La più celebre serial killer australiana potrebbe essere innocente

| Kathleen Folbigg è stata condannata per l’omicidio dei suoi quattro figli: ma secondo le più recenti scoperte scientifiche, la causa più probabile sarebbe un’anomalia genetica trasmessa ai bimbi, che ha causato la “morte in culla”

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Kathleen Folbigg è un nome che in Australia, e ovunque siano gli arrivati gli echi della sua vicenda, mette i brividi: considerata la più nota e spietata serial killer australiana, un mostro accusato e condannato a quarant’anni di galera per l’omicidio dei suoi quattro figli. Classe 1967, Kathleen viveva con la sua famiglia Newcastle, 200 km circa da Sydney.

Caleb, la prima delle sue vittime, aveva appena 19 giorni quando nel febbraio 1989 morì improvvisamente: gli erano state diagnosticate difficoltà respiratorie, secondo i medici non preoccupanti, e dopo una notte difficile era stata Kathleen a trovarlo senza vita. Secondo l’autopsia, un decesso che rientrava nella casistica inspiegabile della “morte in culla”.

Un anno dopo nasce Patrick Allen, ma anche lui sembra avere problemi: una notte, risvegliato dai rumori, Craig trova sua moglie accanto alla culla del figlio che respirava a fatica. In ospedale gli diagnosticano una grave forma di epilessia accompagnata da cecità, e iniziano un ciclo di cure. Il 18 febbraio 1991, Kathleen chiama il marito sul lavoro in preda alla disperazione urlando: “È successo di nuovo”.

La coppia si trasferisce a Thornton, nel West South Wales, e il 14 ottobre 1992 nasce una nuova speranza: Sarah Kathleen, che muore in circostanze mai chiarite il 29 agosto di un anno dopo. Nel 1996, dopo un nuovo trasloco, nasce Laura Elizabeth, che muore a due anni, il 27 febbraio 1999.

Per Craig Folbigg, il marito, quattro figli morti sono molto più di un sospetto, e inizia a indagare trovando causalmente un diario della moglie in cui alcune frasi inquietanti: “volevo solo smettesse di piangere”, o ancora che uno dei bambini era morto con “un po’ d’aiuto”. Contro Kathleen gioca anche un precedente che riguarda la sua famiglia: nel 1969, il padre aveva ucciso la moglie con 24 coltellate. Uccidere poteva essere un istinto di famiglia.

Fin dall’inizio, la vita della donna era stata segnata dalle tragedie, e crescendo era diventata una bambina difficile, con problemi comportamentali: secondo una perizia medica non era da escludere una possibile violenza subita dal padre. Alla fine degli anni ‘80, Kathleen conosce Craig Folbigg in una discoteca di Newcastle: si sposano e Caleb, il primo figlio, nasce quando Kathleen ha 21 anni.

Il 19 aprile 2001, Kathleen Folbigg viene arrestata e accusata di aver ucciso i suoi quattro figli. Fra i pochi a non crederlo una sua amica, Tracy Chapman, che la descrive come una mamma premurosa. Ma nel 2003, durante il processo, l’accusa chiede la condanna per le morti dei bambini, si sospetta soffocati. Non c’erano prove forensi conclusive, ma solo l’applicazione di una massima accreditata al pediatra britannico Roy Meadow: “La morte improvvisa di un bambino è una tragedia, due è sospetta e tre è omicidio, fino a prova contraria”.

Kathleen Folbigg non ha mai confessato nulla, dicendosi innocente, ma il caso era ormai di dominio pubblico e la giuria finì per dichiararla colpevole dell’omicidio di tre bambini e di omicidio colposo del quarto. In appello la condanna è scesa a 30 anni di prigione con un periodo di non condizionale di 25 anni.

Ma nuove prove ed esami scientifici stanno aprendo un nuovo spiraglio, dimostrando forse che potrebbe non essersi trattato di omicidi. I test genomici mostrano che almeno due dei bambini sono probabilmente morti a causa di una mutazione genetica non individuata in precedenza che ha portato a complicazioni cardiache. La scoperta ha spinto 90 scienziati - compresi due premi Nobel australiani - a chiedere al governatore del Nuovo Galles del Sud di concedere la grazia a Katheen Folbigg o di riaprire il caso con un nuovo processo. Se mai accadesse, la vicenda diventerebbe uno dei peggiori errori giudiziari della storia dell’Australia.

La “SIDS” (Sudden Infant Death Syndrome), detta “morte in culla”, colpisce nel sonno bambini in genere di età inferiore ad un anno, e malgrado gli studi non ha ancora trovato alcuna spiegazione scientifica. Come parte dell’inchiesta, il team legale della Folbigg si è avvalso del lavoro della professoressa Carola Vinuesa, co-direttrice del Centro per l’immunologia dell'Australian National University, chiedendole di sequenziare i genomi dei bambini per appurare se fosse presente una mutazione genetica capace di causare la SIDS. “C’è la possibilità che la Folbigg fosse portatore di qualcosa che poteva essere trasmesso ai bambini. Per quanto ne so, questo è il primo caso in cui un tribunale, in tutto il mondo, ha usato il sequenziamento dell’intero genoma per trovare la prova di una causa di morte”. Il team della dottoressa Vinuesa hanno individuato una variazione inedita nel gene CALM2 che controlla come il calcio viene trasportato dentro e fuori le cellule del cuore. Nelle sequenze dei genomi di tutti e quattro i bambini, entrambe le bimbe avevano la stessa mutazione CALM2 della madre.

Dopo la chiusura dell'inchiesta, altre prove sono venute alla luce, spingendo Vinuesa e il suo team a scrivere al giudice dicendogli che era probabile che le figlie fossero morte a causa della variante, ma  il giudice ha negato la riapertura dell’inchiesta.

Lo scorso novembre, gli scienziati hanno pubblicato prove ancora più convincenti. Guidato dal professore danese Michael Toft Overgaard, un team di esperti di sei paesi ha concluso che la variante CALM2 avrebbe alterato il ritmo cardiaco delle bambine, specie in presenza di farmaci: quando è morta, Sarah era sotto antibiotici, mentre Laura era trattata con paracetamolo e pseudoefedrina a causa di per un’infezione respiratoria. “Riteniamo che la variante abbia probabilmente accelerato le morti naturali delle due bambine”, hanno scritto i ricercatori. Gli scienziati hanno individuato altre variazioni nei geni BSN: una ereditata dalla madre, e l’altra probabilmente dal padre, anche se ha rifiutato di fornire un campione. Nei topi, quando entrambe le copie del gene BSN sono difettose possono causare attacchi epilettici che portano alla morte improvvisa.

Solo 75 persone nel mondo sono note per essere portatrici di mutazioni nei loro geni CALM1, CALM2 o CALM3 che hanno dimostrato di essere letali nei bambini. Ma mentre le mutazioni genetiche che causano la SIDS possono essere rare nella popolazione, una volta che un genitore ha una mutazione genetica c’è un’altissima possibilità che la trasmetta.

La svolta non ha ancora ridato la libertà a Kathleen Folbigg, ma ha comunque avuto un impatto: i suoi avvocati hanno depositato una causa presso la Corte d’Appello del Nuovo Galles del Sud, sostenendo che l’inchiesta del 2019 ha applicato erroneamente la legge. “È preoccupante che le prove mediche e scientifiche siano state ignorate a favore di prove indiziarie. Ora abbiamo una spiegazione alternativa per la morte dei bambini, ed è giusto arrivare alla verità”.

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