Riad, sponsor in fuga da Vision 2030

| Arabia Saudita isolata dopo la tragica scomparsa di Jamal Khashoggi. Gli 007 turchi hanno un file-audio, prova di cattura, torture e morte del giornalista. Principe in difficoltà, il convegno rischia di saltare

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Sembra quasi impossibile, ma i super-esperti di spionaggio e sicurezza sauditi, nell’operazione sequestro-omicidio di Jamal Khashoggi non hanno considerato un semplice fatto. Che i locali del consolato saudita di Istanbul potevano essere imbottiti di micro-spie e videocamere nascoste per la banale ragione di intercettare colloqui, movimenti, visite. E così gli 007 turchi hanno in mano la prova dell’omicidio del giornalista del Washington Post, un file audio in cui lo si sente urlare al momento della cattura, poi altre voci in arabo, le torture e la morte. L’effetto nel mondo è stato devastante soprattutto per il principe ereditario, l’ambizioso Mohamed bin Salman, 33 anni, considerato un moderato, colui che stava guidando il regno fuori dall’oscurantismo, con le prime piccole ma significative riforme.

Oggi l'Arabia Saudita si trova completamente isolata, circondata da un cordone sanitario che va da Est a Ovest, e anche il mondo degli affari ha voltato le spalle a una conferenza di alto profilo sugli investimenti nel regno, organizzata da mesi dallo staff del principe. Gli sponsor si sono ritirati, gli inviti rispediti al mittente. E’ diventata un flop la conferenza sulla Future Investment Initiative, che si terrà a Riyadh alla fine di ottobre, dopo che la maggior parte dei media partner e dei più importanti alleati commerciali si erano ritirati. La tragica scomparsa di Khashoggi e la mancanza di risposte credibili da parte dei sauditi che si ostinano a proclamare il falso, cioè che il blogger assai critico con la monarchia saudita sarebbe uscito dal Consolato un’ora dopo. Le telecamere lo avevano ripreso, il 2 ottobre, mentre entrava ma non quando sarebbe uscito. 

Gli attivisti per i diritti umani e i sostenitori di Jamal Khashoggi espongono da giorni le sue foto davanti consolato saudita di Istanbul, protetto da ingenti forze di sicurezza turche. L'Arabia Saudita dovrebbe ora spiegare cosa è successo a Khashoggi dopo che è entrato nell'edificio consolare alle 13.14 del 2 ottobre. Gli 007 turchi affermano che è stato assassinato da una squadra di sicari inviata da Riyadh. Tra loro un medico dell’Esercito, il capo della security del principe ereditario e l’ex primo segretario dell’ambasciata saudita a Londra, un colonnello dei Servizi segreti.

"Si può sentire la sua voce e le voci di uomini che parlano arabo", ha detto un funzionario. "Si può sentire come è stato interrogato, torturato e poi assassinato”. I riferimenti alle registrazioni sembrano suggerire che i servizi segreti turchi abbiano intercettato il consolato, o alcuni degli assassini sotto accusa. In apparenza, c’è collaborazione, un team investigativo arabo-turco sta indagando su ogni aspetto di un giallo internazionale destinato a durare a lungo.

Qualcosa sta accadendo anche nel mondo segreto della monarchia saudita. Il re Salman bin Abdulaziz Al Saud, ha inviato il principe Khaled al-Faisal all’incontro con il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. La mossa viene letta come un tentativo del re Salman di riprendere il controllo della diplomazia, scavalcando così il principe ereditario e sovrano di fatto, Bin Salman.

Il consigliere statunitense per la sicurezza nazionale, John Bolton, vuole prove certe e non si sbilancia troppo, poiché “Turchia e Arabia Saudita erano stati nemici storici, e potrebbe essere accaduta un'altra operazione”. Viene fatto osservare anche che Khashoggi non è un cittadino americano ma aveva ancora il passaporto saudita. "Onestamente, non sappiamo quali sono i fatti", ha detto Bolton al conduttore radiofonico di destra Hugh Hewitt. "E questo è stato uno dei punti che ho fatto notare al principe ereditario. Dobbiamo scoprire cosa è accaduto e dobbiamo risolvere rapidamente la questione, perché se si tratta di un’altro tipo di operazione, la gente deve saperlo. Gli stessi sauditi sono danneggiati dalla mancanza di chiarezza”. 

Mentre i gruppi imprenditoriali si sono ritirati dalla conferenza di Riyadh, il segretario del Tesoro americano, Steve Mnuchin, ha precisato che lui ci sarà. L'ambizioso piano Vision 2030 dell'Arabia Saudita, generato dal giovane Bin Salman, dipende dagli investimenti esteri, e l'apparente esclusione della conferenza sarà altrettanto inquietante per i responsabili politici sauditi quanto la più lontana minaccia di un divieto imposto dal Congresso degli Stati Uniti sulle future vendite di armi.

 

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