La seconda isola harem di Epstein

| Tra i suoi numerosi possedimenti, il miliardario pedofilo morto suicida aveva voluto aggiungere ad ogni costo Great St. James Cay. Una trattativa complicata risolta con l’inganno

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Da uno dei suoi jet privati, Jeffrey Epstein aveva messo gli occhi su un lembo di terra delle Virgin Island che gli aveva solleticato l’idea di creare un’altra depandance per il suo harem di ragazzine. Si chiamava Great St. James Cay, e doveva essere sua, ad ogni costo. Ma l’affare non si era rivelato affatto semplice: il proprietario, dopo un paio di verifiche, aveva risposto attraverso i propri legali che non aveva alcuna intenzione di sedersi ad un tavolo per trattare con un uomo reo confesso di pedofilia. All’apparenza, Epstein a quel punto si ritira dalle trattative, ma in realtà agisce come un vero uomo d’affari abituato a scavalcare gli ostacoli, più che aggirarli: crea una società in cui come proprietario risulta addirittura un sultano, Ahmed bin Sulayem, ricco uomo d’affari di Dubai legato alla famiglia reale. Il proprietario dell’isola ci casca, e l’affare si conclude con un assegno circolare da 22,5 milioni di dollari.

Solo in seguito, con la richiesta di permessi per lavori da effettuare sull’isola, il nome di Epstein emerge nelle carte, ma ormai l’affare era fatto.

È il risultato di un’inchiesta realizzata dal “Miami Herald”, che è riuscito a svelare uno dei tanti affari sporchi del multimiliardario, un uomo spregiudicato, capace di iniziare come insegnante delle elementari in una scuola di New York City e finito fra i main partner della banca d’investimenti “Bearn Stearns”. Perfino il sultano Ahmed bin Sulayem, in realtà era Sultano solo di nome e non come titolo nobiliare, ha confermato uno dei collaboratori di Epstein.

A quasi due mesi dall’apparente suicidio dello scorso 10 agosto, nella cella del Metropolitan Correctional Center di New York, determinare con esattezza la provenienza dell’enorme ricchezza di Epstein rimane un esercizio misterioso. Ma sta assumendo ulteriore importanza per i risarcimenti delle vittime, le ex ragazzine di cui aveva abusato sessualmente per almeno trent’anni, senza che nessuno riuscisse a fermarlo. Sta lentamente emergendo un quadro delle sue attività commerciali e delle rete di amicizie importanti: rapporti recenti mostrano che Epstein era all’avanguardia nella trasformazione di mutui e obbligazioni in quei complessi strumenti che un decennio fa hanno quasi fatto crollare il sistema finanziario globale.

Il legame di Bin Sulayem con Epstein però è diverso dagli altri, perché il suo nome potrebbe essere stato usato dal finanziere senza il suo permesso. Gli accordi di non divulgazione sono comuni nel settore immobiliare, in particolare per beni immobili costosi che gli acquirenti facoltosi vogliono tenere fuori dal radar pubblico. 

Il venditore della proprietà di Great St. James era Christian Kjaer, uno degli uomini più ricchi della Danimarca. I membri della sua famiglia possedevano la proprietà da quasi quattro decenni, ma non voleva avere nulla a che fare con Epstein per via della condanna del 2008 per adescamento e abusi sessuali su minori.

“Epstein non era popolare sull’isola”, ha raccontato Susan Astani-Kjaer, la moglie del venditore. E perfino la gente di St. Thomas aveva pregato la coppia di non vendere l’isola ad un uomo come Jeffrey Epstein, la cui fama di orco famelico ormai lo precedeva ovunque.

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