Hong Kong, 53 attivisti dell’opposizione arrestati

| Nella più dura rappresaglia messa in atto dalla nuova legge sulla sicurezza è stato arrestato anche un avvocato americano. Il caso potrebbe scatenare nuove tensioni fra Washington e Pechino

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La mano dura di Pechino si abbatte sulle proteste di Hong Kong, dove 53 attivisti dell’opposizione sono stati arrestati con l’accusa di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale: secondo i media internazionali, è la più dura rappresaglia mai messa in atto dall’imposizione della legge ad oggi.

Dei 53 arrestati, almeno sei sono stati fermati per aver organizzato e pianificato le elezioni primarie dello scorso luglio, mentre le restanti 47 devono rispondere di complicità. Parlando ai giornalisti, un portavoce della polizia ha detto che “l’indagine è ancora in corso, e possiamo escludere l’arresto di altre persone”, aggiungendo che più di 1.000 agenti sono stati coinvolti nell’operazione, con perquisizioni in 72 località e oltre 200mila dollari di beni confiscati.

Le elezioni sono state rinviate a causa della pandemia, ma non prima che diversi candidati fossero esclusi d’ufficio dalle autorità e che fossero lanciati avvertimenti alla popolazione: coloro che partecipavano alle primarie violavano la legge sulla sicurezza. “Con il sostegno di forze esterne, i gruppi e i leader dell’opposizione hanno deliberatamente ideato piani per tenere le cosiddette “elezioni primarie” che rappresentano una grave provocazione all’attuale sistema elettorale e hanno causato gravi danni all’equità e alla giustizia”, ha commentato all’epoca l’Ufficio di collegamento, il principale rappresentante di Pechino nella città.

John Lee, segretario alla sicurezza di Hong Kong John, ha riferito che l’operazione di polizia ha preso di mira solo “elementi attivi” alle primarie, per bloccare coloro che stanno cercando di “paralizzare il governo di Hong Kong mobilitando rivolte su vasta scala per causare disordini che, in caso di successo alle urne, provocherebbe gravi danni alla società”.

Tra gli arrestati vi sono molti ex legislatori, attivisti e consiglieri distrettuali di spicco, fra loro anche un avvocato americano, John Clancey, primo cittadino straniero ad essere arrestato in base alla legge sulla sicurezza nazionale. Il Consolato degli Stati Uniti a Hong Kong ha preferito evitare commenti, ma la detenzione di Clancey potrebbe rappresentare un’importante questione diplomatica per Washington che va ad incastrarsi nei rapporti già molto tesi tra USA e Cina.

Su Twitter Anthony Blinek, il candidato alla carica di Segretario di Stato del Presidente eletto Joe Biden, ha dichiarato che “gli arresti di dimostranti filodemocratici sono un assalto a coloro che sostengono coraggiosamente i diritti universali. L’amministrazione Biden-Harris si schiererà al fianco della popolazione di Hong Kong contro la repressione della democrazia da parte di Pechino”.

Gli arresti segnano la più drammatica e travolgente escalation della legge sulla sicurezza nazionale dalla sua introduzione dello scorso anno. La legge criminalizza la secessione, l’eversione, il terrorismo e la collusione con le potenze straniere, reati punibili con pene che arrivano all’ergastolo. L’ex legislatrice Emily Lau ha descritto il giro di vite vergognoso e ridicolo: “Come può la gente che partecipa alle elezioni primarie per selezionare i propri candidati essere considerata sovversiva? Questo è un palese tentativo di intimidire gli attivisti e di mettere in guardia la gente dal fare libera attività politica”.

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