Iran, impiccato un giornalista dissidente

| Ruhollah Zam, accusato di aver ispirato le proteste di piazza del 2017, aveva trovato protezione in Francia. Attirato con una trappola nel suo paese, è stato condannato alla pena capitale

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Ruhollah Zam, 42 anni, giornalista dissidente definito un “controrivoluzionario” dal regime di Iran, è stato impiccato. A dare notizia dell’esecuzione del giovane dissidente esiliato in Francia è stata la tv di stato: la sua colpa, aver ispirato le proteste del 2017 in Iran. Motivo sufficiente perché lo scorso 30 giugno, un tribunale di Teheran lo condannasse alla pena capitale con l’accusa sconclusionata di “corruzione sulla Terra”, crimine creato dall’ayatollah Khomeini per permettere il massimo della pena ai casi di spionaggio o i tentativi di colpo di stato.

Un processo bollato come una “farsa” da Reporters without Borders, in cui la conclusione già scritta era il lavoro di Zam “al servizio delle intelligence americana, francese e israeliana contro la Repubblica Islamica dell’Iran”.

Ruhollah Zam, figlio di Mohammad-Ali Zam, che fra gli anni ’80 e ’90 aveva ricoperto incarichi governativi d’alto livello, guidava “AmadNews”, un canale “Telegram” di notizie considerato illegale che aveva divulgato informazioni su funzionari governativi. Prima di essere arrestato era riuscito a fuggire in Francia, trovando rifugio e protezione a Parigi, ma nel 2019 era stato attirato in Iraq con una trappola e rinchiuso in carcere al suo arrivo. All’inizio dell’anno era comparso in televisione, costretto a confessare le proprie colpe e a chiedere perdono. Lo scorso luglio, nell’ultima apparizione pubblica, era apparso dimagrito e provato.

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