I nordcoreani costretti a celebrare Kim Jong-il

| Il 16 febbraio di ogni anno, il paese si ferma per ricordare la nascita del leader scomparso nel 2011, padre dell’attuale dittatore. Guai a mancare

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Il 16 febbraio è una data fondamentale per la Corea del Nord, è il giorno in cui i bambini imparano a venerare la dinastia dei Kim che regna da tre generazioni. Ogni anno, puntuale, l’intero Paese rende omaggio a Kim Jong-iI, il padre dell’attuale leader, nell’anniversario della sua nascita. Almeno secondo quanto recita la leggenda, che vuole sia nato nel 1942 in una capanna sul monte Paektu, considerato il luogo di nascita di tutto il popolo coreano. Non sono d’accordo alcuni storici, ovviamente stranieri, che fanno riferimento ad alcuni documenti sovietici secondo i quali Kim Jong-il era discendente di una popolazione siberiana.

Ma non importa, quel che conta è che il 16 febbraio si celebri la dinastia anche se – come quest’anno – fuori ci sono -8°. Tutti in prima fila per assistere allo “Starlight Day”, fra esibizioni di pattinaggio su ghiaccio, parate floreali e vibranti omaggi al leader che nel 2011 è passato a miglior vita, lasciando il posto a Kim Jong-un.

“Nessun figlio o figlia sente stanchezza o freddo quando va a trovare i genitori. E i grandi leader sono visti come i nostri genitori”, dice un uomo che ha accompagnato i due figli, uno decisamente raffreddato.

Un gruppo di bambini spazza le scale che portano al santuario. Davanti alle effigi c’è un’immensa composizione floreale che rappresenta l’omaggio di Kim Jong-un, l’attuale leader che incontrerà il Vietnam il presidente Trump in un summit previsto per la fine di febbraio. Coppie, intere famiglie, file di scolari o di militari avanzano verso le statue: dopo aver deposto un mazzo o un cesto di fiori rispondono alla voce di un altoparlante ripetendo “Rendiamo omaggio”. Dalla sua morte, nel 2011, il corpo imbalsamato di Kim Jong-il riposa in un mausoleo vicino alla capitale.

L’attrice in pensione Ri Cho Cho Ok, 77 anni, si emoziona quando le viene chiesto cosa significasse per lei il leader scomparso. Con la voce tremante dice che le manca: Kim Jong-il l’ha diretta in alcuni film: era un cinefilo appassionato, al punto di sequestrare due stelle del cinema sudcoreano, un regista e un’attrice, per innalzare gli standard delle produzioni del Nord. “Il grande generale mi ha insegnato tutto, passo dopo passo, quando stavo diventando un’attrice - ricorda Ri Cho Cho Ok - e mi ha insignita di molti onori e medaglie. Eppure, quando l’ho incontrato era come se avessi ricevuto tutti gli onori del mondo”.

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