La figlia del Che "Mio padre? Romantico"

| Ospite a Torino del circolo la Poderosa, ricordi struggenti e l'analisi politica

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Aleida Guevara March, la figlia più grande del Che, nata dalle seconde nozze con Aleida March, di mestiere fa la  pediatra in un ospedale di Cuba, ovviamente. A lei chiesero chi era suo padre, che uomo fosse, oltre alla leggenda del comandante militare. Rispose che era un uomo con una grande capacità di amare. Un rivoluzionario, del resto, deve essere innanzitutto un romantico. L'ultima sua immagine - disse in un'intervista - è legata a un momento di grande tenerezza: "Mia madre teneva in braccio il mio fratello più piccolo, lui si avvicinò con la sua uniforme e lo accarezzò dolcemente". Ernesto Che Guevara, pochi giorni dopo quel fugace saluto, prese la strada per la Bolivia. Era il 1967 e lui voleva spingere i campesinos alla rivolta, inizioa comnbattere, con pochi fedelissimi, una guerriglia nella giunga senza speranza. Le popolazioni locali, per paura o per convinzione, isolarono i milizioni, li tradirono segnalando la loro posisizione  alla fine assisterro passivi alle ultime ore di vite del Che. La Cia era sulle sue tracce, così l'esercito boliviano. L'8 ottobre fu catturato e ferito, il 9, nelle mattina, fu giustiziato da un soldato, un sergente, che si offrì volontario. Il corpo fu mutilato, fotografato e le immagini diffuse in tutto il mondo per dimostrare che il dottor Ernesto Guevara, sofferente di asma e in quei giorni privo di medicine, argentino naturalizzato cubano, classe 1928, era davvero morto. 
Aleida era a Torino, in questi giorni, al circolo "La Poderosa", dove ha raccontato, per l'ennesima volta, il senso della rivoluzione cubana in cui lei, ora 60enne, crede ancora fermamente. Negli Anni '80 venne spesso invitato ai Festival de L'Unità. Erano gli anni del terrorismo rosso e nero. Molti ragazzi di allora le domandavano come giudicasse i brigatisti rossi che facevano la guerra al sistema anche in nome del Che. Ripeteva lo stesso concetto: "Se metti la tua vita in gioco, e quella degli altri, devi avere le idee chiare su quello che vuoi fare e ottenere. Se è solo un gesto isolato e inutile, non è da rivoluzionari".  Molti ventenni se ne andavano delusi. Speravamo che Almeia li incitasse ad arruolarsi nelle formazioni combattenti. Chissà, se tanti decenni dopo, pensando alle decine di morti e di vite spezzate dalla galera, qualcuno di loro ripensò alle parole dellla pediatra dell'Havana, anche se ormai troppo tardi.

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