"Khashoggi ucciso e fatto a pezzi"

| Turchi contro sauditi: "Nessuna collaborazione". Il giornalista fu strangolato appena entrato nel consolato di Istanbul, il corpo sembrato e sciolto nell'acido, infine smaltito in un pozzo

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I giornalisti, per ricordare Jamal Khashoggi leggono in pubblico il suo ultimo servizio dedicato alla libertà d’espressione in Arabia Saudita. E il suo figlio più grande ha lasciato l'Arabia Saudita ed è ora negli Usa sotto protezione. Ed è di poche ore fa la notizia che fu strangolato non appena entrato nel consolato saudita di Istanbul, il corpo smembrato e distrutto al termine di un omicidio premeditato, ha detto i senza mezzi termini il procuratore capo della città nella prima conferma ufficiale di come è morto il giornalista saudita. Ha chiesto l’arresto e l’estradizione dei 18 sauditi del “team della morte", compreso il medico legale che portava con sé una sega chirurgica.  Riyadh in precedenza aveva sostento che Khashoggi era morto mentre lottava contro un "piano di estradizione illegale", leggi rapimentio, e che il suo corpo, intatto, era stato avvolto in un tappeto e sepolto chissà dove da un "collaboratore locale" non identificato.

Jamal Khashoggi


"Il corpo della vittima è stato smembrato e distrutto dopo la sua morte per soffocamento", ha invece dichiarato il nmagistrato, sostenendo la tesi degli investigatori turchi. I resti di Khashoggi sarebbero stati smaltiti a casa del vicino console generale, dissolti nell'acido e il liquido infine gettato in un pozzo sulla proprietà. Le nuove rivelazioni da Istanbul sono arrivate sulla scia della partenza del procuratore capo saudita dalla città dopo una visita di due giorni - sottolineando la scarsa cooperazione che c'è stata finora in quella che si suppone sia un'indagine congiunta turco-saudita. Ciò suggerisce anche che la Turchia ha più prove da presentare, e il costante stillicidio di informazioni sul crimine trapelato o rilasciato da funzionari turchi continuerà ancora, mentre il presidente Recep Tayyip Erdoğan cerca di aumentare ulteriormente la pressione su Riyadh. Il procuratore capo di Istanbul, Irfan Fidan (nella foto in apertura), ha detto infatti che il meeting con la sua controparte saudita, Saud al-Mojeb, hanno dato "nessun risultato concreto”. Fidan è chiaramente deluso dalla mancanza di progressi: in due riunioni per due giorni consecutivi, nelle ripetute richieste di estradizione dei 18 sospetti sauditi per il processo in Turchia, non è stata data risposta ai dettagli sulla "fase di pianificazione" dell'uccisione e sull'identità del collaboratore locale. Il procuratore saudita aveva promesso risposte "stesso giorno”-

Mentre l'Arabia Saudita ha ammesso che l'uccisione dello scrittore dissidente quando ha visitato il 2 ottobre per raccogliere i documenti per il suo prossimo matrimonio è stato premeditato, non ha spiegato come e soprattutto da chi.

Ricerche della missione diplomatica dove Khashoggi è morto e della casa del console generale, dove si ritiene che il suo corpo sia stato portato via, hanno subito diversi tentativi di depistaggio da parte degli investigatori sauditi: le superfici all'interno del consolato erano state dipinte di fresco quando gli investigatori turchi sono stati ammessi, e le auto di interesse per l'indagine penale erano state accuratamente pulite.

Alla sua partenza, Mojeb ha invitato gli investigatori di Istanbul a Riyadh per condividere le prove raccolte finora con le controparti nella capitale saudita e interrogare i sospetti sotto la supervisione saudita. La Turchia avrebbe finora rifiutato di condividere con Riyadh quelle che si ritiene siano prove audio e video schiaccianti relative alla morte di Khashoggi, suggerendo che potrebbero essere state ottenute spiando la missione diplomatica o hackerando le comunicazioni dei funzionari sauditi. L'Arabia Saudita non ha commentato immediatamente la visita del suo procuratore, il quale non ha rilasciato alcuna dichiarazione riguardo all'esistenza di un "collaboratore locale", ha detto l'ufficio di Fidan - ancora una volta confondendo la precedente versione saudita degli eventi.

Riyadh ha offerto diverse spiegazioni per l'uccisione di Khashoggi e dice che il team di 15 uomini che ha condotto l'operazione ha agito senza che la corte reale ne fosse a conoscenza o autorizzazione. L'episodio ha attirato l'attenzione indesiderata sul principe ereditario saudita' e sovrano di fatto del regno, Mohammed bin Salman, che ha consolidato il potere al punto che gli osservatori ritengono impossibile che non fosse a conoscenza del piano di uccidere il giornalista.

La crisi diplomatica di Riyadh ha creato notevoli problemi anche all'amministrazione di Donald Trump, che ha firmato accordi sulle armi con il regno e ha reso il principe ereditario centrale nella sua politica regionale di contenimento dell’Iran. La dichiarazione della Turchia smentisce  Trump e il suo segretario di Stato, Mike Pompeo, secondo cui la Turchia era “soddisfatta della cooperazione dell'Arabia Saudita nelle indagini”.

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