Dove insegnano la felicità

| È andato esaurito in poche ore un corso dell’Università di Yale che insegna a guardare la vita con positività

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Di Germano Longo
Una cosa così non si era mai vista, nei 317 anni di vita dell’Università di Yale, prestigiosa culla di cultura che ha allevato premi Nobel e Pulitzer, inventori, industriali e ben cinque presidenti degli Stati Uniti. Mai successo prima, che un solo corso fosse sommerso dalle richieste di iscrizione in poche ore, come i biglietti di un concerto degli U2.

Il motivo di tanto successo si chiama “Psycology and the Good Life”, più o meno come imparare ad essere felici. Un desiderio comune al genere umano, a cui i più grandi nomi della letteratura, del cinema e della poesia hanno dedicato così tante opere da poter riempire intere biblioteche parlando di felicità perse o incontrate.

Ma soprattutto, e questo è forse il segnale più importante da cogliere, emerge in modo prorompente il desiderio dei giovani di imparare a vivere in modo diverso dalle generazioni che li hanno preceduti, godendosi la vita, anche se la crisi (eccetera) consigliano profilo basso e facce meste.

A Yale è bastato affiggere nei corridoi l’annuncio del corso per veder piombare 300 iscritti, diventati 900 tre giorni dopo, e poi giù fino a completare i 1.200 posti disponibili. Un terzo degli iscritti al triennio di Yale.

Due lezioni a settimana tenute da Laurie Santos, giovane docente del “Department of Psycology”, che al “New York Times” ha spiegato: “Dopo gli anni delle superiori, trascorsi a mettere in secondo piano la felicità, gli studenti vogliono imparare a guardare la vita con un sorriso”. Il ciclo sulla felicità nasce anche da un preoccupante studio del 2013, in cui si evidenziava che oltre la metà degli studenti dei corsi di laurea di primo livello fa ricorso a cure e supporti mentali.

Materie del corso l’analisi dei cambiamenti necessari, il miglioramento delle prestazioni, le armi per combattere lo stress e come imparare a guardare la vita con ottimismo.

Secondo Martin Selingman, padre della psicologia positiva, il 60% della felicità è una questione genetica, e solo il 40 che avanza dipende invece da ognuno di noi. Eppure, secondo una ricerca dell’Università di Harward, la felicità è contagiosa: chi vive accanto ad una persona felice ha il 25% di probabilità in più di diventarlo anche lui.

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