Australia, la ground zero del disastro ambientale

| Un Paese devastato, che deve alzare il livello di allarme dell’intero pianeta, perché secondo gli esperti questo è solo un anticipo di quello che potremmo attenderci

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Il mondo non aveva mai visto niente di simile: in cinque mesi, gli incendi lungo la costa sudorientale dell’Australia hanno incenerito un’area più grande dell’Irlanda. Sono andate perse 33 vite, un numero imprecisato ma abnorme di animali e migliaia di case, con le città avvolte in fumo tossico per giorni.

Cinque mesi che hanno cambiato per sempre i pensieri degli australiani sulla crisi climatica: fino ad allora, per molti era un’idea astratta ambientata in un futuro lontano, ma nel giro di poco è diventata una distopica realtà quotidiana. Secondo diversi scienziati e ricercatori, questo è solo l’inizio: l’Australia è solo la “ground zero” di una catastrofe in corso.

Il 7 gennaio scorso, Charlotte O'Dwyer, 19 mesi, figlia di Andrew, vigile del fuoco volontario, aveva in testa l’elmetto del padre mentre il commissario del corpo dei vigili del fuoco del Nuovo Galles del Sud, Shane Fitzsimmons, le appuntava una medaglia. Una settimana prima, ad un altro funerale, Fitzsimmons si era inginocchiato davanti al diciannovenne Harvey Keaton, prima di fare lo stesso con lui: una medaglia in onore del padre di Harvey, Geoffrey Keaton. O’Dwyer, 36 anni, e Keaton, 32, sono morti per il crollo di un grosso albero sul camion su cui si trovavano, mentre insieme a migliaia di altri colleghi combattevano contro l’avanzare dal fuoco.

Sono 33, le vittime tra il 1° ottobre e il 31 gennaio: il più alto numero di morti per una stagione di incendi dopo il drammaticamente celebre “Black Saturday” del 7 febbraio 2009, un rogo costato la vita a 173 persone.

Il Black Saturday è stato un giorno terribile, piantato a forza nella memoria degli australiani. Johanna, figlia di Ron Selth, morto sulle Adelaide Hills la settimana prima di Natale, ricorda: “Quando mia sorella mi ha chiamato per dirmi che avevano trovato un corpo non potevo crederci”. Suo padre, 69 anni, è stato trovato morto vicino a quel che restava della loro fattoria. “Ero negli Stati Uniti, a Washington DC, e pensavo: Non può essere lui, ci deve essere stato qualcun altro, perché lui sa quello che fa. La conferma che si trattava del corpo di Ron Selth è stata riportata dai media prima che la polizia lo confermasse: Johanna si è seduta, ha detto ai suoi figli che il nonno era morto, poi ha prenotato il volo di ritorno in Australia. È tornata negli Stati Uniti, e quando sente il suo accento, la gente la ferma e le chiede se conosce qualcuno che è stato colpito dagli incendi: “Rispondo di sì. Poi cambio argomento, perché non voglio parlare di mio padre.

Mentre il cielo di Capodanno diventava rosso, Christy Bryar era al riparo sulla battigia della piccola città costiera di Mallacoota, con migliaia di abitanti e turisti terrorizzati, salvati da una nave della marina militare progettata per affrontare le crisi umanitarie. Alla fine, un cambio di vento improvviso ha salvato Mallacoota, ma circa 100 case della zona sono state distrutte: quella di Bryar era una di queste. Mentre il rogo bruciava sopra la sua casa vicino a Conjola, sulla costa meridionale del Nuovo Galles del Sud, Samatha Kneeshaw era immersa nella piscina sul retro della sua abitazione: tentava di ripararsi dalle braci che cadevano in acqua. “Rifugiarsi in una piscina in questi casi è sconsigliato: se non è abbastanza grande, è come finire in un bollitore”.

Insegnante di scuola superiore con un dottorato di ricerca e appassionata di immersioni da 20 anni, Samantha era a casa da solo: le sue due figlie, i cani e il marito erano nella vicina Ulladulla: “La casa era assicurata contro gli incendi, ma non volevo che bruciasse, dentro c’era tutta la nostra vita: quando il fuoco è tornato a farsi minaccioso, cinque giorni dopo, ha mandato via la sua famiglia e mi sono seduta sul tetto con una manichetta in mano”.

La stagione del “bushfire” per Greg Hodges, comandante della brigata dei vigili del fuoco del New South Wales ha perso degli uomini: “Speriamo solo che tutto questo serva da lezione, perché altrimenti, troppi pompieri avranno perso la vita per niente. Ho dovuto avvisare le famiglie, ma non siamo addestrati per questo”.

Almeno 19,4 milioni di ettari sono bruciati in Australia dal luglio 2019, en elle aree più densamente popolate sono andati in fumo almeno 7,7 milioni di ettari: all’incirca quanto l’estensione della Repubblica Ceca, o tre volte il Galles.

Quando Nan Nicholson ha visto il fumo che saliva dal bacino del Terania Creek, uno dei luoghi più umidi del NSW, sapeva che stava accadendo qualcosa di terribile: l’area fa parte del parco nazionale Nightcap, una delle riserve della foresta pluviale australiana del Gondwana, patrimonio mondiale dell’umanità. Era l’8 novembre 2019 - non ancora estate in Australia - ma quella notte l’intero bacino “aveva eruttato come un vulcano”, dice Nicholson: “È stata una delle cose più scioccanti a cui abbia mai assistito”. Le riserve del Gondwana sono foreste pluviali subtropicali che si estendono per 366.500 ettari da Newcastle nel NSW al Queensland sud-orientale. Sono foreste antichissime, habitat per specie animali e vegetali rare, con alberi che vivono da 600 a 1.200 anni: a gennaio, il 53% dell’area totale era bruciato.

Gli scienziati continuano a monitorare gli effetti degli incendi: alcune zone si riprenderanno, ma l’impatto sulle foreste pluviali rimarrà per sempre. 

“Ci chiedevamo dove fossero tutti gli animali, poi ci siamo resi conto che si trattava solo di piccoli mucchi di ossa: il fuoco bruciava così intensamente che le ossa si sbriciolavano. I cacatua sono una specie che gli scienziati temono siano stata devastate gli incendi: secondo le prime stime, più di un miliardo di animali sono stati uccisi, e più di 100 specie animali e vegetali a rischio hanno perso almeno la metà del loro habitat.

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