I morti di Nizza, l’incubo senza fine

| Vaghi e timidi tentativi di celebrare la festa nazionale del 14 luglio con l’obbligo di ricordare il sangue delle 86 persone travolte dal Tir impazzito

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Le immagini del Tir lanciato sulla Promenade des Anglais, il lunghissimo lungomare di Nizza, fanno parte di quella galleria degli orrori che l’Occidente ha dovuto mandare a memoria. Come per i poveri corpi che preferivano il vuoto alle fiamme delle Torri Gemelle, anche la gente di Nizza che saltava in aria colpita dal Tir sono immagini profonde come tagli, di quelli che non esistono bende e farmaci per chiuderli. Un’accettazione che vale per la Francia intera ma ancora di più per Nizza, la capitale morale della Costa Azzurra, che il 14 luglio di due anni fa si è scoperta covo di falangi terroristiche e da allora si divide fra turisti e militari in assetto di guerra. Ma il 14 luglio per la Francia è anche di più: si celebra la presa della Bastiglia, la fine della tirannia e l’inizio della République. Festa nazionale, bianco-rosso-blu e la Marsigliese ovunque, ma nell’aria di Nizza un’ombra scura che forse non sparirà mai.

Lo scorso anno, primo anniversario, il 14 luglio sulla Promenade è passato in sordina, ma la vita va avanti e quest’anno è comparso un programma che non dimentichi niente: l’orgoglio della festa nazionale e il dovere morale di ricordare chi non c’è più. Dopo la sfilata militare e un concerto della filarmonica locale, la cerimonia e l’omaggio in Place Masséna, con i parenti delle vittime in prima fila. Poco felici di esserci, visto che a due anni esatti dal sangue di quella sera quasi nessuno è stato risarcito, le famiglie di chi è morto e i feriti che ancora lottano con fantasmi e stampelle. Sembra una storia tipica delle tortuosità italiane, ma serve una sentenza che riconosca i morti come vittime di un attentato terroristico, per sbloccare i 200 mila euro a vittima che la Francia ha stabilito. Sentenza che ancora non arriva.

Dalle prime luci dell’alba, la “Prom” è in stato d’assedio: polizia ovunque, sbarramenti, più fucili mitragliatori che materassini. Qualcuno, a cui l’ufficialità non basta, ha sfidato il sole caldo di luglio per segnare uno dopo l’altro i nomi degli 86 morti, esattamente nei punti dove sono stati travolti dal Tir bianco di Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, il tunisino freddato dalla polizia dopo aver travolto tutto quello che incontrava sulla sua strada, per quasi duemila metri. 

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