La pandemia e il nuovo ordine mondiale

| La strategia sempre più caotica e rabbiosa di Trump sta accelerando il divario con gli alleati. E con un’America sempre più isolata, la Cina ha tutto da guadagnare

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Il Covid-19 ha sconvolto il mondo per velocità con cui si è diffuso mietendo vittime, ma sta anche accelerando un altro cambiamento negli equilibri del potere mondiale, mettendo da un lato l’America.

Questa settimana l’Europa ha fermamente respinto la visione del mondo di Donald Trump. Le tensioni tra gli storici alleati, in ebollizione da quando l’ex tycoon è entrato alla Casa Bianca tre anni fa, hanno raggiunto il picco massimo proprio durante la pandemia.

Divari e disaccordi sono diventati evidenti martedì a Ginevra, nel corso della votazione all’assemblea annuale dell’OMS, che ha preferito appoggiare l’approccio conciliante dell’Europa nei confronti della Cina in relazione all’indagine sull’epidemia. L’evidenza di come gli Stati Uniti stiano perdendo influenza è apparsa chiara con la respinta dell’approccio più duro chiesto dall’America. Un atteggiamento che dovrebbe far scattare l’allarme a Washington.

Ad appena cinque mesi dall’inizio del 2020 sembra di essere entrati in una nuova era, che divide in modo netto il prima e il dopo. Improvvisamente le dinamiche di ogni singola disputa geopolitica sono esacerbate dalla pandemia, acuite dalla complessità e dall’urgenza della situazione.

In primo piano c’è la perenne battaglia per il predominio tra Stati Uniti, Europa e Cina. Trump ha denunciato la gestione della pandemia da parte di Xi Jinping, Pechino ha negato le accuse criticando l’approccio statunitense alla pandemia, l’Europa ha scelto di non patteggiare per nessuno, cercando di fare da paciere.

Trump ha anche tentto di incolpare l’OMS di essersi schierata con la Cina, tagliando di quasi 500 milioni di dollari i finanziamenti. Al contrario, malgrado le profonde preoccupazioni sulla gestione della pandemia da parte della Cina, i leader europei hanno appoggiato la risoluzione dell’OMS che chiede “un processo graduale di valutazione imparziale, indipendente e completo, che includa l’uso dei meccanismi esistenti per rivedere l’esperienza acquisita e le lezioni apprese”.

Il linguaggio non ispira fiducia nella speranza vana che la Cina decida di espiare le proprie colpe, ma è più che altro la misura dell’abisso che si sta aprendo tra Trump e i suoi alleati europei. La decisione dell’Europa di rifiutare il confronto di Trump influirà anche sulle elezioni americane: indipendentemente da chi vincerà, capisce che la leva globale americana oggi conta sempre meno.

Questo dimostra anche quanto il resto del mondo affidi le proprie speranze alle prossime elezioni americane. L’Europa preferisce un leader e un partner commerciale che condivida i suoi valori democratici, e il voto dell’OMS vale come promemoria.

Nella distanza siderale tracciata da Trump, la folle gestione della pandemia non mostra certamente un alleato su cui si possa contare in un momento di emergenza. Nei loro discorsi a Ginevra, il cancelliere tedesco Merkel e il presidente francese Macron, insieme al premier svizzero Simonetta Sommaruga, hanno puntato il dito sul taglio dei finanziamenti all’OMS decisi da Trump.

I suoi annunci incoerenti, la natura irascibile e i commenti sconsiderati, sembrano lasciare ai leader europei poca scelta. Forse non si fidano di Xi, ma di certo non vogliono che Trump imponga una strategia sulla pandemia che, a loro avviso, farebbe solo infuriare il premier cinese.

L’atto di indipendenza è uno schiaffo in faccia a Trump e al suo Segretario di Stato Mike Pompeo e segue la scia del conflitto per la tecnologia 5G. In quella battaglia, gli Stati Uniti hanno cercato di intimidire le nazioni occidentali affinché evitassero l’opzione cinese delle telecomunicazioni, minacciando di negare i briefing di intelligence a coloro che avevano disobbedito.

Eppure, a poco più di cinque mesi dalle elezioni presidenziali statunitensi, la decisione dell’Europa (e quella di oltre 120 altre nazioni) all’assemblea dell’OMS è anche un severo avvertimento per i democratici americani: perdere a novembre significa assistere alla discesa inesorabile dell’influenza di Washington nel mondo. Per l’immagine dell’America sarebbero altri quattro anni di Trump avrebbero effetti devastanti.

Se Xi riesce a sfuggire alle indagini senza ammettere alcun errore, diventa improbabile che paghi per i propri errori, come vorrebbe Trump. Ma il problema non è neanche quello, quanto piuttosto l’abilità di Xi nel portare gran parte del mondo verso le proprie posizioni. A completare il quadro c’è anche l’intervento del leader cinese all’assemblea dell’OMS, con l’offerta di 2 miliardi di dollari da leggere come un messaggio inequivocabile: mentre Trump si chiude a riccio abbandonando il resto del mondo al proprio destino, la Cina si trova di fronte a praterie sconfinate.

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