Eclisse del Secolo Usa stregati dopo trentotto anni di attesa

| Dirette tv e social mobilitati. Come gli americani hanno vissuto uno degli eventi più emozionati dell'anno

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CAROLINA DEL SUD 
Reportage
di Germano Longo
Tutti con il naso all'insù, dall'Oregon al South Carolina, per la "Great American Eclipse": qualcuno, lesto con i numeri, ha calcolato in circa 200 milioni le persone incantate dall'eclisse del secolo, quella che dopo 38 anni di digiuno ha riportato il buio di giorno in tutta l'America. Altri più prosaicamente, hanno fatto calcoli diversi e decisamente più terreni: il meraviglioso coast to coast della "Solar Eclipse 2017" è costato al paese circa 700 milioni di dollari. Tanti sono i minuti persi dai lavoratori che, per circa un quarto d'ora a testa, hanno mollato la scrivania per dire l'ho vista, anzi no, non ho visto più niente perché era buio.

Ma va bene così: per un giorno - forse meno, appena qualche ora - la luna che passa davanti al sole è riuscita a far dimenticare i problemi di un paese talmente avanti da dare l'impressione di voler indietreggiare, almeno ogni tanto. Oggi, 21 agosto 2017, sui giornali e sui TG poco spazio alle proteste, alle statue sudiste protette giorno e notte, al cordoglio per la morte di Jerry Lewis e perfino al "Russiagate" che toglie il sonno a Trump. Anche lui, insieme a Melania, ha alzato il ciuffo al cielo, lasciandosi fotografare sul balcone della White House, intento a guardare un evento di portata storica con tanto di occhialini d'ordinanza. 

L'America, come per il "Superbowl", il giorno del ringraziamento e Natale, si è fermata: che detto così, fa un po' impressione. Ma l'attesa si era fatta spasmodica da giorni, con le interstate piene di camper (e che camper!), in viaggio per le località in cui il buio promesso era totale. Posti che hanno fatto affari d'oro e si rammaricano un po' che sia finita così in fretta: su tutti la "Wind River Country", riserva indiana del Wyoming, dagli esperti indicato come il luogo in cui il sole avrebbe smesso totalmente di fare luce.

Il tutto per un paio minuti appena, perché a conti fatti, in un'ora e mezza la luna ha coperto il sole macinando circa 4.000 km, ad una velocità calcolata di 2.600 km all'ora. A fomentare l'attesa, in prima fila, i cervelloni della "Nasa", che hanno messo in campo uomini e mezzi pur di assicurare la diretta anche ai pochi americani rimasti fuori dal corridoio dell'ombra. Dall'altro lato quelli di "Google", che insieme all'Università di Berkley hanno creato la "Eclipse Megamovie Project", una piattaforma e un'application create appositamente. E di seguito il network di "USA Today", in accordo con Instagram,  "Weather Channel", che al contrario ha organizzato la diretta con Twitter, e la "CNN", che ha preferito Facebook. Insomma, l'ennesimo business, questa volta sotto forma di occhialini che vendevano ovunque, magliette ricordo, bandierine e gadget di ogni sorta, compreso il kit del perfetto cacciatore di eclissi: sdraio, binocolo, tavolo, protezioni solari, cappelli, occhialini, connessione in rete, barbeque, birra e salsicce.

Scientificamente, comunque il motivo c'era tutto: se è vero che da quasi quarant'anni un'eclisse totale di sole non toccava anche gli States, è altrettanto vero che per ritrovare un evento simile limitato al solo territorio americano bisogna correre indietro fino al 13 giugno 1257, quando l'America era ancora da inventare. Bei tempi.


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