Aleksej Navalnj sta morendo

| La denuncia del suo staff: ha un livello di potassio nel sangue che nel giro di qualche giorno può portare ad un arresto cardiaco. Il Cremlino nega trattamenti di favore e tenta di dichiarare il suo movimento “organizzazione estremista”

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Il rischio di un arresto cardiaco “da un momento all’altro” è altissimo, ripete Kira Jarmysh, la portavoce di Aleksej Navalnj, il dissidente russo rinchiuso nella colonia penale di Pokrov, dove sta scontando una condanna a due anni e mezzo di reclusione. L’oppositore di Putin, malato e ancora debilitato dal tentativo di avvelenamento da Novichok dello scorso anno, è in sciopero della fame dal 31 marzo scorso per chiedere di essere visitato da un medico di fiducia e per protestare contro le inumane condizioni di detenzione. “È una sorte di campo di concentramento, in cui Navalnj viene svegliato almeno otto volte per notte privandolo del sonno. Gli sono state diagnosticate due ernie e sta perdendo la sensibilità in entrambe le mani, ma quello che preoccupa di più è il livello di concentrazione di potassio nel suo sangue, che ha ormai raggiunto il livello critico: significa la compromissione delle funzioni renali e problemi al ritmo cardiaco – ripetono quattro medici che chiedono di poterlo visitare - un paziente con tale livello di potassio dovrebbe essere ricoverato in terapia intensiva, perché potrebbe svilupparsi in qualsiasi momento un’aritmia fatale seguita dalla morte per arresto cardiaco. Se non iniziano le cure, Aleksej morirà nel giro di qualche giorno”.

Il Cremlino si è già espresso, negando un trattamento speciale, mentre il procuratore di Mosca ha iniziato l’affondo finale, tentando di etichettare la “FBK”, la fondazione di Navalny, come organizzazione “estremista”. Se riconosciuta dal tribunale, l’accusa potrebbe avere gravi conseguenze per il movimento: secondo la legge russa, le organizzazioni “estremiste” possono essere vietate per legge e gli attivisti condannati a pene detentive fino a 10 anni. “Sotto la copertura di slogan liberali, queste organizzazioni sono impegnate a creare le condizioni per destabilizzare della situazione sociale e socio-politica. Gli obiettivi reali delle loro attività sono creare le condizioni per cambiare le basi del sistema costituzionale”.

Nel 2017, la Corte Suprema della Russia ha bandito i Testimoni di Geova come “organizzazione estremista”, insieme ad altri gruppi e organizzazioni di estrema destra e islamiste. “Sappiamo come lavorare anche quando sottoposti a perquisizioni costanti e con i conti correnti congelati. Abbiamo costruito la nostra organizzazione politica per dieci anni, imparando a sopravvivere sotto una pressione impensabile”, hanno commentato Ivan Zhdanov, direttore di FBK, e Leonid Volkov, capo dello staff di Navalny.

All’inizio di questa settimana, le autorità carcerarie hanno comunicato che Navalny è stato ricoverato dal 5 al 9 aprile presso l’unità medica nella colonia penale n. 2 di Pokrov. Il paziente sarebbe stato nuovamente trasferito in cella dopo un “netto miglioramento” delle sue condizioni di salute. Il dissidente in un post sul suo account ufficiale di Instagram venerdì ha raccontato di essere stato minacciato di essere sottoposto ad alimentazione forzata.

Notizie che hanno messo agitazione la politica internazionale. Mentre il presidente Biden lasciava il “Wilmington Country Club” nel Delaware, ha commentato la notizia ai giornalisti bollandola come una situazione “totalmente ingiusta e del tutto inappropriata”.

Malgrado Navalny sia in prigione, il suo team continua il suo lavoro e l’organizzazione di raduni di protesta. Kyra Yarmysh, l’addetta stampa e assistente di Navalny, chiede ai sostenitori del movimento di unirsi per una manifestazione inizialmente creata per chiederne la libertà, ma ora diventata “necessaria per salvargli la vita”. In un post su Facebook, è stata annunciata una massiccia manifestazione “per chiedere il rilascio di Alexey” appena saranno raggiungete le 500.000 firme di una petizione che ne ha già raccolte oltre 400mila.

Nei giorni scorsi, la FBK ha diffuso una nuova indagine su una residenza usata da Putin vicino al lago Valdai, a nord-ovest di Mosca, che sostiene contenga interni lussuosi e un centro benessere. È la seconda denuncia, dopo quella del gennaio scorso, su quello che gli attivisti di Navalnj sostengono essere un palazzo di Vladimir Putin sul Mar Nero, stimato per un valore di oltre 1 miliardo di dollari. Il presidente russo si è limitato a negare con poche parole che il palazzo appartenga a lui o ai suoi familiari.

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