La strage senza senso nella Sin Cityattimo per attimo la notte del terrore

| Bilancio tragico, 59 morti e 544 feriti. La ricostruzione della follia omicida di un tranquillo agente immobiliare. Ma il male vero è la passione per le armi?

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Qualcuno, in una stanza al 32 piano dell'Hotel-casinò Mandalay, uno dei più grandi del mondo con le sue 3 mila camere, infrange con un martello due vetrate. E' la zona sud della Strip. in un'area posta lateralmente, a circa due-trecento di distanza è appena iniziato il Route 91 Harvest Festival dedicato alla musica folk. Jason Aldean inizia a cantare, lo fa per 45 secondi, poi sullo sfondo si sentono rirpetute raffiche di fucile automatico, molti pensano si tratti di fuochi artificiali invece è l'inizio della strage più sanguinosa mai avvenuta nella storia americana. Quasi sessanta morti, ma la cifra delle vittime di Las Vegas crescerà, come cresce sempre. Stephen Paddock, 64 anni, è un uomo dalla personalità invisibile. Nessun precedente penale, neanche una multa non pagata. Fa il mediatore immobiliare, vive in un sobborgo residenziale di Las Vegas, Mesquite, in una villa, divorziato da 20 anni, ha un compagna di due anni più giovane. Appassionato di pesca edi caccia, con un brevetto da pilota e una passione per le crociere e i viaggi. Un classico esponente della middle class amarricana, con un unico neo nel passato: il padre era un rapinatore seriale di banche, che passò la sua vita in carcere. Ma lui e il fratello Eric non hanno mai violato la legge; persone rispettate, discrete, chiuse nel proprio mondo. Il killer aveva la passione del gioco e inviava sulla chat selfie con le vincite che faceva frequentando i casinò della zona. Venti, quarantamila dollari. Cifre importanti, ma senza mai passare il segno di un ossessione per l'azzardo. Cosa ha spinto quest'uomo a trasformarsi in feroce assassino per ora è un mistero irrisolto. Ha raggiunto due giorni prima il Mandalay, con due grossi trolley. All'interno 17 armi, compresi un paio di mitragliatori muniti di treppiede. La sua azione è stata definita così dai media Usa: una doccia di proiettili sulla folla inerme. E' durata 18 lunghissimi eterni minuti, prima che la metro police individuasse la fonte degli spari, quella finestra con i cristalli infranti al 32 piano dell'albergo. Ha usato un Ak47 modificato per aumentare la velocità della raffica e per prendere meglio la mira. Sei agenti delle squadre Swap sono saliti lungo i al Mandalay piano per piano, sino al 32esimo. Paddock ha sparato attraverso la porta ma quando è stata sfondata la porta, l'assassino era già morto. Domande senza risposta. Perchè la sorveglianza interna non è intervenuta in tempo reale? E' noto che all'interno degli alberghi-casinò operano guardia armate sino ai denti. Come mai sono rimasti inermi? A Las Vegas è stata una lunga giornata, nel vano tentativo di un ritorno alla normalità, mentre Mgm ha messo a disposizione ai familiari delle vittime decine di camere gratis. Il tempo passa tra manifestazioni religiose, preghiere, appelli, in rilievo quello di papa Francesco che ha definito la strage "assurda".
A quale voce aggiungerla, se terrorismo o la solita, folle passione per le armi sfociata in  tragedia, lo diranno le indagini, prima o poi. Ma forse, guardandola meglio, c'è quasi da sperare che sia opera di un radicalizzato sedotto la fascino del califfato e non dell'americano medio uscito fuori di testa senza che nessuno facesse nulla per fermarlo. Ma tanto, nulla servirà a cambiare una realtà che si nutre di cifre impressionanti: circa 357 milioni di armi su 320 milioni di abitanti secondo i dati diffusi dal "Congressional Research Service", utilizzati dall'ex presidente Obama nel suo "Executive Action", il decreto che conteneva misure restrittive sul possesso di armi da fuoco. Una battaglia persa ancora prima di iniziare, minata come sempre dalla potentissima lobby del "National Rifle Association", pronta a rimandare al mittente ogni tentativo di limitare i grilletti in circolazione appellandosi al secondo emendamento, che nero su bianco ammette il possesso di armi per garantire la sicurezza in uno stato libero. E a nulla serve ricordare che quand'è stato scritto, nel dicembre del 1791, le cose erano leggermente diverse, e difendere casa e famiglia era una necessità. Ma per 40 stati su 50, nulla è cambiato: grazie a loro, gli Stati Uniti restano saldamente al comando nella classifica sull'uso delle armi, seguiti dallo Yemen. Non male, se si pensa che nel paese arabo è in atto da anni una sanguinosa guerra civile.

Inutile, o superfluo, ricordare anche le stragi improvvisa che ogni tanto spuntano nelle cronache, che nulla sono rispetto agli incidenti causati da armi da fuoco: 316 mila morti fra il 2004 ed il 2013, contro 36 vittime accertate per terrorismo sul suolo americano. Più o meno 30.000 persone ogni anno, 30 al giorno: grosso modo come il Congo. Per andare ancora di più nello specifico, nel solo 2015, 756 minori ci hanno lasciato la pelle: di questi, 19 erano bambini che si sono uccisi in modo involontario. Su tutti, resta emblematico il caso di Jamie Gilt, fervida attivista in favore del possesso di armi, che nel marzo del 2016 ha provato di persona gli effetti delle sue battaglie: suo figlio, un bimbetto di quattro anni appena, non solo ha trovato facilmente in casa una pistola, ma ha premuto il grilletto contro sua madre prima che questa riuscisse a levargliela.

Effetti collaterali inevitabili che fanno parte di una vera e propria cultura delle armi fortemente radicata, accompagnata dalla salda convinzione che Dio protegge, ma una Colt sa fare molto meglio. Nel 2012, alla domanda sul motivo principale per l'acquisto di un'arma, il 67% degli intervistati rispondeva per la criminalità crescente, i restanti si dividevano fra poligoni di tiro e battute di caccia. Nel 2013, il sito Atlantic Online si è spinto oltre, paragonando il numero di morti di ogni grande metropoli americana a posti ritenuti pericolosi: Atlanta non ha nulla da invidiare all'intero Sud Africa, Detroit è come El Salvador, Phoenix è uguale al Messico, Baltimora al Guatemala, Miami all'intera Colombia.

Va detto: anche i supermercati per famiglie, dove il 3x2 non manca e la fiera del bianco neanche, hanno il loro bravo angolino dedicato alle armi. Si trova di tutto, dai fucili alle pistole, dai coltelloni alla Rambo alle balestre, comprese frecce, cartucce, mirini e kit per la pulizia. E per chi non sa esattamente come muoversi niente paura: decine e decine di pubblicazioni sono pronte a spiegare ogni cosa nel dettaglio. Le nuove armi sono testate e consigliate, esattamente come si fa per un'auto. Per fare un esempio, sulla copertina dell'ultimo numero di "Personal & Home Defense", una coppia imbraccia i fucili mentre un bimbo, in mezzo a loro, si tappa le orecchie. Il titolo è quanto mai chiaro: "Don't be a victim. Get trained and armed". Al cambio attuale "Non essere la prossima vittima, allenati e armati".

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