Anche Ringo Starr sarà “Sir”

| Il timido ed introverso ex batterista dei Beatles è stato finalmente incluso nella “Honours List” di fine anno

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Di Germano Longo

Beati gli ultimi, dice un celebre detto che Richard Henry Starkey, al secolo Ringo Starr, deve aver fatto proprio da tempo. Quando picchiava i tamburi per i “Beatles” era celebre e amato come tutti gli altri, ma la sua popolarità non riesce a raggiungere mai quella dei suoi tre colleghi, tutti così avanti sul palco da meritarsi torme di ragazzine urlanti.

E perfino la Elisabetta, l’inflessibile sovrana, sembrava aver fatto due pesi e due misure: nel 1977 convoca Paul McCartney a palazzo e lo nomina “Sir”, massimo titolo di cavalierato possibile per un suddito. Li aveva già nominati “baronetti” ai tempi del loro successo, ma quando è ora di mettere mano all’elenco dei “Sir”, si scorda degli altri tre.

Adesso, a quarant’anni di distanza, perfino “Lilibeth”, come la chiamano i parenti più stretti, ha in mente di rimediare. Secondo il “Sun”, nella tradizionale “Honours List” stilata alla fine di ogni anno, comparirebbe finalmente anche il nome di Ringo Starr.

Sir? No, grazie

Sono tanti, gli artisti glorificati dal titolo di “Sir” per speciale concessione di Sua Maestà. Insieme a Paul McCartney, figurano Mick Jagger, Elton John, il pilota di F1 Lewis Hamilton, Peter Jackson, regista della trilogia del “Signore degli Anelli” e lo scrittore Salman Rushdie.

Non è così per Bono Vox degli U2, cavaliere dell’Ordine Britannico dal 2009 ma impossibilitato a ricevere il titolo di Sir per i natali irlandesi. Per contro, la storia racconta di almeno 277 rifiuti clamorosi protocollati da Downing Street, come quello del regista Alfred Hitchcock, di due pittori come Lucian Freud e Francis Bacon, lo scrittore Henry Moore, l’attore Trevor Howard e ancora Graham Greene, Roald Dahl, autore de “La fabbrica di cioccolato” e, più di recente, quello del compianto David Bowie.

Ringo, the drumman

Il batterista dei Beatles, anch’egli di Liverpool, come perfino le pietre sanno da tempo, nasce a Dingle, quartiere piuttosto male in arnese della zona operaia più umile. Malaticcio, entra ed esce dagli ospedali, ed è proprio nei lunghi mesi in sanatorio che si appassiona alla batteria che gli ha appena regalato il patrigno, per la gioia dei vicini.

Con le sue prime band incrocia più volte i neonati Beatles, che poco dopo gli propongono di sostituire Pete Best, il primo batterista, scarsamente considerato da Brian Epstein in vista del provino negli studi londinesi di Abbey Road.

Eppure, malgrado un inizio stentato, Ringo diventerà a tutti gli effetti la quarta anima dei Beatles, per cui scriverà due brani prestando la propria voce, modesta secondo i critici, ai cori della band.

Quando l’avventura dei “Fab Four” si chiude, Ringo alterna la musica a fotografia e cinema (compare in quattro pellicole, di cui una diretta). È proprio nel mondo del cinema che conosce Barbara Bach, la sua seconda moglie, sposata nel 1981.

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