Omicidio Khashoggi, concluso il «processo farsa»

| Il tribunale di Riad condanna gli otto imputati ad una pena massima di 20 anni di carcere. Ma per l’Onu e la fidanzata del reporter ucciso, i mandanti sono ancora a piede libero

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È già stato definito da mezzo mondo un “processo farsa”, quello andato in scena in un tribunale di Riad, in Arabia Saudita, per la morte del giornalista Jamal Khashoggi, concluso con cinque condanne a 20 anni di prigione e tre fra i 7 ed i 10 anni. Lo scorso maggio, la famiglia del reporter del “Washington Post” aveva deciso di perdonare i killer evitandogli la pena di morte.

La notizia della condanna, diffusa dall’agenzia di stampa del Regno, ha fatto il giro del mondo accompagnata dallo sdegno unanime: “Il procuratore saudita ha compiuto l’ennesimo atto in un’autentica parodia della giustizia: si tratta di verdetti privi di legittimità giuridica o morale. Sono arrivati alla fine di un processo che non è stato né equo, né giusto, né trasparente - ha commentato su Twitter Agnes Callamard, relatrice speciale per l’Onu – i 5 sicari sono stati condannati a 20 anni di reclusione, ma i funzionari che hanno ordinato l’esecuzione di Jamal Khashoggi continuano ad essere liberi, appena sfiorati dall’indagine e dal processo”. Assai critica anche Hatice Cengiz, fidanzata del reporter, che parla di “Chiusura del processo senza che il mondo conosca la verità sui reali responsabili della morte di Jamal. La comunità internazionale non accetterà mai una simile messa in scena: chi ha pianificato l’omicidio, chi l’ha ordinato, dov’è il suo corpo?”.

Jamal Khashoggi, giornalista e insider assai critico verso il regime di Riad, è stato ucciso e presumibilmente smembrato dopo essere entrato nel consolato saudita di Istanbul il 2 ottobre 2018. Nel dicembre 2019, le autorità saudite hanno annunciato un’indagine a carico di 11 persone coinvolte a vario titolo nell’omicidio, ma le accuse principali contro le figure di maggior rilievo, tra cui l’ex vice capo dei servizi segreti Ahmed al-Assiri e il console generale saudita presso il consolato di Istanbul Mohammed al-Otaibi, sono state respinte. Inoltre, non era emersa “alcuna prova” a carico del procuratore saudita al-Qahtani, ex consigliere del principe ereditario Mohammed bin Salman e un membro della sua cerchia ristretta.

L’omicidio di Khashoggi è stato condannato a livello internazionale e un’indagine della CIA si è conclusa indicando il principe ereditario bin Salman come preciso mandante dell’omicidio.

La versione di Riad su quanto accaduto il 2 ottobre 2018 è cambiata più volte con l’emergere di nuovi dettagli, ma il Regno ha sempre sostenuto che né bin Salman né suo padre, re Salman, erano al corrente dell’operazione per eliminare Khashoggi. Secondo la versione dei servizi segreti statunitensi, una missione di tale portata, con 15 uomini inviati dal Regno, non sarebbe mai stata possibile senza l’autorizzazione di bin Salman.

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