Due milioni di abitanti di Hong Kong accusano disturbi mentali

| Il calcolo per valutare l’impatto delle violente proteste degli ultimi mesi, ma la stima è per difetto, visto che non include i minori di 18 anni, che in realtà rappresentano la parte più cospicua

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Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista medico-scientifica “The Lancet”, quasi 2 milioni di abitanti di Hong Kong, circa un terzo della popolazione adulta, accusano sintomi di disturbo post-traumatico da stress. Tra il 2009 e il 2019, in quello che ritengono sia stato il più grande e approfondito studio al mondo sull’impatto dei disordini sociali sulla salute mentale, i ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno intervistato 18.000 persone, e negli ultimi mesi il 32% dei soggetti interpellati ha ammesso di aver accusato stati d’ansia, attacchi di panico, insonnia, irritabilità e incubi notturni persistenti.

Le proteste di Hong Kong sono esplose lo scorso giugno a causa della legge sull’estradizione che avrebbe permesso ai sospetti di qualsiasi crimine di essere trasferiti e giudicati nella Cina continentale. Da allora le manifestazioni si sono evolute in un più ampio movimento a favore della democrazia che chiede maggiori libertà civili. Ma più le proteste continuavano, più diventavano violente: oltre 16.000 cariche di gas lacrimogeni sono state lanciate dalla polizia, e 7.000 persone sono state arrestate.

Dei 7,5 milioni di abitanti di Hong Kong, 6,3 milioni sono adulti: rispetto al 2009, quando è iniziata la ricerca, lo studio ha rilevato che quasi due milioni di persone denunciano sintomi di “PTSD”, e quasi 600mila presentano forme di depressione a vari livelli.

“La metropoli, per quanto all’avanguardia, non ha le risorse necessarie per affrontare questo eccessivo carico di problemi di salute mentale - ha commentato il professor Gabriel Leung dell’Università di Hong Kong, che ha co-diretto la ricerca - con la metà della capacità psichiatrica pro capite del Regno Unito, e i tempi medi di attesa ambulatoriale del settore pubblico, che possono arrivare fino a 64 settimane, è fondamentale migliorare l’assistenza sociale per fare in modo che chi ne avverta il bisogno possa accedere a servizi di alta qualità”.

Lo studio riconosce i propri limiti, affermando che i risultati si limitano a fornire una finestra di osservazione piuttosto che individuare causa ed effetto del fenomeno. E non si esclude nemmeno che i risultati possono sottostimare la realtà entità dei problemi mentali perché non includono individui di età inferiore ai 18 anni, che in realtà costituiscono una parte sostanziale dei manifestanti.

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