I desaparecidos della corte saudita

| Dopo l'omicidio del dissidente e giornalista Jamal Khashoggi, altre persone critiche della monarchia, sono sparite nel nulla. Compresi alti dignitari, rapiti in Occidente e tenuti prigionieri o uccisi

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Riassunto: il dissidente saudita Jamal Khashoggi, blogger ed editorialista del Washington Post, residente in Virginia, il 2 ottobre scorso è entrato nel consolato del suo paese a Istanbul senza mai più uscirne. Gli 007 turchi dicono che è stato ucciso per mano di una "squadra di assassini" volata da Riyadh per ucciderlo e liberarsi del suo corpo sezionandolo con una sega a motore.

L'Arabia Saudita ha negato le accuse. Ma Khashoggi non è il primo critico del governo saudita a scomparire in circostanze misteriose. Negli ultimi anni sono stati rapiti almeno altri tre cittadini sauditi, tutti parenti della famiglia reale, tutti critici verso la leadership saudita e tutti residenti in Europa. Amici e alleati sostengono che potrebbero essere rinchiusi in prigione in Arabia Saudita - o peggio. "Nonostante le smentite, il Regno ricco di petrolio è una monarchia assoluta e ha una storia di rifiuto di tollerare il dissenso dei suoi cittadini, sia all'interno che all'estero", ha scritto Middle East Eye, subito ripreso dall’Indipendent.

IL PRINCIPE

Sultan bin Turki, un principe saudita che vive a Ginevra, è diventato un forte oppositore della leadership del regno dopo aver lasciato il paese nel 2002. Sultan ha detto di essere stato invitato a colazione l'anno successivo da Abdulaziz bin Fahd, un figlio dell'allora sovrano saudita Re Fahd. A colazione, Abdulaziz ha chiesto a Sultan di tornare in Arabia Saudita per "risolvere" alcuni dei suoi problemi", ma l'uomo ha rifiutato. Un paio di minuti dopo, Abdulaziz è uscito per fare una telefonata. Poi, ha raccontato Sultan, degli uomini mascherati lo hanno circondato, picchiato, ammanettato e nacrotizzato con un ago nel collo. Quando Sultan bin Turki si è svegliato, ha detto, era su un aereo diretto in Arabia Saudita, dove è stato rinchiuso per sette anni in prigione, prima di essere autorizzato a volare a Boston nel 2010 per una procedura medica.

Mentre era lì, ha presentato una denuncia in tribunale accusando Abdulaziz di averlo rapito, ma non è successo niente. Nel 2016 è andato da Parigi al Cairo per visitare suo padre: gli amici gli assicurano che sarebbe stato al sicuro. Gli è stato permesso di portare la sua squadra medica, insieme alle guardie del corpo occidentali. Invece, l'aereo lo porta direttamente a Riyadh. Testimoni dicono che i soldati lo hanno trascinato fuori dall'aereo, “protetto” da una squadra di guardie armate. Da allora non gli è stato più consentito di lasciare il paese.

IL CAPO DELLA SICUREZZA

Turki bin Bandar un tempo era un membro chiave della cerchia ristretta della famiglia reale saudita e capo della sicurezza della famiglia. Ma è caduto in disgrazia dopo un'aspra disputa su un'eredità ed è stato incarcerato. Dopo il suo rilascio nel 2012, Turki è fuggito a Parigi, dove ha iniziato a creare video su YouTube per chiedere riforme in Arabia Saudita. Quando Ahmen al-Salem, allora vice ministro degli interni, lo ha chiamato cercando di convincerlo a tornare a casa, Turki ha registrato la conversazione postando l'audio online. Nel 2015, Turki è scomparso durante un viaggio di lavoro in Marocco. Wael al-Khalaf, un amico e blogger, ha detto alla BBC che gli è stato riferito da un "alto ufficiale del regno" che Turki si trovava in Arabia Saudita: "Lo avevano preso, era stato rapito".

"Qualcuno ha dato al Turki bin Bandar l'impressione che il Marocco fosse sicuro, così è andato lì per affari", ha riferito al Guardian un membro di un gruppo di opposizione saudita. "Ma il governo marocchino lo ha preso e lo ha consegnato ai sauditi".

IL GIOCATORE D’AZZARDO

Nel 2014, Saud bin Saif al-Nasr, un nobile saudita con una predilezione per il gioco d'azzardo e gli hotel di lusso, ha iniziato a twittare contro la monarchia saudita dal suo rifugio dorato in Italia. Saud ha criticato i leader del paese per aver sostenuto il rovesciamento del presidente egiziano Mohamed Morsi. Nel settembre 2015, Saud ha elogiato pubblicamente una lettera anonima scritta da un principe saudita che chiedeva un colpo di stato per allontanare re Salman. Da quel giorno è calato il silenzio. Il principe Khaled bin Farhan, un altro principe dissidente residente in Germania, ha detto alla BBC di credere che Saud sia stato “convinto con l’inganno" a viaggiare da Milano a Roma su un aereo privato. Gli era stato detto che una società italo-russa voleva aprire filiali nel Golfo Persico, ma Khaled è sicuro che l'intera storia sia stata inventata da funzionari dei servizi segreti sauditi. "Un aereo privato della compagnia è venuto a prendere il principe Saud. Ma non è atterrato a Roma, è atterrato a Riyadh", ha detto Khaled alla BBC. "Ora il destino del principe Saud è lo stesso del principe Turki: una prigione sotterranea".

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