Hong Kong, condannati gli attivisti pro-democrazia

| Un tribunale li ha ritenuti colpevoli di aver organizzato la grande protesta di piazza del 2019: rischiano fino a cinque anni di reclusione

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Un tribunale di Hong Kong ha condannato il magnate dei Jimmy Lai e altri otto attivisti per un’assemblea non autorizzata al culmine delle proteste del 2019.

L’elenco deli imputati include il “padre della democrazia di Hong Kong” Martin Lee e i veterani Albert Ho e Lee Cheuk-yan, accusati di aver organizzato e partecipato a una protesta pacifica vietata dalla polizia il 18 agosto 2019. Tutti, tranne Au Nok-hin e Leung Yiu-chung, si sono dichiarati non colpevoli.

La sentenza è stata letta da giudice Amanda Woodcock, aggiungendo che l’entità della condanna sarà comunicata in seguito: le accuse comportano una pena massima di cinque anni di reclusione.

La decisione segue un processo durato 20 giorni, uno dei tanti che intendono punire i disordini che hanno scosso la città nel 2019. Nel giorno in questione, secondo gli organizzatori 1,7 milioni di manifestanti hanno marciato da Victoria Park a Central per chiedere una maggiore responsabilità del governo e un’indagine indipendente sulla brutalità della polizia.

Audrey Eu, uno deli avvocati di Lai, ha sostenuto in tribunale la tesi secondo cui la polizia non dovrebbe avere il potere di vietare le proteste pacifiche perché questo viola il diritto costituzionale della libertà di riunione. La massima corte di Hong Kong ha replicato sostenendo la piena legalità delle azioni di polizia nel vietare le proteste per proteggere l’interesse pubblico, citando “motivi validi e argomentabili” a carico degli imputati.

Poco prima della lettura della sentenza, l’attivista pro-democrazia Lee Cheuk-yan ha ringraziato gli abitanti di Hong Kong per il loro sostegno e li ha invitati a continuare la lotta. “Continueremo a marciare, non importa cosa ci sia nel futuro. Noi crediamo nel popolo di Hong Kong”. Un altro imputato, “Longhair” Leung Kwok-hung, ha ripetutamente intonato in aula “la protesta pacifica non è un crimine”, un canto a cui si è unita anche la folla radunata all’esterno.

Lai, che possiede il tabloid pro-democrazia “Apple Daily” ed è fortemente critico verso Pechino, è stato tenuto in custodia per mesi. Il verdetto arriva giorni a pochi giorni di distanza dalla decisione di Pechino di approvare una nuova legge elettorale per Hong Kong che limiterà drasticamente la capacità degli abitanti di eleggere i propri leader, segnando la fine dell’opposizione filodemocratica della città.

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