Corea del Nord: “In arrivo un regalo di Natale”

| Un messaggio inviato agli Stati Uniti sta mettendo in allarme le difese e le intelligence di mezzo mondo. Si teme il lancio di un satellite, con la stessa tecnologia delle testate nucleari a lunga gittata: un avvertimento chiaro

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Gli analisti e l’intelligence americana sono al lavoro per decifrare il misterioso annuncio partito dalla Corea del Nord e diretto agli Stati Uniti: “Vi stiamo preparando un bel regalo di Natale”.

Una minaccia criptica dall’aria sinistra e preoccupante che è stata in parte confermata da un comunicato a firma di Pak Jong-chon, capo di Stato maggiore della “Korean People’s Army”, giunto poche ore dopo la nota in cui si annunciava il lancio di razzi a lungo raggio per “rafforzare la difesa contro la minaccia nucleare degli Stati Uniti”.

Non appaiono, al momento, Kim Jong-un e Donald Trump, i due leader che si sono incontrati tre volte tentando di raggiungere un accordo che in cambio di una minore stretta delle sanzioni internazionali e un miglioramento dei rapporti diplomatici avrebbe obbligato il paese asiatico a diminuire l’uso di armi nucleari. Un accordo che al momento non c’è, e che in Corea del Nord è vissuto con un certo nervosismo: al punto da poter decidere di mostrare nuovamente i muscoli per attirare l’attenzione un po’ affievolita del presidente Trump e arrivare ad una firma sui trattati.

Secondo gli esperti il passo più probabile del regime coreano sarà il tentativo di lanciare un satellite in orbita. I media locali esaltano il “test cruciale” condotto con il lancio del satellite “Sohae” da un sito che il regime aveva promesso di smantellare durante i colloqui con gli Stati Uniti. 

Ufficialmente, Pyongyang sostiene che il suo programma spaziale abbia scopi pacifici e scientifici: Kim ripete spesso di voler costruire “una nazione socialista prospera e potente” attraverso un’economia autosufficiente basata su scienza e tecnologia. Ma il lancio di un satellite utilizza la stessa tecnologia utilizzata per un missile balistico nucleare: questo, gli esperti di tutto il mondo lo sanno bene.

“Devono ancora dimostrare la capacità di trasportare un grande carico nell’atmosfera, requisito fondamentale per il loro programma militare - ha commentato Evans Revere, esperto della realtà coreana del Dipartimento di Stato - la comunità internazionale non dovrebbe essere sorpresa se il lancio di satelliti sia in realtà una dimostrazione della proprie capacità offensive. Il messaggio inquietante trasmesso agli Stati Uniti sarebbe che la Corea del Nord ha effettivamente la capacità di colpire il suolo statunitense con un’arma nucleare”.

Qualcosa di simile era già avvenuta nel 2012, quando Pyongyang e Washington avevano siglato una moratoria sui missili balistici e sui test nucleari, oltre alla chiusura dell’impianto nucleare di Yongbyon, per ottenere in cambio diverse centinaia di tonnellate di aiuti alimentari. Ma nell’accordo non si parlava dei lanci di satelliti.

Dopo che il vertice di Hanoi fra Trump e Kim dello scorso febbraio si era concluso bruscamente e senza un accordo, il presidente ha assicurato che Kim gli avesse dato una garanzia verbale di “non avere intenzione di effettuare altri test di razzi, missili o di qualcosa che abbia a che fare con il nucleare”. Adam Mount, membro anziano della Federation of American Scientists, è convinto che questa discrepanza mostri ancora di più la ragione per cui Washington avrebbe dovuto spingere per un “congelamento dei test nucleari e missilistici preciso e quantificato, che avrebbe fornito le basi per la negoziazione. Non è stato così, e nel corso di quest’anno la Corea del Nord ha costantemente aumentato la pressione verso gli Stati Uniti, per costringerli a capitolare nei negoziati. Ma l’amministrazione Trump ha ignorato i segnali ed è solo nelle ultime due settimane che i funzionari si sono svegliati e capiscono di dover affrontare una potenziale crisi”.

Nel 2017, Pyongyang definiva il primo lancio di prova di un “ICBM” (una testata nucleare progettata per colpire in tutto il pianeta) un “regalo” per Washington. “Se si guarda alla storia di Kim Jong Un, è chiaro che diventa più provocatorio quando il mondo smette di prestargli attenzione”, ha detto Ami Bera, il presidente della sottocommissione per gli Affari Esteri della Camera per Asia e Pacifico. Ma il regime di Kim sa anche che l’uso di un’arma nucleare sarebbe vista come una grande provocazione da parte del mondo intero, incluso il suo principale alleato, la Cina. “Se la Corea del Nord vuole avere un sollievo dalle sanzioni, test e provocazioni non sono la strada migliore da seguire”.

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