Il prezzo del coronavirus in Cina

| Le ambizioni e i programmi economici si stanno sgretolando davanti alla censura che fin dall’inizio ha dominato la vicenda del virus. L’opinione pubblica cinese è sempre più scontenta, amareggiata e arrabbiata

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C’è quell’idea sottile e strisciante che fin dall’inizio, i cinesi non dicano la verità sulla portata dell’epidemia con cui hanno infettato il mondo. Secondo molti analisti tutto questo avrà un prezzo molto salato per gli ambiziosi programmi di crescita economica del gigante asiatico, che malgrado un’apparente modernità continua ad essere un regime che pretende di decidere vita e morte dei propri sudditi.

È un disagio forte che parte dall’interno, con la crescente rabbia di molti cinesi nei confronti di quella che considerano una pesante censura governativa, con spiacevoli verità liquidate come falsi, e con la minaccia o la punizione per chi prova a raccontare la verità. Sui social media cinesi, le autorità hanno pagato un prezzo molto salato per la pensate censura. In molti post, se gli avvertimenti di gente come Li non fossero stati messi a tacere, avrebbero potuto sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e forse prepararla meglio all’epidemia mortale, che ha ormai contagiato oltre 84.000 persone e messo altre centinaia di milioni in isolamento tutto il mondo.

Ma ciò che si racconta sui social media è che nascondere la verità ha causato un altro problema: nel mezzo di una fiducia pubblica in nettissimo calo, le autorità trovano sempre più difficile combattere la disinformazione potenzialmente dannosa.

Non appena l'epidemia si è trasformata in una crisi pubblica, ha iniziato a diffondersi una dubbia teoria: che il virus non fosse nato in natura, ma creato dall’uomo in un laboratorio.

La cospirazione è stata ampiamente respinta dagli scienziati in Cina e del resto dell’Occidente, che ritengono credibile una ricerca secondo cui il virus ha probabilmente avuto origine nei pipistrelli ed è arrivato agli esseri umani da un ospite intermedio, proprio com’era accaduto per la SARS. Ma la scienza non ha impedito la diffusione delle voci, e neanche i ripetuti tentativi delle autorità di eliminare i sospetti. Mentre il virus continuava a diffondersi e ad uccidere, le teorie cospirative si sono fatte più elaborate, con molti che puntavano il dito verso un laboratorio di virologia di alto livello noto per studiare i coronavirus dei pipistrelli a Wuhan, la ground zero dell’epidemia.

L’Istituto di virologia, affiliato dell’Accademia delle Scienze cinese gestita dal governo centrale, gestisce l’unico laboratorio attrezzato per il più alto livello di biocontenimento per la ricerca di agenti patogeni facilmente trasmissibili, come i coronavirus. Secondo una versione, un ricercatore sarebbe stato morso dal pipistrello che stava studiando e si è infettato, in un’altra uno studente dell’istituto è stato il “paziente zero”, mentre in una teoria ancora più stravagante, che da allora è diventata popolare anche oltreoceano, il laboratorio lavorava sotto copertura per l’esercito cinese per produrre armi biologiche. Non è mai stata presentata alcuna prova credibile per alcuna delle teorie, nate e cresciute sui social. Ma le voci erano così diffuse in Cina che il 2 febbraio un virologo di fama si è sentito in dovere di “garantire con la propria vita” che la struttura non aveva nulla a che fare con l’epidemia. Ma anche questo non è riuscito a placare le voci. L’istituto ha poi rilasciato una dichiarazione ufficiale per denunciare le accuse. Ma i sospetti continuano.

Le voci, che continuano a proliferare, da allora hanno scatenato la reazione degli scienziati di tutto il mondo: “Siamo uniti nel condannare con forza le teorie di cospirazione che suggeriscono che il COVID-19 non abbia un’origine naturale”, hanno scritto 27 eminenti scienziati della salute pubblica in una dichiarazione congiunta pubblicata sulla rivista medica “The Lancet” il 19 febbraio scorso. Citando studi sulla composizione genetica del virus, hanno riferito che i risultati scientifici “concludono in modo schiacciante che il coronavirus ha avuto origine nella fauna selvatica, così come molti altri agenti patogeni emergenti. Le teorie cospirative non fanno altro che creare paura, voci e pregiudizi che mettono a rischio la nostra collaborazione globale nella lotta contro il virus”. Ciononostante, tanti in Cina sono poco convinti, e su Weibo continuano a parlare di insabbiamento da parte del governo. Un’altra teoria che si fa strada con insistenza vede coinvolti gli Stati Uniti: il mese scorso, un uomo della Mongolia è stato arrestato e multato per aver diffuso la voce che il coronavirus è un’arma genetica creata dal governo americano. 

Teorie e fake news che avanzano ovunque, ma che messe tutte insieme mostrano il crollo verticale della fiducia nel governo cinese per la cattiva gestione e la censura dell’epidemia. “Qual è la verità?”, si chiedeva un utente su Weibo il 17 febbraio, commentando il tentativo del laboratorio di Wuhan di mettere fine alle voci: “Il crollo di credibilità del governo e dei media non è solo una disgrazia per loro, ma anche per noi cittadini”.

L’erosione della fiducia è incentrata su casi come quello di Li, il medico di Wuhan, dove le cosiddette “voci” sono state ritenute verità scomode che le autorità volevano nascondere. Li è stato convocato dalla polizia di Wuhan il 3 gennaio e accusato per aver “diffuso delle notizie” in un messaggio inviato ai suoi alunni della scuola di medicina per avvertire della comparsa di un coronavirus simile alla SARS. Lui stesso ha contratto il virus da un paziente ed è morto il mese scorso.

E Li non era solo. Il 1° gennaio, la polizia di Wuhan ha annunciato di aver “preso misure legali” contro otto persone che avevano diffuso voci sul coronavirus. I media cinesi hanno poi riferito che alcuni di loro erano operatori sanitari che cercavano di dare l’allarme, e molti si sono fatti avanti per raccontare come si sono messi nei guai per aver cercato di avvertire colleghi e amici dell’epidemia.

I resoconti e i rapporti che non rientrano nella linea ufficiale sono immediatamente eliminati dalla rete e sostituiti da un flusso costante di storie eroiche di sacrificio. Voci indipendenti che descrivono la triste realtà sul terreno, sono messe a tacere. “Quando vedo un commento eliminato o smentito dal governo, sono sempre più convinto che quella sia la verità”, è stato uno dei commenti più popolari di Weibo, censurato poco dopo, ovviamente.

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