Io ero Mia

| La vicenda di una giovane americana di origini libanesi che per due anni è stata una stella del porno. Una scena hard girata con il hijab le è valsa la condanna a morte dei gruppi terroristici

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Ancora oggi, quello di Mia Khalifa è uno dei nomi più ricercati nei motori di ricerca porno, anche se lei si è ufficialmente ritirata dopo due soli anni di carriera. La svolta arriva nel 2015, quando Mia accetta di girare alcune scene hard indossando un “hijab”, il velo delle donne musulmane, e mostra anche un tatuaggio in cui si legge una frase dell’inno nazionale libanese. Per il mondo islamico è un affronto in piena regola: l’Isis le promette una morte lunga e dolorosa pubblicando un fotomontaggio con la sua testa mozzata, accompagnato da una frase minacciosa, “Coming soon Mia Khalifa”, e altre centinaia di minacce simili piovono sui suoi profili social. Nell’estate del 2016, dopo 20 film, Mia annuncia il ritiro dalle scene, ma non fanno altrettanto i tagliagole, che non dimenticano.

Era iniziato tutto nell’estate del 2014 a Miami, per puro caso: Mia passeggiava con delle amiche quando un uomo l’avvicina lasciandole nelle mani un bigliettino da visita e un mare di complimenti per il suo fisico prorompente. Il debutto di Mia, nell’ottobre dello stesso anno, è una bomba: nel giro di pochi mesi le sue performance svettano lasciandosi alle spalle una concorrenza di attrici che da anni davano anima e corpo alla causa. Per la “Bang Bros”, la casa di produzione che riesce a metterla sotto contratto, Mia è una gallina dalle uova d’oro.

Ma c’è un problema: Mia, anche se naturalizzata americana, è di origini libanesi, e i suoi tratti lo dimostrano. In America era arrivata da bambina insieme alla famiglia: si erano stabiliti nella contea di Montgomery, in Maryland, e qualche anno dopo Mia si era trasferita a El Paso, in Texas, dove consegue il “Bachelor of Artes Degree” in storia. Negli Stati Uniti aveva vissuto il pacchetto completo di discriminazioni: gli insulti dopo la tragedia dell’11 settembre, la fatica della famiglia ad integrarsi in una società completamente diversa e quel viso che malgrado gli sforzi tradiva le origini arabe.

Da allora sono passati cinque anni, Mia ne ha 24 e soprattutto ha cambiato vita radicalmente aprendo un canale di videogames su una piattaforma streaming. Per qualche mese ha anche condotto uno show quotidiano su un canale YouTube. Dopo un matrimonio con un giovane americano durato cinque anni, da qualche mese si è legata allo chef svedese Robert Sandberg.

Ma quei due anni sono una macchia indelebile, e per la prima volta Mia ha accettato di parlarne, vincendo il silenzio che si era imposta. L’ha fatto in un’intervista diffusa dal canale di Megan Abbott, la sua life coach, in cui ha spiegato ogni cosa: “La scelta di non parlare del mio passato ha danneggiato il mio futuro più che se avessi raccontato tutta la verità. Ora sono pronta a fare luce su ogni singolo momento del mio passato discutibile, perché se lo faccio mio non potrà essere usato contro di me. Il periodo del porno è stato il più grande errore della mia vita, anche se lo sbaglio più grande è stato sfuggire a quella parte della mia vita anziché raccontarla per com’era stata. In realtà, l’ho fatto nella speranza di essere accettata”.

Nei due anni di carriera, racconta Mia, ha guadagnato poco meno di 12mila dollari, e ricorda chiaramente l’incontro con il talent scout che l’aveva convinta ad avvicinarsi al mondo dell’hard: “I suoi complimenti mi avevano colpita, e decisi di vedere cosa mi proponevano. Mi ripetevano tutti quanto fossi carina, e in quel momento sentivo un gran bisogno di attenzioni maschili. Mi sono detta ‘sarà il mio piccolo segreto indecente’, ma non era così”.

Un paio di mesi dopo il debutto, arriva la scena che le sarebbe valsa la consacrazione ma anche la condanna a morte: “Già prima di quella scena ero preoccupata del modo in cui stava cambiando la mia vita, perché alcuni amici avevano scoperto che facevo porno, ma dopo quel video le cose sono degenerate. Tutti i media ne parlavano e sono stata ricoperta di critiche, alcuni paesi musulmani mi hanno messo nella lista delle persone non gradite, e l’Isis ha pubblicato un mio fotomontaggio con la testa mozzata”. Mia decide di abbandonare, ma la situazione non cambia e l’attenzione morbosa nei suoi confronti neanche: trovare un lavoro normale era impossibile. “Per qualche mese ho lavorato in uno studio di consulenza assicurativa, e tutti gli uomini dell’ufficio sapevano chi fossi: è stato umiliante. Non potevo più uscire di casa e il modo in cui gli uomini mi guardavano e si prendevano confidenze anche fisiche mi mortificava. Per anni mi sono rinchiusa in casa. Pensavo: migliaia di sconosciuti mi hanno visto nuda, e adesso si aspettano di avere qualcosa da me perché ho fatto la pornostar. Col tempo la mia più grande paura è stata quella di non riuscire ad essere altro se non quello, un’ex pornostar”.

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accettare lo stupro”
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