La principessa decapitata, simbolo dell'emancipazione

| Giustiziata in un parcheggio di Gedda nel luglio 1977 per adulterio, emerge un'altra verità. Il regime tentò invano di bloccare il documento-film sulla sua morte. Oggi il ricordo di Mishaal anima la battaglia contro il radicalismo islamico

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La principessa Mishaal bint Fahd al Saudm era membro della Casa del Saud fu giustiziata per adulterio nel 1977. In patria i movimenti femminili la ricordano (clandestinamente) e molte donne la celebrano come un simbolo del faticoso cammino verso la libertà. Un testimone di quegli anni lontani racconta però un’altra storia: "Fu eliminata in modo atroce, in un parcheggio, da un boia suo familiare per qualche motivo sconosciuto, forse una vendetta tribale. L’adulterio fu solo un pretesto…”. Figlia di Fahd bin Muhammed bin Abdulaziz Al Saud e nipote del principe Muhammad bin Abdulaziz, fratello maggiore di Re Khalid re saudita) e figlio di Re Abdulaziz, fondatore del Regno dell'Arabia Saudita.

Mishaal bint Fahd, su sua richiesta, era stata mandata in Libano per iscriversi all’Università. Si innamorò di un uomo, Khaled al-Sha'er Mulhallal, nipote di Ali Hassan al-Shaer, ambasciatore saudita in Libano. Al loro ritorno in Arabia Saudita, una spia rivelò alle autorità che erano soliti incontrarsi di nascosto e fu aperta un’inchiesta per adulterio, poiché il libanese era già sposato. Per salvarsi la principessa diffusa la voce che era morta in mare durante una vacanza , assieme , tenta di fuggire dall’Arabia Saudita ma, all’eroporto, sia pure travestita da uomo, fu riconosciuta da un poliziotto. Quello che accadde nel Tribunale è ancora avvolto dal mistero. Se Mishael avesse promesso di “non vedere più il suo amante” sarebbe stata salva ma lei, secondo le carte giudiziarie, avrebbe ripetuto per tre volte la sua colpa, auto-condannatosi a morte con la formula "Ho commesso adulterio. Ho commesso adulterio. Ho commesso adulterio".

Il 15 luglio 1977, lei e Khaled furono giustiziati  a Jeddah a fianco del Queen's Building nel parco. Bendata, inginocchiata e giustiziata dopo essere stata costretta ad assistere alla esecuzione del suo amante, fu decapitata con una spada da uno dei parenti maschi della principessa. Cinque fendenti per tagliarle la testa, in un parcheggio lontana dalla piazza Deera solitamente usata per le esecuzioni rituali.

La controversa vicenda fu al centro di un docu-film, “Morte di una principessa” che non ha avuto vita facile per la feroce opposizione  del regime saudita. Realizzato dal produttore cinematografico indipendente Antony Thomas, fu proiettato il 9 aprile 1980 sulla rete televisiva ITV e un mese dopo sulla rete televisiva pubblica PBS negli Stati Uniti, il 12 maggio fu trasmesso - tra polemiche e proteste anche da parte di aziende Usa legate agli arabi - dal programma PBS World Death, poi di nuovo nel 2005. Secondo Thomas, la Giove fu uccisa senza nemmeno un regolare processe e sbrigativamente eliminata. W. David Fanning, sceneggiatore e produttore esecutivo è ancora più tranchant: “Un assassinio clandestino voluto per una guerra tribale, questa è la tesi del nostro film”.

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