Lapidazioni e amputazioni nel Brunei

| Entra in vigore fra pochi giorni il nuovo codice penale che prevede le pene corporali della sharia. Protesta delle organizzazione umanitaria

+ Miei preferiti
Il Sultanato del Brunei, piccola isola del Borneo, è celebre per la ricchezza: il Sultano, in carica dal 1967, è uno degli uomini più ricchi al mondo, con 20 miliardi di dollari sul conto personale. Ma sono così alti i proventi derivanti dal petrolio da aver spinto lo Stato a non richiedere ai propri cittadini tasse e imposte di alcun tipo, garantendo scuola e sanità a tutti in modo totalmente gratuito. Una forma di civiltà invidiata quasi ovunque, che però va a scontrarsi con altre imposizioni, perfino peggiori. Dal 3 aprile prossimo, entrerà in vigore un nuovo codice penale basato sulla “sharia” che prevede la pena coranica per chi si macchina di omosessualità, adulterio e furto. Le pene previste, terribili, includono la lapidazione e l’amputazione di una mano o un piede in caso di furto.

L’intenzione di introdurre le pene corporali della sharia era stato ventilato nel 2014, e vanno ad aggiungersi a multe e condanne per chi non va alla preghiera del venerdì. La legge si applicherà solo ai musulmani, i due terzi della popolazione.

Immediata la reazione di “Amnesty International”, che parla di “barbarie da fermare immediatamente” aggiungendo che alcuni dei reati puniti “non dovrebbero neanche essere reati, come i rapporti consensuali fra persone dello stesso sesso”.

Medio Oriente
LIBIA ORA ZERO L'AVIAZIONE DI HAFTAR PRONTA A BOMBARDARE TRIPOLI
LIBIA ORA ZERO L
Migliaia di profughi cercheranno la salvezza in Europa e sopratutto in Italia
Venti di guerra nel Golfo Persico: l'Iran sequestra petroliere britanniche
Venti di guerra nel Golfo Persico: l
La principessa fugge dal marito con l'aiuto di un amico tedesco
La principessa fugge dal marito con l
La moglie di un emiro del Dubai, figlio del re di Giordania, vuole il divorzio ed è fuggita in Germania. Il marito accusa il governo tedesco di averla aiutata. Lei vuole 31 milioni di dollari
'Ti uccideranno''>L'avvertimento di Khashoggi
'Ti uccideranno'
L'Ti uccideranno'' class='article_img2'>
Inchiesta del Guardian sulla strana condanna per stupro di un giornalista marocchino critico con il governo e con i sauditi. Poco prima dell'arresto l'editorialista ucciso gli aveva rivelato i malumori del principe ereditario saudita
VENTI DI GUERRA
Sospeso (per ora) attacco Usa contro Iran
VENTI DI GUERRA<br>Sospeso (per ora) attacco Usa contro Iran
Tensione altissima dopo l'abbattimento del Drone della Marina Usa. Nel mirino i sistemi missilistici russi nelle mani degli ayatollah. Ma Trump sospende l'ordine nella notte, su pressioni del Pentagono
"Uccidiamo KHASHOGGI
e poi lo facciamo a pezzi"
"Uccidiamo KHASHOGGI<br>e poi lo facciamo a pezzi"
L'Onu accusa l'Arabia Saudita: "Delitto pianificato, il principe ereditario non poteva non sapere". Le intercettazioni degli 007 dimostrano che avevano deciso di ucciderlo subito. "Processo a Riad va sospeso"
Riad, Murtaja non sarà giustiziato
Riad, Murtaja non sarà giustiziato
Il 18enne sciita, accusato di violenza contro il governo, dovrà scontare una pena di 12 anni per una serie di violenze politiche confessate sotto tortura. Contro l'esecuzione si erano mobilitati Europa e Usa
Condannato a morte a 18 anni
Condannato a morte a 18 anni
Ne aveva 10 quando ha osato protestare, 13 quando è stato rinchiuso in galera, dove ha confessato sotto tortura. Per i sauditi è un terrorista, per il resto del mondo di un ragazzino che protestava soltanto per la morte del fratello
Giornalista uccisa, morte annunciata
Giornalista uccisa, morte annunciata
Mena Mangal, 32 anni, volto noto della tv afghana e paladina dei diritti delle donne, aveva scritto un post su FB in cui temeva per la sua vita. Era senza protezione. "Vergogna di polizia e governo". Il dolore della madre
La principessa decapitata, simbolo dell'emancipazione
La principessa decapitata, simbolo dell
Giustiziata in un parcheggio di Gedda nel luglio 1977 per adulterio, emerge un'altra verità. Il regime tentò invano di bloccare il documento-film sulla sua morte. Oggi il ricordo di Mishaal anima la battaglia contro il radicalismo islamico