Indonesia, lo scandalo dei tamponi utilizzati più volte

| Cinque dipendenti di un colosso farmaceutico che vendevano test in aeroporto, per mesi avrebbero pulito e riconfezionato tamponi nasali e antigenici

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Secondo la polizia indonesiana, più di 10.000 passeggeri delle compagnie aeree potrebbero essere stati sottoposti a tamponi nasali riutilizzati. Non basta, secondo i media locali, parlare di scandalo e di una truffa che ha fruttato migliaia di dollari, perché arrivare a tanto cinismo, consapevoli di alzare in modo esponenziale il rischio di contagi ed essere insensibili all’idea di esportare il virus ovunque, meriterebbe punizioni che vanno ben oltre la condanna alla semplice reclusione.

Cinque dipendenti della “Kimia Farma”, un’importante azienda farmaceutica indonesiana, il 27 aprile scorso sono finiti in manette per aver presumibilmente lavato e riconfezionato i kit di tamponi nasali e di antigene rapido per utilizzarli più volte sugli ignari passeggeri dell’aeroporto internazionale Kualanamu di Medan, a Sumatra.

L’Indonesia richiede a tutti i passeggeri di fornire un test negativo per il coronavirus prima di imbarcarsi su un volo nazionale, e in accordo con le autorità, l’azienda vende i kit di test direttamente in aeroporto.

Una truffa che sarebbe durata circa quattro mesi: “Hanno iniziato il 17 dicembre 2020. E se ogni giorno hanno avuto da 50 a 100 clienti, il numero delle vittime è stimato in circa 10.000”, conferma Hadi Wahyudi, portavoce della polizia di Sumatra, confermando che sono in corso indagini per accertare e rintracciare le vittime dei tamponi riutilizzati.

I cinque sospetti devono rispondere di accuse che comportano una pena massima di 10 anni di reclusione a cui aggiungere 5 anni per violazione della legge sulla protezione dei consumatori.

Secondo le ricostruzioni della polizia, ogni sospetto ha avuto ruoli diversi nella truffa: dal lavaggio dei tamponi di cotone al riconfezionamento dei kit, alla consegna dei campioni al laboratorio.

La polizia, 

Durante il raid che ha portato alla cattura dei cinque, la polizia ha rinvenuto 149 milioni di rupie (10.000 dollari) in contanti, frutto della vendita dei tamponi ad un costo di 200.000 rupie (14 dollari) per ogni test.

Secondo il “South China Morning Post”, due avvocati che hanno volato ripetutamente attraverso l’aeroporto di Medan negli ultimi mesi hanno intenzione di lanciare una causa civile collettiva contro la compagnia per danni chiedendo 1 miliardo di rupie (69.000 dollari) per ogni passeggero colpito, mentre il ministro indonesiano delle imprese statali, Erick Thohir, in un post su Twitter ha auspicato “pene molto severe”.

L’Indonesia è la quarta nazione più popolosa del mondo e ha vissuto una delle peggiori epidemie di Covid in Asia: più di 1,6 milioni di casi accertati e 46.000 morti secondo la “Johns Hopkins University”.

All’inizio di questa settimana, il Ministero della Salute ha confermato la presenza di due pazienti con Covid B.1.617, la variante indiana. Le autorità sono preoccupate per l’impatto dell’imminente festa del “Mudik”, in cui decine di milioni di persone si mettono in viaggio per ricongiungersi alle loro famiglie nelle città d’origine e celebrare “Eid al-Fitr”, la fine del Ramadan.

Per arginare la diffusione del Covid, il governo indonesiano ha vietato i viaggi interni dal 6 al 17 maggio: il divieto riguarda i viaggi pubblici e privati con qualsiasi mezzo.

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