Il rapporto finale sulla strage di Christchurch

| In circa 800 pagine emerge che polizia e intelligence erano troppo occupati a prevenire il terrorismo islamico. Ma le condizioni in cui si è sviluppata l’idea del massacro di Brenton Tarrant non sarebbero state comunque prevedibili

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Il rapporto finale di un’inchiesta sull’attacco terroristico alla moschea di Christchurch dello scorso anno ha rilevato che le agenzie di sicurezza e controspionaggio neozelandesi erano “quasi esclusivamente” concentrate sulla minaccia del terrorismo islamico, e la polizia – dal canto suo - non è riuscita a far rispettare i controlli sulle licenze per le armi da fuoco.

Tuttavia, la Commissione d’inchiesta afferma che non ci siano state vere mancanze all’interno delle agenzie governative riferite all’attacco di Brenton Tarrant, il suprematista bianco che il 15 marzo 2019 ha ucciso 51 musulmani in due moschee della città. Secondo la commissione, nulla avrebbe potuto fermare e far prevedere la strage. “Ma queste sono comunque mancanze di cui mi scuso personalmente”, ha commentato il premier Jacinda Ardern dopo la pubblicazione del rapporto.

La premier, amatissima, era stata elogiata a livello mondiale per la ferma e immediata risposta all’attacco vietando la vendita di armi semiautomatiche ad alta capacità.

Tuttavia, le autorità sono state criticate per aver ignorato i ripetuti avvertimenti lanciati dalla comunità musulmana verso i segnali di odio nei loro confronti che si stavano intensificando.

Il rapporto di 800 pagine si concentra su un’inopportuna concentrazione di risorse sulla minaccia del terrorismo islamico, a discapito di altre minacce, tra cui quella degli ambienti di suprematismo bianco. Il governo ha fatto proprie tutte le 44 raccomandazioni del rapporto, compresa la creazione di una nuova agenzia nazionale di intelligence e sicurezza, e la nomina di un ministro per coordinare la risposta del governo. La premier ha aggiunto che, su proposta della polizia, si procederà a identificare, registrare e monitorare i soggetti considerati a rischio. Ma la replica della comunità musulmana è di non sentirsi ancora al sicuro.

Il rapporto rivela che Tarrant è stato curato dai medici della città di Dunedin nei mesi precedenti l’attacco, dopo essersi sparato accidentalmente, ma il personale non ha mai avvertito la polizia delle sue ferite. Il rapporto raccomanda anche l’introduzione dell’obbligo di denuncia delle ferite da arma da fuoco alla polizia da parte di professionisti del settore sanitario. “In definitiva, il rapporto può essere distillato in una semplice premessa: i musulmani neozelandesi hanno bisogno di maggiore sicurezza - ha aggiunto la Ardern - chiunque chiami la Nuova Zelanda casa, indipendentemente da razza, religione, sesso o orientamento sessuale, ha il diritto di sentirsi al sicuro”.

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