Gli eroi della grotta thailandese

| Pochi i nomi dei soccorritori resi noti dalle autorità, ma alcuni di loro hanno raccontato speranze e difficoltà. Hanno prestato la loro esperienza trasformando le operazioni di salvataggio in un’impresa globale

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Sono tutti in salvo: qualcuno è un po’ più debole degli altri, e adesso bisognerà pensare a riportarli alla vita piano piano, dopo quasi venti giorni trascorsi nel buio di una caverna.

Le disperate operazioni di salvataggio dei 12 ragazzi sono diventate un caso che ha commosso il mondo, portando all’ingresso della grotta di Tham Luang Nang Non uno spiegamento di forze internazionale. Sono centinaia i soccorritori, gli esperti e le aziende che hanno messo a disposizione delle autorità thailandesi la propria esperienza, con il solo scopo di unire le forze per portare fuori dall’incubo un gruppo di ragazzini che guidati dal loro allenatore si erano incautamente infilati nella grotta senza più riuscire ad uscirne.

Citarli tutti è impossibile, anche perché le autorità hanno preferito diffondere poche informazioni sulle nazionalità dei soccorritori e loro stessi hanno preferito mantenere un profilo basso, rifiutando clamore e interviste. Ma una cosa è certa: un posto di riguardo nelle operazioni di salvataggio spetta ai sub, coloro che hanno scortato uno per uno i ragazzi fuori dalla grotta guidandoli fra insidie e pericoli. Il loro supporto è stato fondamentale fin dall’inizio: è stato un piccolo gruppo di sub inglesi a individuare per primi i ragazzi nella grotta. Ma da quel momento, lo sforzo per tirarli fuori è diventata una questione globale, per una volta senza bandiere e senza interessi economici in ballo.

Di seguito un breve ritratto dei pochi soccorritori di cui si conosce l’identità: a tutti gli altri, rimasti nell’ombra, un sentito grazie da parte del mondo intero.

Saman Kuman

Il primo nome da citare, doverosamente, è quello di Saman Kuman, l’unica vittima di un incubo che ha sfiorato la tragedia. Ex ufficiale dei “Navy Seal” thailandesi, 38 anni, è morto per mancanza di ossigeno mentre stava sistemando le bombole di ricambio lungo il tragitto verso l’uscita dalla grotta. Per tutti è un eroe che ha sacrificato la propria vita pur di salvare undici ragazzini spaventati.

John Volanthen e Richard Stanton

La voce di Volanthen è la prima che i ragazzi hanno sentito nella grotta, dopo giorni di silenzio. Esperti di speleologia subacquea, britannici, insieme al collega Robert Harper sono tati convocati dalle autorità thailandesi, arrivando sul posto tre giorni dopo la scomparsa della squadra di calcio. Volanthen è un consulente informatico, Stanton un ex vigile del fuoco ed entrambi fanno parte del “South and Mid Wales Cave Rescue Team” con cui hanno preso parte a numerose operazioni di salvataggio in Messico, Francia e Norvegia.

Richard Harris

Arrivato da Adelaide, Australia, è un medico con decenni di esperienza subacquea specializzato nelle operazioni di soccorso. È colui che ha dato il via libera alle operazioni di soccorso, dopo essersi sincerato delle condizioni di salute dei ragazzi nella grotta: è rimasto al loro fianco tutto il tempo.

Ben Reymenants

Di origine belga, gestisce un diving center a Phuket. Probabilmente faceva parte del team che per primo ha individuato i ragazzi.

Claus Rasmussen

Danese, da diversi anni in Thailandia, lavora per diversi diving center. 

Mikko Paasi

Finlandese, gestisce un diving center sulla piccola isola thailandese di Koh Tao. Il 2 luglio scorso, il giorno in cui i ragazzi e il loro allenatore sono stati trovati, la moglie di Mikko ha postato su Facebook la notizia che il marito stava raggiungendo la grotta per unirsi alle operazioni di salvataggio.

Ivano Karadzic

Danese, vive a Koh Tao da qualche anno: gestisce un diving center. Ha raccontato alla BBC la paura di aver visto il primo ragazzo accompagnato da un sub avvicinarsi verso di lui da lontano: per qualche istante ha temuto si trattasse di una vittima.

Erik Marrone

Canadese, è un istruttore subacqueo di Vancouver, ha fondato in Egitto il “Team Blue Immersion”, una scuola tecnica di immersioni. Martedì sera ha scritto su Facebook di aver fatto sette missioni subacquee in nove giorni, accumulando 63 ore all'interno delle grotte di Tham Luang.

I Thay Navy Seal

L’unità dei corpi speciali thailandesi è stata fondamentale per la riuscita delle operazioni di salvataggio. Pochi i nomi trapelati, fra cui quello di Pak Loharnshoon, medico rimasto al fianco dei ragazzi fino all’ultimo.

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