Europei piangono, russi annientano l'Isis

| In Italia le salme dei nostri connazionali uccisi a Barcellona. Ad Aleppo i jet di Putin distruggono quel che resta delle milizie di Daesh

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Le salme delle vittime italiane della cellula Isis di Barcellona sono rientrate in Italia, accolte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalle più alte cariche dello Stato. Così le vittime degli altri Paesi coinvolti, Spagna, Germania, Belgio, Australia, Usa e Germania. A Barcellona la polizia ritiene le indagini sui terroristi di Ripoll, cittadina di 11 mila abitanti ai piedi dei Pirenei, con una comunità islamica formata da 650 persone, "a buon punto". I giudici intanto hanno scarcerato per mancanza di indizi il fratello di uno dei "martiri" uccisi a Cambrils dai "Mossos d'Esquadra" per mancanza di indizi e sta valutando la posizione del titolare del Phone Center dove si riunivano capi e gregari in vista dell'attentato. Che doveva essere ben diverso da quello che è poi accaduto: un attacco con auto-bombe a uno dei simboli della Cristianità, La Sagrada Familia. Qui l'Imam guida e coordinatore dei terroristi ragazzini voleva farsi saltare provocando centinaia di morti. Nel manipolare gli esplosivi nella base-arsenale di Alacanar, l'Imam è rimasto polverizzato nello scoppio accidentale e i superstiti hanno puntato al piano B. il raid sulla Ramblsa e un secondo nella località balneare di Cambrils. Otto sono stati uccisi dalla polizia, quattro gli arrestati di cui uno s'è già pentito e collabora con gli investigatori. 

Russia: uccisi ad Aleppo 250 miliziani Isis

Ma, mentre in Europa scorrono le immagini di un dolore condiviso per le vittime della follia islamica a cui non ci abitueremo mai, tra curiose prese di posizioni di alcuni soggetti politici italiani e francesi che quasi quasi hanno deprecato la durezza della relazione spagnola, l'esercito russo ha dato una risposta concreta ai sostenitori, occulti e palesi dell'Isis, in Europa e negli Stati Arabi che finanziano, da sempre, le formazioni terroristiche ed assassine. Le forze aeree russe hanno infatti annientato un convoglio dell'Isis diretto a una delle ultime roccaforti del Califfato, in fuga ormai ovunque, Deir-ez-Zor. Sono stati uccisi oltre 250 miliziani. In 5 giorni, mentre la cellula di Ripoll si preparava a colpire Barcellona, le operazioni russe, comunica la Tass, sono state 845 nel corso di 346 missioni che hanno impresso una svolta rovinosa alla fuga delle colonne Isis in cerca di rifugio. La martoriata provincia di Aleppo, ha annunciato senza toni trionfali il generale Serghei Rudskoi, capo dipartimento generale dello Stato maggiore russo, "sono stati liberati completamente dai miliziani un totale di 50 centri abitati e un'area di oltre 2700 chilometri quadrati".

La base di Deir ez-Zor distrutta dai Jet

I jet di Mosca, spiega il ministero della Difesa, hanno distrutto 27 pick up e alcuni blindati che trasportavano "armi di grosso calibro" e lanciagranate, compresi numerosi carri-armati. Aleppo fu occupata dai sicari di Al Baghdadi nel dicembre 2016 e la prima cosa che fecero fu una strage di centinaia di civili. Militari e funzionari siriani furono decapitati secondo l'orribile rito che hanno imposto in tutte le zone poste sotto il loro controllo. Prosegue lo scarno comunicato dello Stato Maggiore russo, passato quasi sotto silenzio da parte dei media occidentali: "L'aviazione russa ha distrutto l'ennesimo grande convoglio dei miliziani dell'Isis, che si stava dirigendo verso Deir ez-Zor, dove i terroristi internazionali stanno cercando di riorganizzarsi e di dar vita alla loro ultima roccaforte siriana". Poi: "La distruzione dello Stato Islamico in questa area diventerà la sconfitta strategica del gruppo terroristico internazionale in Siria", secondo gli strateghi militari di Mosca. Da Deir ez-Zor gli uomini in nero, con un'azione congiunta russo-siriana, saranno chiusi in una morsa. E da lì non potranno fuggire, come i loro emuli a Barcellona che, dopo avere investito e ucciso uomini, donne e bambini inermi, hanno cercato (invano) di nascondersi.
*L'Ateniese è lo pseudonimo di un importante analista di terrorismo internazionale  


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