Dateci Bitcoin, vi daremo del pollo

| Non è un offesa, ma un’offerta commerciale lanciata via Twitter dalla filiale canadese della catena fast-food KCF: si accettano pagamenti con criptovaluta

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Per qualcuno sono un business e per altri una bufala epocale, ma per la maggior parte del mondo l’equivalente di un punto interrogativo. Ma dal colosso fast-food “KFC”, l’impero americano basato sul pollo fritto del Kentucky, arriva un’occasione per trasferire la criptomoneta dalla bocca all’apparato digerente di tutti. O per lo meno, di coloro che in Canada vorranno approfittare del “Bitcoin Bucket”, uno speciale secchiello che racchiude 10 tender, due filetti di pollo, patatine fritte waffle, salse e contorno: il tutto alla modica cifra di un Bitcoin.

L’idea, lanciata via Twitter con lo slogan “Forse non sappiamo esattamente cosa siano e come funzionano, ma questo non si metterà sicuramente tra voi e un pollo buono da leccarsi le dita”, non è però una novità assoluta sull’interesse con cui il velocissimo mondo del fast-food guarda alle valute del futuro. Qualche mese fa, la filiale di “Burger King” aveva addirittura lanciato la propria criptovaluta, il “Whoppercoin”, subito accantonata perché veicolo potenzialmente utile per riciclare denaro di provenienza sospetta.

Il mistero Bitcoin

Sale e scende, come la marea: ai primi giorni di ottobre dello scorso anno, pochi mesi fa, un Bitcoin valeva 235 dollari, diventati 334 poche settimane dopo e oggi svalutati della metà del valore. Il timore è proprio questo, l’estrema inaffidabilità delle monete virtuali, da scambiare via internet senza alcun controllo centrale. Ogni risparmiatore, sempre che il termine valga ancora, ha la facoltà di costruirsi in completo anonimato il proprio “wallet”, il portafoglio, protetto da sistemi di sicurezza informatica con codici che arrivano a superare le 10 cifre.

Se si tratti della moneta del futuro o meno è presto per dirlo, ma uno scossone alla supremazia delle banche c’è, e si fa sentire. In America, le colonnine bancomat per tramutare monete elettroniche in dollari veri sono ormai un centinaio, contro le quasi settanta del Canada e le sei presenti attualmente in Italia. Lo stesso vale per negozi ed attività commerciali: sempre di più, anche se la scelta finisce per fare notizia, sono quelli scrivono in vetrina di accettare pagamenti in moneta elettronica.

La più celebre si chiama “Bitcoin”, nasce nel 2009 da un anonimo inventore, celato dallo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Nel 2012, il controvalore dell’economia Bitcoin era calcolato in 140 milioni di dollari americani, salito un anno dopo a 1,4 miliardi fino ad arrivare pochi mesi dopo a quota sei miliardi.

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