«L’Iran voleva diventassi una spia»

| La dottoressa Kylie Moore-Gilbert, detenuta per due anni con l’accusa di spionaggio, rimprovera al suo Paese l’atteggiamento morbido nei confronti di Teheran e denuncia i tentativi di trasformarla in una spia

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L’accademica britannico-australiana Kylie Moore-Gilbert viene arrestata in Iran nel settembre 2018 e condannata a 10 anni con l’accusa di spionaggio. La sua liberazione arriva il 1° dicembre dello scorso anno, in cambio della scarcerazione di tre iraniani detenuti in Thailandia. A più di un anno di distanza, la dottoressa Moore-Gilbert, docente di studi islamici all’Università di Melbourne - arrestata dopo aver partecipato ad una conferenza - ha rilasciato a “Sky News Australia” la sua prima intervista, in cui ha deciso di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Nei mesi della sua detenzione, la studiosa afferma di aver subito “torture psicologiche”, aggiungendo che il regime di Teheran abbia tentato in tutti i modi di reclutarla come spia. Ma soprattutto, la Moore-Gilbert accusa il governo australiano di aver usato la discutibile via della “diplomazia silenziosa” per liberarla. La prima cella in cui è stata tenuta era una “scatola di cemento due metri per due. Era la stanza di isolamento estremo, progettata per spezzare la volontà dei prigionieri più recalcitranti. È una tortura psicologica. Ci sono state volte in quel primo periodo in cui mi sentivo a pezzi, distrutta, sempre più convinta che non sarei riuscita a sopportare quel trattamento per troppo tempo: sarebbe stato meglio farla finita”. Per due volte è stata picchiata dalle guardie carcerarie e le è stato iniettato un tranquillante contro la sua volontà. “L’accusa di considerarmi una spia erano semplicemente follia. Non esistono prove che io sia mai stata al soldo di alcun paese, persino le guardie hanno ammesso di non riuscire a capire per quale paese lavorassi”.

Mentre era detenuta, le autorità iraniane le hanno fatto sapere di essere pronte a liberarla se avesse accettato di “lavorare” per loro. “Non credo fossero particolarmente interessati a spiare l’Australia, erano più interessati al mio status accademico come copertura per viaggi in altri paesi del Medio Oriente e forse in paesi europei”.

Nel corso dell’intervista, la Moore-Gilbert ha appreso che i media australiani erano al corrente della sua situazione, ma che inizialmente il governo aveva chiesto l’assoluto silenzio sulla sua vicenda. “La linea del governo era di cercare una soluzione diplomatica dietro le quinte con l’Iran. Secondo loro i media avrebbero solo complicato le cose, innervosito Teheran e peggiorato la mia situazione”. Malgrado la gratitudine verso il governo australiano per l’esito positivo della vicenda, l’accademica non è così convinta che la cosiddetta “diplomazia tranquilla” sia l’approccio giusto, perché la sua situazione di detenuta è migliorata molto nel 2019, quando la sua vicenda è stata rivelata dalla stampa. “Ho notato che prestavano molta più attenzione alla mia salute e alle mie condizioni: ho tratto dei benefici da tutto questo, anche se mi rendo conto che ogni sequestro è diverso dall’altro”.

In una conferenza stampa di qualche giorno prima, il premier australiano Scott Morrison ha affermato di essere stato colpito dal coraggio di Kylie Moore-Gilbert, ammettendo che ci sono dettagli del suo rilascio di cui non è a conoscenza.

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