La Cina in lockdown

| Per la prima volta nella storia, una metropoli di 11 milioni di abitanti è stata isolata per contenere l’avanzare del coronavirus che spaventa il mondo. Misure drastiche in tutta la Cina e allerta massima anche negli altri Paesi

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Per l’OMS non si parla ancora di “emergenza internazionale”, ma a giudicare dalle reazioni del mondo intero all’espandersi del coronavirus cinese, non sembra che qualcuno abbia voglia di aspettare le sirene di allarme.

La Cina stessa, per prima, si sta chiudendo a riccio: annullato il fitto programma dei festeggiamenti per il capodanno, 40 milioni di persone e 14 città bloccate insieme al parco “Disneyland” di Shangai, la “Città Proibita” di Pechino, alcuni tratti della Grande Muraglia, lo Stadio Nazionale di Pechino, il torneo di calcio del Capodanno lunare di Hong Kong, sette film, la cui prima era prevista per questo fine settimana, hanno cancellato le loro proiezioni e i negozi hanno iniziato a chiudere le filiali, compresi i fast-food McDonald’s, sprangati fino a nuovo ordine.

Il coronavirus “Wuhan” non si ferma: finora ha infettato più di 800 persone e ne ha uccise 26 in tutto il mondo, ma gli esperti temono che il numero reale dei casi sia pari a migliaia, forse 10mila, poiché molti contraggono il virus in modo lieve e non richiedono l’intervento dei medici, ma contribuiscono comunque a diffonderlo. Gli ospedali di Wuhan, epicentro dell’epidemia, sono stati “sopraffatti” dal numero di ricoveri, al punto da costringere il governo a ordinare la costruzione di un nuovo centro per affrontare l’emergenza: sei giorni di tempo, poi dev’essere pronto.

Nel resto del mondo, l’allarme è molto simile: negli Stati Uniti un uomo è sotto osservazione dopo che è stata confermata la presenza della malattia, e altri casi sospetti sono segnalati in California e in Texas. Le autorità britanniche sospettano che 14 persone possano aver contratto il virus, ma nessun caso è stato ancora confermato. Lo stesso in Russia, dopo due casi sospetti e non ancora confermati a San Pietroburgo che hanno convinto le autorità russe a bloccare i voli da e per Wuhan come misura precauzionale.

La città Wuhan è in totale isolamento da due giorni: ai residenti è stato detto di non uscire e nel caso, hanno l’obbligo di indossare mascherine. Niente mezzi pubblici, strade principali chiuse e aeroporti fermi: una città fantasma con 11 milioni di abitanti. Il dottor Gauden Galea, esperto di malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, allarga le braccia: “Per quanto ne so, cercare di contenere una città di 11 milioni di persone è un caso mai visto prima. Non è stato mai provato come misura estrema per la salute pubblica e in questa fase non possiamo dire se funzionerà o meno”.

Almeno altre nove aree della Cina hanno iniziato a mettere in atto misure precauzionali: Huanggang, vicino a Wuhan, sette milioni di abitanti, ieri ha annunciato la chiusura del trasporto pubblico e pare che sia difficile muoversi anche a Tiananmen, Ezhou, Zhijiang, Dangyang, Qianjiang, Chibi, Xiantao, Lichuan, Jingmen, Xianning, Yichang e Enshi. Tutte città della provincia di Hubei, epicentro dell’epidemia: una regione che una popolazione totale pari a quasi 60 milioni di persone. Poco più dell’intera Inghilterra.

Hubei ha registrato il maggior numero di casi - 549 sul totale - e tutte le 26 vittime, tranne una, sono morte in quella provincia. Un video diffuso in rete, girato a Wuhan, mostrava le drammatiche conseguenze della chiusura della città, con i clienti di un supermercato he litigavano per il cibo e il traffico impazzito sulle poche strade non ancora bloccate. “È la fine del mondo”, commentava un uomo di mezza età.

Secondo gli esperti, ogni persona infettata dal coronavirus lo trasmette in media ad altre 2,5 persone: significa che l’epidemia può continuare indisturbata per mesi. Dalle informazioni emerse nelle scorse ore, il coronavirus appare molto più contagioso di quanto si temesse, e può diffondersi attraverso un semplice colpo di tosse o uno starnuto. “Stiamo assistendo a una diffusione di seconda e terza generazione – ha commentato il dottor David Heymann, esperto di malattie infettive della London School of Hygiene and Tropical Medicine - la diffusione di terza generazione significa che la gente la sta prendendo da altri che a loro volta l’hanno presa da qualcuno, e non più necessariamente dalla fonte animale di origine”.

Il problema più grosso è che gli antibiotici non hanno alcuna efficacia contro i virus, quindi sono fuori questione. I farmaci antivirali sì, ma il processo di comprensione di un nuovo virus per poi sviluppare e produrre farmaci adatti richiede anni ed enormi quantità di denaro. Al momento non esiste ancora un vaccino ed è improbabile che ne venga sviluppato uno in tempo per essere di qualche utilità. Il “National Institutes of Health” degli Stati Uniti e la “Baylor University” di Waco, Texas, sono al lavoro su un vaccino basato su ciò che si conosce sui coronavirus in generale, utilizzando le informazioni disponibili dell’epidemia di SARS. Ma lo sviluppo potrebbe richiedere un anno o forse più.

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