Emanuela e Mirella, due insoluti misteri italiani

| Il 22 giugno di 37 anni fa spariva Emanuela Orlandi: due mesi prima la stessa sorte era toccata a Mirella Gregori. I loro casi si uniscono e si intrecciano con storie di malavita, spionaggio e criminalità internazionale

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Di Marco Belletti
Nella prima metà degli anni Ottanta l’Italia vive con ansia il mistero sulla sorte di due ragazze, Mirella e Emanuela, ma solo uno dei due episodi diventa un caso mediatico senza precedenti, mentre le indagini sul destino dell’altra giovane rimangono sempre un po’ in ombra, come se per l’opinione pubblica sia meno importante conoscere la fine che ha fatto.

Mirella Gregori è nata il 7 ottobre 1967, è la figlia minore dei titolari di un bar in via Volturno, a Roma: vive con i genitori in via Nomentana e frequenta un istituto tecnico della capitale. Il 7 maggio 1983, quando ha poco più di 15 anni e mezzo, torna a casa dalla scuola verso le 14 dopo essersi fermata per un po’ in un bar con un’amica per chiacchierare un po’. Appena rientrata, un sedicente Sandro suona al citofono e la invita a uscire, lei accetta dicendo alla madre che ha appuntamento nei pressi del monumento al bersagliere di Porta Pia con un vecchio compagno di classe. Da quel momento, Mirella scompare nel nulla.

Emanuela Orlandi è nata a Roma il 14 gennaio 1968, è la penultima di cinque fratelli e abita in Vaticano con la famiglia. Il 22 giugno 1983 ha poco meno di 15 anni e mezzo: ha appena terminato il secondo anno di liceo scientifico – rimandata a settembre in latino e francese – e alle 16 si reca in una scuola di musica, a poca distanza da Palazzo Madama, dalla quale esce alle 18:45. Pochi minuti dopo telefona a casa da una cabina: alla sorella dice che arriverà un po’ più tardi e che è appena stata avvicinata da un uomo che le propone 370 mila lire (circa 570 euro di oggi) per un lavoro di poche ore come promoter della “Avon” durante una sfilata di moda nell’atelier Fontana. La sorella le consiglia di parlarne prima con la famiglia. Finita la telefonata, Emanuela si reca con le compagne Maria Grazia e Raffaella alla fermata del bus: verso le 19:30 le due amiche salgono su due diversi mezzi e dichiareranno in seguito che Emanuela aveva preferito attendere quello successivo perché troppo pieni. Da quel momento anche di Emanuela non si saprà più nulla.

Le indagini sulla scomparsa delle due 15enni all’inizio seguono piste differenti. La madre di Mirella, durante un incontro pubblico con Papa Giovanni Paolo II il 15 dicembre 1985, riconosce in un uomo della vigilanza vaticana, Raoul Bonarelli, una persona che spesso si intratteneva con la figlia e un’amica in un bar vicino a casa, ma in un confronto con l’uomo, pur confermando le proprie dichiarazioni, non lo identifica.

Nel frattempo in un documento del SISDE (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, un servizio segreto italiano) risalente al 31 ottobre 1983 si afferma che la figlia dei gestori del bar vicino all’abitazione di Mirella conosce l’uomo che convince la giovane a seguirlo, ma gli inquirenti – pur avendo acquisito agli atti questo documento – non lo utilizzano per le indagini.

Per quanto invece riguarda le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, il 5 luglio 1983 giunge una telefonata alla sala stampa vaticana in cui un uomo che parla con uno spiccato accento inglese afferma di avere in ostaggio la ragazza, richiede l’attivazione di una linea telefonica diretta con il Vaticano e chiama in causa Mehmet Ali Ağca, l’uomo che aveva sparato al papa in piazza San Pietro un paio di anni prima, chiedendo la sua liberazione entro il 20 luglio.

Tre giorni dopo arriva un’altra telefonata a una compagna di Emanuela, con le stesse richieste e con la spiegazione che il numero della ragazza è stato trovato scritto su un biglietto in una tasca dei jeans di Emanuela.

Dopo qualche minima sovrapposizione nel corso degli anni, le due indagini convergono definitivamente l’11 luglio 2005, quando durante una puntata della trasmissione “Chi l’ha visto?” dedicata alla scomparsa di Mirella, arriva una telefonata anonima. Una voce afferma che per risolvere il caso della sparizione di Emanuela è necessario andare a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant’Apollinare e controllare “del favore che Renatino fece al cardinal Poletti”: gli inquirenti scoprono che il defunto è uno dei capi della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino. Dopo le rivelazioni su questa tomba e sui suoi segreti, la voce aggiunge: “Chiedete al barista di via Montebello, che pure la figlia stava con lei... con l’altra Emanuela”. Il bar è quello della famiglia dell’amica di Mirella Gregori, su cui il SISDE aveva preparato un dossier che gli inquirenti non avevano preso in considerazione.

A tutto ciò si aggiunge una dichiarazione di Mehmet Ali Ağca, il quale afferma che la scomparsa delle due ragazze, insieme con quella del giornalista sovietico Oleg Bitov (avvenuta nel 1983 durante la mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia), sono strettamente legate, confermando di fatto diversi comunicati diffusi tra il 1983 e il 1984 con cui l’organizzazione turca di estrema destra dei “Lupi grigi” aveva dichiarato di tenere in ostaggio entrambe le ragazze.

La vicenda sui due rapimenti/scomparse si complica dopo la dichiarazione che Günter Bohnsack (un ex ufficiale della Stasi, il servizio segreto della Germania Est) fa a un giornalista di “Repubblica”: sarebbero stati i servizi di Germania Est, Bulgaria insieme al KGB sovietico a servirsi dei casi Orlandi e Gregori, con falsi comunicati stampa inviati con sigle diverse (tra cui i Lupi grigi) per deviare le indagini sulla pista bulgara per l’attentato a Giovanni Paolo II.

Nel luglio 2010 il Vicariato di Roma concede l’autorizzazione a ispezionare la tomba di De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare, disponendo il prelievo del DNA sul fratello dell’ex boss, sui familiari di Emanuela Orlandi e su Antonietta Gregori, sorella di Mirella. La tomba viene aperta il 14 maggio 2012 e al suo interno viene rinvenuta solo la salma di De Pedis che, per espresso desiderio dei familiari, viene successivamente cremata. Gli inquirenti scavano più a fondo, sotto la tomba, ma trovano soltanto nicchie di epoche precedenti, con resti di ossa risalenti a inizio Ottocento, senza scoprire nessuna traccia del DNA di Emanuela e Mirella. Quattro giorni dopo viene indagato per sequestro di persona il rettore di Sant’Apollinare don Pietro Vergari, che aveva conosciuto De Pedis nel carcere dove il sacerdote era cappellano.

Nell’ottobre 2015, su richiesta della Procura e per mancanza di prove consistenti, viene archiviata l’inchiesta sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, che ha visto indagate per concorso in omicidio e sequestro di persona sei persone: monsignor Pietro Vergari, Sergio Virtù (autista di De Pedis), Angelo Cassani, Gianfranco Cerboni, Sabrina Minardi e Marco Accetti, tutti vicini al boss della Magliana.

Ancora oggi non ci sono certezze sulla sorte delle due ragazze, così come non sono emersi elementi concreti per confermare un legame tra le due sparizioni, con un’unica regia né di stampo malavitoso né terroristico. Inoltre, le due ragazze, pur essendo coetanee, non si sono mai incontrate né conosciute e non avevano amici in comune.

Pur senza alcun riscontro, l’ipotesi più probabile sulla scomparsa di Emanuela è che del rapimento si sia occupata la banda della Magliana. Il motivo però è oscuro, esistono solo supposizioni. Forse la giovane è stata sequestrata per fare pressioni al Vaticano a causa di soldi “sporchi” che la banda aveva perso col crac del Banco Ambrosiano. Oppure per un favore fatto ad alcuni cardinali di alto livello come ritorsione verso il padre di Emanuela, a conoscenza di oscuri segreti finanziari vaticani. Un’altra teoria suppone che esistesse un giro di festini a base di sesso e droga in Vaticano con il coinvolgimento di giovani ragazze, spesso procurate dalla banda.

In ogni caso, qualunque sia stato il loro destino, oggi non si sa nulla né di Emanuela né di Mirella e non ci sono mai state prove del fatto che siano vive, anche immediatamente dopo il sequestro.

Se di rapimento si è trattato, perché a oggi Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi sono scomparse senza un motivo?

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