La signora delle esecuzioni

| Michelle Lyons, per quasi vent’anni portavoce del dipartimento della giustizia del Texas, ha assistito all’esecuzioni di quasi 300 condannati, uomini e donne

+ Miei preferiti
Di Germano Longo
Il primo fu Ricky McGinn, mandato a morte con iniezione letale il 27 settembre del 2000: sul suo capo pesavano lo stupro e l’uccisione di Stephany, la sua figliastra di appena 12 anni.

Michelle Lyons aveva 22 anni e McGinn se lo ricorda ancora, e ancora si commuove, anche se da quel momento in poi, alla morte avrebbe dovuto farci l’abitudine: in quasi vent’anni, come portavoce del “Texas Department of Criminal Justice”, ha visto morire 300 fra uomini e donne, tutti condannati alla pena capitale.

L’unica colpa di Michelle essere nata ad Huntsville, un centinaio di km da Houston: 5 prigioni che portano delinquenti ma sono anche una fonte di lavoro ai 30mila abitanti. Quasi la metà delle esecuzioni di tutti gli Stati Uniti avvengono lì, se può essere un vanto. E al “Texas Department of Criminal Justice”, 7mila dipendenti, si conservano i “final statement” dei condannati a morte, quelli che secondo la legge 22 giorni prima di morire ricevono l’annuncio più sinistro della loro esistenza: “dead man walking”.

Quel giorno, il condannato ha diritto a scegliere l’ultimo pasto, poi viene portato nella stanza della morte, gli uomini dello “strap down team” lo fanno sdraiare sulla lettiga e nelle braccia gli entrano due aghi che iniettano “Pernobarbital”, una soluzione salina a base di barbiturici. È il momento in cui il condannato può dire le sue ultime parole, davanti ad un piccolo pubblico presente per legge che assiste dietro un vetro: c’è chi si pente all’ultimo istante, chi piange, chi chiede perdono, chi implora, chi riesce perfino a scherzare.

Michelle Lyons li ha visti tutti: David Lee Powell, ucciso nel 2010 dopo 31 anni di galera, Milton Mathis, giustiziato nel giugno del 2011 dopo la lunga battaglia legale dei suoi avvocati perché la corte gli riconoscesse un forte ritardo mentale, Humberto Leal, mandato a morte nel luglio dello stesso anno, neanche un mese dopo, Beunka Adams, giustiziato nell’aprile del 2012, che in lacrime si era affidato all’ultima frase: “Ho sbagliato, ma non posso tornare indietro”.

La carriera di Michelle, che i penitenziari aveva iniziato a frequentarli per il tarlo del giornalismo e una collaborazione con un quotidiano locale, entra in quel mondo in modo definitivo quando le propongono il posto, assegnandole un ufficio a pochi passi dalla “Dead House”, nell’ala più a sud del penitenziario di Walls Unit. Fra i suoi compiti, essere quella che rappresentava il dipartimento della giustizia dietro al vetro, mentre i condannati morivano uno dopo l’altro. In vent’anni ne ha persi solo tre: quando si è sposata, quando è nato suo figlio e una volta in cui bisogna calmare i giornalisti che assediavano l’ingresso del penitenziario.

Quello che non riesce a cancellare sono i volti dei condannati, che dopo poche gocce di liquido trovavano di colpo quella pace che in vita non erano riusciti ad avere. Le storie che ha visto in vent’anni tante, qualcuna rimasta più impressa delle altre, come quella di Napoleon Beazly, 17enne che durante una rapina in una stazione di servizio aveva freddato il benzinaio. Condannato a morte, l’aveva intervistato per il giornale in cui lavorava, finendo quasi per farci amicizia fino al 28 maggio del 2002, quando gli aghi entrano nel suo braccio. Quel giorno, Michelle Lyons si ritrova a pensare che forse un po’ di galera poteva bastare. Ma è una lezione che impara a caro prezzo: certe cose finiscono per ammazzare anche te, solo più lentamente, e per sopravvivere a quell’onda anomala di tristezza e storie di vita che si attaccano addosso, Michelle non ha scelta: estraniarsi, avere poco a che fare con i condannati a morte per non soffrire nel vederli andare via. Cambia pelle, e nel tempo inizia a preoccuparsi per il muro infrangibile che si è costruita, ma intorno a lei sta cambiando anche il dipartimento della giustizia, sempre più sotto l’attacco del mondo intero ad ogni esecuzione. Le cambiano incarico, e lì capisce che è ora di smettere. Pur restando a favore della pena di morte, “perché su certi crimini così efferati non può esistere alternativa alla giustizia”, ha detto basta: un nuovo matrimonio e un nuovo lavoro a Houston, che sarebbe anche perfetto, se non fosse per la strada da fare in macchina e quel tempo infinito che diventa la palestra di pensieri e ricordi. L’ultima esecuzione a cui assiste, quella di Keith Thurmond, il 7 marzo del 2012, condannato per l’omicidio della moglie e del suo amante. Chiede “chicken spaghetti”, poi si lascia infilare gli aghi nelle vene del braccio e mormora, “Go ahead and finish it off”. Facciamola finita in fretta.

Mondo
Coppia aggredita da un cervo
Coppia aggredita da un cervo
È successo in Australia: lui è morto per le lesioni, lei è in gravi condizioni in ospedale. L’animale viveva libero nella loro tenuta
Colpo di Stato in Sudan
Colpo di Stato in Sudan
I militari hanno circondato il palazzo presidenziale: il presidente Omar al-Bashir si sarebbe dimesso: teme di finire sotto processo per genocidio. A guidare la protesta una donna misteriosa
L'Ecuador sfratta Assange
L
Via dall'ambasciata di Londra che lo ospita dal 2012 per evitare l'estradizione negli Usa. Il fondatore di WikiLeaks avrebbe pubblicato "false notizie" contro il presidente Moreno che "ora ha perso la pazienza"
Un speranza anche per Manuel
Un speranza anche per Manuel
Un clinico svizzero ha elaborato una tecnica per tentare si superare le lesioni midollari con la tecnica "Stimo". Alcuni pazienti hanno ripreso a camminare. Il caso del nuotatore azzurro sarà esaminato
I parenti di Brenton Tarrant sotto shock
I parenti di Brenton Tarrant sotto shock
La nonna e lo zio, che vivono a Grafton, in Australia, non si danno pace: “Era cambiato dopo un lungo viaggio in Europa”. L’ultima volta l’avevano visto un anno per un compleanno, “era normale, come sempre”
Strage moschee, sale il numero dei morti
Strage moschee, sale il numero dei morti
Uno dei 36 feriti tutt’ora ricoverati non ce l’ha fatta. Il punto sulle indagini della polizia e del premier Jacinta Arden
L’eroe di Christchurch
L’eroe di Christchurch
Si è lanciato contro l’attentatore, impedendogli di ripetere la strage che aveva appena compiuto nella prima moschea. Rifugiato afghano, racconta di aver agito d’impulso, sperando di salvare più persone possibili
Kalashnikov è diventato un drone
Kalashnikov è diventato un drone
L’azienda che porta il nome dell’inventore dell’AK-47 ha appena presentato un drone militare: può portare 3 kg di esplosivo a 130 km/h. Per gli esperti sono le prime avvisaglie della guerra tecnologica 3.0
Rom, apolidi e incontrollabili
Rom, apolidi e incontrollabili
Secondo il Cir, il nuovo decreto sicurezza allunga i tempi per ottenere la cittadinanza italiana sino a 4 anni. I Rom bloccati in un limbo
Manager Huawei fa causa al Canada
Manager Huawei fa causa al Canada
Gli Usa pronti a chiederne l'estradizione. La rabbia dei cinesi: "Grave incidente diplomatico". Meng Whanzou accusata di avere violato le sanzioni all'Iran