I 10 KILLER DI REGENI

| Il punto sulle indagini dopo l'ultima lista degli agenti segreti egiziani coinvolti nel sequestro e nell'uccisione del ricercatore italiano

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Di Germano Longo
Anche se le notizie sulle indagini degli investigatori italiani sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso in Egitto nel gennaio 2016, filtrano lentamente, il dossier sui presunti responsabili di questo delitto atroce ogni giorno si arricchisce di indizi nuovi. Una fonte ci riporta nei primi mesi del 2017, quando fu chiesto alle autorità del Cairo informazioni su ruolo e posizioni al momento del fatto di 26 persone. "Ora sappiamo molto di più - spiega - l'elemento chiave è il tabulato del telefono dell'ambulante che era in contatto con Giulio, con cui ebbe uno delle ultime conversazioni prima di essere rapito. Lui ammise di avere informato la polizia dei suoi sospetti in merito al ruolo del ricercatore e qui ci sono le premesse di quanto poi accadrà dopo". Cioè? "L'interlocutore è un graduato di un commissariato di zona che informò il suo superiore in diretta, pochi minuti dopo. Qui inizia la filiera dei contatti che prima studiarono la situazione, poi pianificarono il sequestro e l'omicidio, forse anche frutto di un (involontario?) eccesso di violenza nelle torture. Dopo avere ridotto in fin di vita Giulio, tornare indietro non era possibile". 

Una macabra messinscena per depistare

La vittima era un italiano, avevano accertato che non era una spia, sapevano degli ottimi rapporti tra il governo egiziano e il nostro; sapevano che questo ‘incidente' sarebbe costato loro molto caro, forse anche la morte anche di chi solo sapeva cosa era avvenuto, i loro familiari compresi. Così tentano di costruire un pista alternativa, una rapina finita male, un'aggressione casuale della malavita, e abbandonarono il corpo martoriato dove potesse essere facilmente trovato. Non è escluso che la regia di questo maldestro tentativo sia da attribuire anche ai capi intermedi della cellula di Intelligence che aveva operato. Ma questo non lo sapremo mai". Perché il corpo non fu fatto sparire per sempre, come è accaduto spesso in Egitto in casi purtroppo simili? "Perchè dopo la scomparsa sarebbe iniziato un movimento d'opinione e di pressione per ritrovare Giulio, promosso non solo dai familiari o associazioni politiche ma anche dal nostro governo e dalle istituzioni europee. Un pressing di anni che nessuno, in Egitto, avrebbe voluto mai. Far trovare il cadavere è frutto di un calcolo politico, non si sa sino a che punto giusto e non, invece, controproducente per gli assassini".

La svolta dai tabulati telefonici

Torniamo al tabulato. Il traffico dati di quei giorni coinvolge diversi uffici dei servizi. Compresa la sezione che si occupa di spionaggio politico. Il cerchio di stringe. Le utenze di una serie di operatori prima di medio livello, poi sempre più alto, sarebbe stata ricostruita dagli investigatori. Che l'hanno trasmessa alla procura del Cairo. Di Giulio se ne sarebbero occupato i Servizi Generali, sezione Sicurezza dello Stato, che fanno capo a un uomo da sempre in strettissimo contatto, per le sue competenze sul fronte del terrorismo di matrice islamica, con l'Intelligence europea. Il diametro dell'imbuto, in quelle ore, si restringe sempre di più. C'è di sicuro o molto probabilmente, un via libera all'operazione che cala dall'alto, poi poche ore per individuare un appartamento sicuro dove interrogare Giulio Regeni, infine il sequestro e l'omicidio. 

Il ruolo del commissariato di zona

Gli agenti del commissariato di zona erano, quasi certamente, stati informati dei propositi della squadra fantasma. Potrebbero avere collaborato nel controllare l'area scelta per il prelevamento. Per questo i pm della procura di Roma vorrebbero a tutti i costi sentire gli agenti di quel commissariato, così strategico in questa fosca vicenda. Ma con un dubbio. Saranno ancora in quella caserma, affondata tra i block di quel quartiere popolare? I nomi dei 10 sospettati sono stati selezionati da una lista più lunga, che comprendeva anche chi, nella filiera di comando, "non poteva non sapere". I 10 rimasti avrebbero curato la prima fase, la logistica del sequestro e forse, anche la fase omicidiaria. Forse, perché non esiste traccia di report o di documenti ufficiali in episodi come questo. Sarebbe ingenuo solo pensarlo. In Egitto è in atto una spaventosa guerra civile e il governo del generale Al Sisi, sta facendo l'impossibile per salvare uno Stato - così cruciale per gli equilibri dell'Occidente e del mondo - dallo tsunami islamico. Non è guerra che si conduce con i codici alla mano, è una guerra sporca, spietata, l'unica che si può condurre con una tenue speranza di successo, in un contesto politico-sociale-religioso come quello.

Vittima delle squadre speciali

Giulio Regeni è tragicamente finito in un meccanismo creato non per figure di potenziali nemici dello Stato simili alla sua; di una cosa possono essere certi i suoi genitori. Gli assassini pagheranno un costo altissimo per la morte di Giulio. Accadrà nel più assoluto silenzio, o è già accaduto da mesi. Ma di quella squadra di killer e seviziatori, gli esecutori e il primo livello di comando, non esisterà più un solo atomo. Può essere giustizia anche questa, ma nessuno può dare un giudizio in merito. L'Italia vuole la verità, qualunque essa sia. Ed è proprio su questo aspetto che i due mondi, Egitto e Italia, non trovano una benché minima sintonia. I prossimi mesi saranno decisivi, ai media il compito di tenere acceso il faro su questo caso. Giulio appartiene a noi, è figlio di tutti gli italiani.

Irene Regeni sola a Cambrige

Ricordiamo infine la silenziosa manifestazione di protesta di Irene Regeni, sua sorella. Il 4 luglio è andata a Cambridge, ha esposto un cartello davanti all'Università con sopra scritto: "Verità per Giulio". E poche parole: "Da Cambridge, dove le voci tentennano a farsi sentire, alzo più forte la mia". La battaglia continua per infrangere il clima di omertà e la scarsa collaborazione tra i nostri inquirenti e le persone, professori, studenti e professori, che erano in contatto con lui poco tempo prima della sua partenza per Il Cairo.

La fonte "segreta" di MadaMars.com

Infine, sul giornale on line dissidente  MadaMasr.com , non troppo tempo fa erano comparse una serie di dichiarazioni sugli ultimi sviluppi del caso Regeni, attribuite a una fonte anonima italiana. "Sul problema di preservare le relazioni tra i due paesi, i nomi dei politici e degli alti ufficiali che hanno lavorato nei servizi di sicurezza sono stati tolti alla lista, la responsabilità di alcuni di loro era limitata alla conoscenza del crimine, in base alla loro positioni, e  anche di chi intervenne sul caso ma dopo la morte di Regeni…Sono rimasti dieci nomi, e questo è tutto quello che possiamo fare per salvare le relazioni con il Cairo, noi aspettiamo che Il Cairo mostri lo stesso livello di attenzione, che capisca che i rapporti politici economici tra i i due Paesi non consentono che il caso sia abbandonato, tutto diventa più complicato quando l'Italia chiede che i 10 sospettati siano perseguiti dai magistrati egiziani, quando ancora in assenza di prove certe che siano implicati nel caso".

Collaborazione con Berlino ma non con Roma

Poi il mistero della società tedesca che ha esaminato le immagini della metro dove è stato rapito. Gli egiziani affermano di uno avere per nulla intralciato il lavoro dei tecnici ma quel materiale - per quanto ne sappiamo-  è rimasto ancora per motivi tecnici nei laboratori tedeschi e forse trasferito anche negli Usa. "Il Cairo non sembra dimostrare lo stesso spirito di collaborazione che ha avuto con i tedeschi con  Roma, quando iniziò a nascondere la verità o quando tentò di attribuire a Giulio un ruolo che non aveva o quando cercarono di incolpare cinque persone per rapina, facendo trovare i suoi documenti, e uccidendo in una sparatoria a freddo nelle strade della capitale queste persone innocenti".

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