Ex allenatore sudcoreano condannato per violenza sessuale

| Il caso Cho Jae-beom è forse solo la punta dell’iceberg dell’ambiente sportivo sudcoreano. Ad accusarlo di stupro diverse atlete, fra cui la campionessa di pattinaggio di velocità su pista Shim Suk-hee

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In Corea del Sud è uno scandalo che sta scatenando l’indignazione popolare: un ex allenatore di pattinaggio di velocità olimpico è stato condannato a 10 anni di galera per abusi sessuali. Cho Jae-beom, che ha allenato alcuni dei migliori campioni sudcoreani, nel 2018 è stato accusato di aggressione fisica e verbale da diversi pattinatori, tra cui l’ex medaglia d’oro Shim Suk-hee. Nel dicembre dello stesso anno, Shim ha rivelato che l’abuso è andato ben oltre quello che era stato rivelato inizialmente, accusando Cho di stupro e violenza sessuale. Accuse che hanno causato una tempesta all’interno del mondo sportivo sudcoreano, con diversi altri atleti che si sono fatti avanti, sia in modo anonimo che pubblico, per rivelare casi di abuso da parte degli allenatori.

“La recente serie di testimonianze sulla violenza nel mondo dello sport è una vergogna nazionale che è stata nascosta sotto l’immagine gloriosa della Corea come una potenza sportiva”, ha tuonato il presidente sudcoreano Moon Jae-in all’epoca.

Mentre Cho ha negato le accuse di violenza sessuale, giovedì un tribunale di Suwon lo ha dichiarato colpevole di diversi capi d’accusa, condannandolo a 10 anni e sei mesi di galera, oltre a 200 ore di riabilitazione. In una dichiarazione, il tribunale affermache Cho “ha aggredito e molestato sessualmente la vittima per anni e ha approfittato della sua incapacità di resistere dovuta alla sua posizione di autorità. L’accusato era in procinto di costruire una carriera come allenatore della squadra nazionale di pattinaggio di velocità su pista corta, ma dietro quell’immagine ha abitualmente violentato e molestato i suoi allievi minorenni per diversi anni”, ha detto la corte aggiungendo che Shim ha “subito gravi danni mentali a causa della continua violenza sessuale subita ai tempi dell’infanzia e dell’adolescenza”.

L’avvocato di Shim ha accolto con favore il verdetto: “La sentenza conferma che le azioni dell’imputato sono reati gravi che all’interno della nostra società non vanno tollerati nella nostra società”. Ha anche aggiunto che Shim “si augura che la sentenza di oggi aiuti le vittime a farsi avanti e che fatti come questo non accadano mai più”.

Secondo Park Seong-min, un deputato del Partito Democratico al potere, si tratta di una sentenza troppo clemente rispetto alla richiesta dei PM di 20 anni di galera. “L’ottusa sensibilità di genere della magistratura è deplorevole: la sentenza è un ‘buffetto’, rispetto ai crimini commessi da Cho”.

La commissione per i diritti umani della Corea del Sud sta portando avanti un’indagine, iniziata dopo le rivelazioni di Shim, su casi di abusi sessuali e fisici in 50 federazioni sportive. “La gravità delle aggressioni, comprese quelle sessuali, ha raggiunto un grado che non può più essere trascurato - ha commentato la presidente della commissione Choi Young-ae ai giornalisti – è un momento cruciale per stabilire un piano di miglioramento fondamentale e completo”.

Sempre questa settimana, un tribunale di Daegu ha condannato un ex medico della squadra di triathlon di Gyeongju a otto anni di carcere per violenza sessuale. Secondo il tribunale, Ahn Joo-hyeon avrebbe abusato di più atleti, tra cui Choi Suk-hyeon, morto suicida qualche tempo dopo. “Nel mondo dello sport, la gente pensa che la violenza e gli abusi siano naturali tra gli atleti”.

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