Alejandra, che per l'America non può rivedere sua figlia

| È una delle mamme parcheggiate in una struttura del Texas, in attesa di ricongiungersi con sua figlia, da cui è stata separata quando ha tentato di entrare negli Stati Uniti

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Ad Alejandra sono stati mostrati dei documenti e le è stato assicurato che sarebbe stata ricongiunta al più preso con sua figlia, una bimba di 6 anni. È stata sistemata in una struttura di detenzione presso il “Port Isabel Detention Center” in Texas, ma da 11 giorni di sua figlia non sa più nulla: nessuno le dice niente, e la preoccupazione cresce.

Alejandra, il nome è di fantasia per proteggerla da speculazioni, è una delle centinaia di genitori separati che non sono ancora stati ricongiunti con i loro figli entro giovedì scorso, com’era stato stabilito da un tribunale. Delle famiglie separate, caso che aveva suscitato un’ondata di sdegno mondiale, solo un piccolo numero di genitori è ancora sotto custodia: la maggior parte sono stati estradati verso i paesi di origine o hanno addirittura rifiutato la riunificazione con i loro figli.

Dopo giorni di limbo, l’avvocato di Alejandra è stato informato che i Servizi Sanitari e Umani (HHS) che si occupano dei bambini immigrati separati, avevano segnalato un’anomalia sul caso della bimba. Un segno che può indicare qualcosa che solleva preoccupazioni per la sicurezza del minore o dubbi sul fatto che Alejandra sia davvero la madre naturale della bimba.

“Per favore, non capisco perché mia figlia non è ancora con me” - ha raccontato Alejandra in lacrime, durante un’intervista telefonica con la CNN - non so più nulla. Non mi hanno detto nulla”.

L’HHS rifiuta di pronunciarsi su casi specifici, anche se un portavoce ha riferito che per le famiglie tutt’ora non ricongiunte esistono problematiche particolari.

L’unione americana per le libertà civili, che ha intentato la causa che ha portato alla decisione del tribunale di riunire le famiglie separate, ha chiesto maggiori informazioni al governo, specie per i casi di eventuali genitori ritenuti inadatti al ricongiungimento, esprimendo forte preoccupazione per il fatto che il governo sta “unilateralmente” prendendo decisioni sull’ammissibilità dei ricongiungimenti che i genitori e i loro avvocati non possono contestare.

Alejandra e sua figlia hanno tentato di entrare negli Stati Uniti il 9 giugno scorso, fuggendo dalla violenza delle bande nel suo paese natale, l’Honduras. Sono state separate per un mese e mezzo. Il fatto che Alejandra sia ancora in attesa a Port Isabel senza alcuna informazione sui tempi del ricongiungimento, nonostante le avessero assicurato giorni fa che la riunione era imminente, dimostra il processo frenetico del governo, che si precipita a riunire migliaia di famiglie separate alla frontiera. “Ho chiamato l’assistente dei servizi sociali che si occupa del mio caso giovedì scorso, e lei mi ha detto che non erano in grado di dirmi quanto tempo sarei rimasta in questa situazione”. È stato lo stesso giorno in cui Alejandra è riuscita a parlare con sua figlia: una telefonata di 10 minuti, durante i quali la bimba ha affermato di sentirsi profondamente triste. “Mia figlia è tutta la mia vita: senza di lei non sono niente”.

È il caso di una delle madri detenute a Port Isabel, in una strana situazione di stallo, libera ma non ancora riunita con la figlia e per questo non in grado di andarsene. Secondo il suo avvocato, tantissimi genitori stanno vivendo lo stesso incubo, condannati a non sapere se e quando rivedranno i loro figli.R

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