Il Guardian rivela: il telefono di Bezos hackerato da MbS

| Il principe ereditario saudita avrebbe violato il cellulare privato del proprietario di “Amazon”. Resta il dubbio sull’uso che è stato fatto delle informazioni carpite

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È il quotidiano inglese “The Guardian” a sganciare la bomba, rappresentata da un’inchiesta che sta facendo il giro del mondo. Secondo i risultati di un’approfondita indagine e di analisi forense digitali realizzata dai reporter del quotidiano, il cellulare personale di Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo nonché proprietario del “Washington Post”, sarebbe stato hackerato su ordine del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. La conferma è arrivata da alcune fonti che hanno parlato a condizione di mantenere l’anonimato.

Il preoccupante episodio sarebbe avvenuto cinque mesi prima dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, collaboratore esterno del quotidiano statunitense. Il virus che permetteva ai servizi segreti sauditi di controllare e spulciare il telefono privato del proprietario di “Amazon” sarebbe arrivato attraverso un messaggio WhatsApp inviato dal numero personale del principe MbS. In quel periodo, i due si erano scambiati diversi messaggi amichevoli attraverso WhatsApp quando, il 1° maggio di quell’anno, un file non richiesto sarebbe stato inviato sul profilo di Bezos. Secondo un esperto, che ancora una volta ha chiesto l’anonimato per timore di ripercussioni, sono sufficienti pochi minuti per carpire una grande quantità di dati e informazioni riservate contenute nel cellulare. Al momento, nessuno è in grado di capire cosa sia stato prelevato e come questi dati siano stati utilizzati.

La rivelazione, che coinvolge in prima persona il futuro re dell’Arabia Saudita, potrebbe avere pericolose ripercussioni ovunque, da Wall Street alla Silicon Valley. E potrebbe anche minare il tentativo di MbS di attirare investitori occidentali in Arabia Saudita, dopo aver assicurato di voler trasformare drasticamente l’economia e la vita del regno.

Per iniziare, lo scoop del Guardian sta alzando forti dubbi sui dettagli intimi e privati di Bezos pubblicati nove mesi dopo dal tabloid statunitense “National Enquirer”. Diversi esperti forensi digitali hanno iniziato a esaminare il telefono di Bezos dopo lo scoop del National Enquirer, che nel gennaio dell’anno scorso ha rivelato dettagli intimi sulla vita privata del magnate. La vicenda, che ha svelato una relazione extraconiugale di Bezos, ha scatenato la reazione del suo team di sicurezza per scoprire come foto e messaggi privati del CEO siano finiti nelle mani del tabloid. Dopo mesi di indagini, la squadra informatica ha scoperto con che i sauditi erano riusciti a violare il cellulare di Bezos.

L’inchiesta del Guardian include un’analisi forense del telefono di Bezos di Agnès Callamard, collaboratrice speciale dell’ONU, in cui si evidenza che l’hackeraggio è partito da un file infetto inviato dal numero privato del principe ereditario saudita. La Callamard è stata anche la coordinatrice dell’indagine sull’omicidio di Khashoggi, caso per cui ha trovato “prove credibili” che indicano MbS e alcuni alti funzionari sauditi come i veri responsabili del terribile assassinio.

Secondo Andrew Miller, un esperto del Medio Oriente che ha fatto parte del consiglio di sicurezza nazionale sotto il presidente Obama, “Probabilmente MbS era convinto di ottenere informazioni su Bezos per poter pilotare le corrispondenze e le inchieste sull’Arabia Saudita realizzate dal Washington Post. È chiaro che i sauditi non hanno confini e limiti in ciò che sono disposti a fare per proteggere il principe, sia che si tratti di dare la caccia al capo di una delle più grandi aziende del mondo o ad un dissidente”.

Per finire, la possibilità che il capo di una delle principali aziende americane sia stato preso di mira dall’Arabia Saudita potrebbe rappresentare un forte imbarazzo per la Casa Bianca. Trump e suo genero Jared Kushner hanno mantenuto stretti legami con il principe ereditario nonostante una scoperta dei servizi segreti statunitensi - secondo quanto riferito con un grado di certezza medio-alto - che Mohammed bin Salman in persona abbia ordinato l’omicidio di Jamal Khashoggi.

Un avvocato di Bezos, contattato dal Guardian, ha preso tempo: “Non ho commenti da fare al riguardo, se non dire che il signor Bezos sta collaborando alle indagini”. L’ambasciata saudita a Washington ha bollato le accuse come “assurde”.

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