El Mencho scioglie i nemici nell'acido

| L'erede del Chapo Guzman è ul gelido managere e uno spietato assassino. Il nuovo capo del cartello di Sinaloa è docile con il potere e un macellaio con i nemici. L'uomo più ricco del Messico. Taglia Usa sulla sua testa

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E’ il 18 agosto 2016. Ivan, 35 anni, e Jesus Alfredo Guzman, 29 anni, hanno organizzato una festa di compleanno senza badare a spese. Per Ivan che compie 36 anni hanno prenotato per 15 persone al ristorante di lusso La Leche di Puerto Vallarta. Sono figli dell’ancora temibile El Chapo Guzman, blindato in un carcere Usa da qualche anno, l’ex numero 1 dei cartelli messicani della droga. Sei uomini e nove giovani donne, ingioiellate quanto basta, borse e scarpe firmate e auto di lusso nel parcheggio.Champagne e musica latina, i guardaspalle discretamente nell’ombra. Ma un commando di sei uomini armati di fucili automatici irrompe nel locale e in meno di due minuti rapiscono i figli de El Chapo senza sparare un colpo. Con loro anche gli altri uomini del gruppo. Imbarcati sui Suv dai vetri neri e spariti a loro volta nella notte. un segnale spietato e crudele dell’erede di Guzman: Rubén Oseguera Cervantes, detto El Mencho. E’ un ex dirigente della polizia di stato Jalisco, ha trascorso tre anni in una prigione degli Stati Uniti per aver venduto eroina, comanda il cartello più efferato, dove i nemici vengono fatti sparire in vasche d’acido, ed è l’uomo più ricco del Messico grazie al Jalisco New Generation Cartel, o CJNG. El Mencho è stato accusato da una corte federale a Washington di traffico di droga, corruzione e omicidio, e una taglia di $ 5 milioni ora pende sopra la sua testa, più una seconda decisa dal governo messicano di 2 milioni di dollari per chiunque lo faccia catturare vivo o morto. E per lui si è pronta una condanna all’ergastolo. E’ in cima alla black list americana.

La CJNG nasce nel 2013 dalla fusione di cartelli minori dell’area di Sinaloa. “El Mencho” ha spazzato via i concorrenti uccidendolo loro e i loro uomini senza pietà, senza risparmiare le donne dei clan, ma ha già ottenuto risultati, quindi ha dovuto aspettare una generazione a Sinaloa. Controlla le vie della droga in decine di paesi, dalla Bolivia alla Colombia, con un brain trust nei grattacieli di Panama, opera in  sei continenti e controlla metà del territorio del paese, comprese le coste e i confini. Il procuratore generale della Repubblica, Raúl Cervantes, lo ha descritto come il cartello più diffuso nel paese. La CNGJ è specializzata nella metamfetamina, con margini di profitto più elevati rispetto alla cocaina o all’eroina, detta anche crystal o meth. El Mencio la invia a tonnellate in Europa e Asia, assai meno negli Stati Uniti e ora ha un patrimonio stimato in 20 miliardi di dollari. I  cartelli Zeta, i suoi ex rivali, specialisti in mutilazioni e decapitazioni, sono stati decimati da conflitti interni e soprattutto dalla cattura dei loro leader.

El Mencho, nei suoi territori vuole la pace. Che tutto appaia normale, non intralcia le attività economiche legali, ha ridotto il numero degli assassini, diciamo così fuori dal contesto dei narcos, mentre sono triplicati i delitti all’interno del cartello. Non tollera né dissensi, né idee autonomiste. Il suo potere è un monolite che non ammette alcune forma di devianza. Dall'arresto del Chapo nel gennaio 2016, il tasso di omicidi è aumentato di oltre il 20%, con 20.000 omicidi solo l'anno scorso. Più che in Iraq o in Afghanistan. Il processo di assestamento firmato CNGJ ha prodotto un fiume di sangue. A Veracruz, a Colima, dove la GNCJ sotto il controllo dei cartelli di Sinaloa, fosse comuni e i lugubri capannoni dove il boss smaltisce le salme dei morti eccellenti in vasche colme d’acido.

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