalcando ogni successione, ma accompagnato da una campagna d’immagine che sembrava alquanto efficace. Il principe millennial parlava di un futuro senza petrolio e di una società più libera e tollerante, con la creazione di cinema multisale e la straordinaria concessione alle donne di poter guidare. Per contro, purghe di stato mascherate, come la retata anticorruzione che nei mesi scorsi ha colpito 200 fra funzionari, ministri, aristocratici e uomini d’affari, finiti nella galera dorata del lussuoso “Carlton-Ritz”, e sequestrati con il solo scopo di monetizzare il rilascio.

Il suo sogno più ambizioso si chiama “Vision 2030”, un piano di riforme strutturali dell’economia e la burocrazia per attirare investitori e realizzare “Neom”, l’immensa città digitale della nuova Arabia Saudita, a metà strada fra l’Egitto e la Giordania. Un sogno valutato in 500 miliardi di dollari, necessari per diventare un esempio mondiale di efficienza e modernità: energie rinnovabili, biotecnologie, filiera alimentare e produzione avanzata.

Nato a Riyad il 31 agosto 1985, Mohammed bin Salman è figlio di re Salman e della sua terza moglie Fahda bint Falah bin Sultan Al Hithalayn. Laureato in giurisprudenza, viene assunto dal padre come assistente personale accumulando incarichi e posizioni. Nel 2008 ha sposato Sara, una cugina, dalla quale ha avuto quattro figli, due maschi e due femmine. Il 21 giugno 2017 è stato nominato erede apparente da re Salman, primo nella linea di successione al trono.

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