Australia: un rapporto svela le «squadre della morte»

| Un’inchiesta durata quattro anni ha accertato che tra il 2009 ed il 2013, le truppe d’élite dei “SAS” hanno ucciso senza motivo civili afghani. “È la prova che esiste una cultura distorta e violenta”

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Ci sono “prove credibili” che le forze d’élite australiane abbiano ucciso senza alcun motivo 39 persone durante la guerra in Afghanistan. È lo sconvolgente risultato di un’inchiesta dell’ADF (Australian Defence Force) durata quattro anni, necessari per accertare la cattiva condotta delle forze militari. Nel rapporto si specifica che 19 militari, alcuni ancora in forza all’esercito, dovrebbero essere sottoposti a indagini da parte della polizia per le uccisioni arbitrarie di “prigionieri, contadini e civili” tra il 2009 e il 2013.

L’inchiesta, condotta dal giudice militare Paul Brereton, ha coinvolto più di 423 testimoni, 20mila documenti e 25mila immagini, finendo per delineare una “cultura guerriera” che serpeggia incontrollata in alcuni reparti militari. Le prove, definite schiaccianti, parlano del “blooding”, un “battesimo del sangue” a cui erano sottoposte le reclute, che per dimostrare fedeltà alla squadra dovevano sparare a prigionieri inermi e spesso innocenti. Le uccisioni venivano insabbiate sistemando armi e ordigni vicino ai corpi, per simulare una legittima difesa.

Secondo il rapporto, 25 soldati dei reparti “SAS (Special Air Service) avevano deciso di trasformarsi in giudici e boia partecipando in modo più o meno attivo a uccisioni del tutto illegali in almeno 23 diversi occasioni: secondo il generale Angus Campbell, capo dell’ADF, “nessuno di questi incidenti può essere definito come atto avvenuto in battaglia. Il rapporto rileva che una cultura violenta è stata abbracciata e amplificata da alcuni sottufficiali esperti che godevano di carisma e influenza sulle truppe”.

L’inchiesta è stata condotta a porte chiuse, il che significa che finora sono stati riportati pochi dettagli, ma la reazioni non si sono fatte attendere: “Se vogliamo affrontare la verità su quanto è accaduto, dobbiamo prima accettare un’altra sconcertante verità: l’esistenza di una cultura distorta e violenta che si è radicata all’interno dell’ADF”.

A richiedere formalmente l’avvio dell’inchiesta era stato il governo afghano, che aveva ricevuto rassicurazioni dall’Australia. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha riferito che il premier australiano Scott Morrison ha voluto esprimere il suo “più profondo dolore” per i risultati dell’inchiesta.

Una vicenda che ricorda da vicino quella di un gruppo di militari americani che proprio in Afghanistan, fra il 20089 e l’anno successivo, si era reso responsabile di esecuzioni sommarie di civili nel distretto di Maywand. La vicenda era stata raccontata nel film “The Kill Team”.

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