ETIOPIA E INDONESIA
SCIAGURE GEMELLE
La lotta dei piloti con i pc di bordo

| Sorprendenti analogie tra i due incidenti costati la vita a centinaia di persone. Precipitati dopo il decollo, i sistemi spingono gli aerei verso il basso. Il pilota del volo JT610 tentò per 26 volte di raddrizzare il Boeing

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MICHAEL O'BRIEN

Il pilota del Boeing 737 Max 8 indonesiano della Lion Air lottò strenuamente con il pc di bordo che si ostinava a inclinare il muso dell’aereo di 45 gradi, pochi minuti dopo il decollo. Poi la macchina ebbe la meglio e 188 persone morirono. Gli esperti ora sono convinti che sia stato un problema di analisi della velocità: i sistemi di controllo entrano in azione quando ritengono ci sia un imminente pericolo di stallo in fase ascensionale, in base ai dati inviati dai sensori esterni, e così obbliga l’aereo a puntare verso il basso per risolvere la situazione di emergenza. Ma quell’emergenza non c’era. Il pilota, per ben 26 volte, cercò invano di correggere l’errore, in una strenua lotta con il pc e alla fine non ci riuscì, nonostante avesse tentato di inserire più volte il sistema manuale. L’aereo si infilò in mare uccidento  morti, equipaggio e passeggeri. Il 14 gennaio furono recuperate dai fondali le scatole nere e il responso fu chiaro: un errore dei sistemi automatici di controllo del volo. I dati del jetliner che si è schiantato nel Mare di Giava dimostrano infatti che i piloti avevano ingaggiato con il cockpit una lotta disperata per salvare l'aereo quasi dal momento in cui era decollato, dato che il muso del Boeing 737 era stato ripetutamente spinto verso il basso dal sistema automatico che riceveva letture errate dei sensori. Le informazioni del registratore di dati di volo, contenute in un rapporto degli investigatori indonesiani, documentano quel fatale tiro alla fune tra uomo e computer, convinto di rimediare a una manovra sbagliata, con l'aereo costretto pericolosamente verso il basso per 26 volte durante gli 11 minuti di volo. I piloti erano riusciti a correggere la traiettoria già diverse volte, sino a perdere il controllo, mentre l'aereo, Lion Air Flight 610, precipitava nell'oceano a 450 miglia all'ora. Sembra l’esatto tragico copione della sciagura del volo etiope.

BOEING CHIUSI NEGLI HANGAR

Etiopia e Cina hanno intanto fermato i Boeing 737 Max4 e 8 poiché due incidenti con centinaia di morti in pochi mesi è un dato che non può essere ignorato, ma non l’Italia che - tra l’altro - sta per mettere in linea 20 aerei dello stesso tipo, appena acquistati, nelle flotte delle compagnie aeree. Lo schianto del velivolo dell’Ethiopian Airlines, con 157 morti di 33 nazionalità (otto italiani) ricorda troppo da vicino la tragedia di Giakarta. Anche in quel caso aereo nuovo, ultrasofisticato, con un'avanzatissima “guida automatica”, equipaggio collaudato ed affidabile, condizioni meteo perfette. Lo schianto di ieri è avvenuto 6 minuti dopo il decollo, quello indonesiano 13. I piloti del volo JT610, prima del decollo, avevano segnalato ai tecnici un problema nel cockpit, ma dopo un sopralluogo dei tecnici era stata data l'autorizzazione al volo. Pochi minuti dopo il pilota aveva chiesto alla torre di controllo di rientrare (esattamente come il suo collega etiope), poiché l'aereo non rispondeva più ai comandi. Tra le vittime Andrea Manfredi: 26 anni, abitava a Massa con la famiglia e stava realizzando il sogno di diventare un manager nella produzione di biciclette hi-tech, era l'unico straniero a bordo. Il Boeing 737 MAX8 era era partito da Jakarta, la capitale, diretto alla città di Pangkal Pinang, al largo dell'isola di Sumatra.

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