Kim Yong un:
«Mai più guerre grazie all’atomica»

| Il leader nordcoreano convinto di aver messo il suo Paese al riparo da intromissioni straniere grazie al massiccio armamento balistico nucleare. Timide aperture verso un nuovo summit con Trump

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Di fronte a un gruppo di veterani, nel 67° anniversario dell’armistizio che ha messo fine alla guerra di Corea, Kim Jong un si è detto convinto di aver guidato il suo Paese verso un futuro sereno e senza conflitti grazie all’armamento nucleare. “Con il nostro efficace deterrente nucleare autodifensivo, che ci permette di difenderci da qualsiasi pressione e minaccia militare da parte di forze ostili, non ci sarà mai più guerra su questa terra. La sicurezza e il futuro del nostro Paese saranno garantiti per sempre”.

Per anni, la Corea del Nord ha giustificato la sua corsa alle armi nucleari come puramente difensiva, necessaria per scoraggiare i tentativi di invasione o di ribaltamento del regime. Ma secondo alcuni esperti le armi nucleari finiranno per incoraggiare Pyongyang, permettendo al regime di Kim di adottare politiche più ostili e bellicose.

Indipendentemente dal motivo per cui la Corea del Nord ritenga necessario possedere un arsenale nucleare, le parole di Kim rappresentano un importante promemoria di quanto sarà difficile raggiungere un accordo di disarmo con Pyongyang. Il discorso del leader è arrivato in una delle festività più importanti del Paese: l’anniversario della “vittoria del popolo coreano nella grande Guerra di Liberazione della Patria”, il modo con cui i nordcoreani definiscono la guerra di Corea, che fra il 1950 ed i tre anni successivi ha infiammato la penisola.

La maggior parte degli storici concorda sul fatto che il conflitto sia iniziato quando Kim Il Sung, il nonno dell’attuale leader, invase il Sud nel tentativo di riunificare la penisola coreana con la forza. Ma nei libri di storia della Corea del Nord si insegna l’esatto contrario: la guerra è iniziata quando gli Stati Uniti e la Corea del Sud si sono messi in testa di conquistare Pyongyang, ma sono stati respinti grazie alla saggia guida di Kim Il Sung.

Il conflitto sarebbe tecnicamente ancora in corso, poiché il 27 luglio del 1953le parti hanno firmato una tregua – e non un trattato - che ha decretato la fine delle ostilità ma di fatto ha risolto ben poco. Nei decenni successivi, la Corea del Nord ha avvertito il suo popolo che la minaccia di invasione è ancora possibile.

Sebbene alcuni fossero ottimisti sul summit di Singapore del 2018 fra Kim e Trump, i colloqui sul nucleare non sono riusciti a fare alcun passo in avanti. Mentre i nordcoreani lasciano intendere di essere favorevoli a un altro vertice, le prospettive da parte americana che possa realmente essere fissato sono molto scarse.

Kim Yo Jong, la sorella del leader nordcoreano e forse la seconda figura più potente del paese, all’inizio di questo mese ha detto che in vista di un futuro nuovo summit gli Stati Uniti avrebbero dovuto adottare una nuova strategia di negoziazione. Kim ha aggiunto di ritenere che i parametri dei negoziati tra i due Paesi debbano cambiare per concentrarsi “sulla fine dell’ostilità americana verso la Corea del Nord e l’alleggerimento delle sanzioni, piuttosto che concentrarsi sulla denuclearizzazione”. Da anni, Pyongyang accusa gli Stati Uniti di mettere in pratica una “politica ostile” contro il regime Kim, dando la colpa l’alleanza fra Washington e la Corea del Sud.

“Vorremmo chiarire che ciò non significa necessariamente che la denuclearizzazione non sia possibile. Ma non è possibile in questo momento. Ricordo agli Stati Uniti che il processo di disarmo nella penisola coreana potrà essere attuato solo quando ci saranno grandi e vistosi cambiamenti nei nostri confronti”.

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