L’avventura di Randy, per 73 giorni in aeroporto

| Un giovane calciatore ghanese è rimasto bloccato nello scalo aeroportuale di Mumbai, in India, dove era andato per un contratto con una squadra di calcio

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Nelle pieghe della pandemia e delle storie che si sono intrecciate nei mesi più duri del lockdown, ce n’è una che ricorda da vicino il film del 2004 “The Terminal”, la pellicola che raccontava la vicenda di Viktor Navorski, cittadino di un immaginario paese europeo rimasto bloccato in un limbo diplomatico all’interno dell’aeroporto “JFK” di New York. Diretto da Steven Spielberg, racconta le giornate e le nuove amicizie del povero esule interpretato da Tom Hanks.

Era solo un film, che come tutte le pellicole ha il compito di portare all’eccesso situazioni a volte paradossali, anche se ispirate alla realtà. Non è il caso di Randy Juan Muller, 23 anni appena compiuti, un calciatore di origine ghanese ingaggiato da una società per giocare nel campionato di calcio a 7 in India, rimasto prigioniero per 73 giorni nell’aeroporto di Mumbai.

Randy era volato in India il 7 novembre dello scorso anno per un contratto di sei mesi con l’ORPC Sports Club, una società del Kerala. Quando la pandemia ha iniziato a bloccare i Paesi e costringere gli aerei a terra, Randy è riuscito a prenotare un posto su un volo previsto il 30 marzo, uno degli ultimi aerei diretti in Africa prima del lockdown. Una settimana prima del volo, prende un treno per Mumbai: “Avevo sentito voci che parlavano della possibilità di un blocco totale dell’India, così ho scelto di spostarmi per tempo, pensando di trovare da dormire in un ostello o un dormitorio”. Il 21 marzo, quando arriva a Mumbai, capisce che l’equivalente di 11 euro che ha in tasca non basta per trovare una stanza.

“Non conoscevo nessuno in città: ho visto dei poliziotti e ho raccontato loro la mia storia. Mi hanno consigliato di andare all'aeroporto e aspettare”. Tre giorni dopo, il primo ministro Narendra Modi annuncia un lockdown di 21 giorni in tutto il Paese: tutti gli arrivi e le partenze dei voli internazionali sono cancellati di colpo. Senza molte altre scelte, Randy decide di dormire nella sala partenze dell’aeroporto internazionale “Chhatrapati Shivaji Maharaj” di Mumbai fino alla ripresa dei voli internazionali. Ma il blocco continua ad essere prolungato.

“La gente dell’aeroporto è stata molto disponibile. Mi hanno dato cibo e mi hanno aiutato molto”: un agente della sicurezza gli ha persino trovato un cellulare nuovo dopo che il suo si era danneggiato per una caduta. Il telefono era l’unica speranza e l’unico modo per tenersi in contatto con la famiglia e il consolato del Ghana di Mumbai, dove gli impiegati ripetono che durante l’isolamento non c’era molto che potessero fare. “Per la verità non mi sono mai preoccupato, perché sapevo che sarei tornato a casa. Ho avuto momenti di sconforto, cercando però di rimanere forte e motivato”.

La brutta avventura di Randy Juan Muller si è conclusa all’inizio di giugno, dopo aver lanciato un appello su Twitter, come suggerito da un addetto alla sicurezza dell’aeroporto. Un giornalista locale ha visto i suoi tweet ha condiviso l’appello taggando Aaditya Thackeray, ministro del turismo e dell’ambiente dello stato, ma anche presidente della “Mumbai District Football Association”. Nel giro di poche ore, Randy è stato portato dall’aeroporto a un hotel dove rimarrà fino a quando non sarà in grado di prendere un volo per tornare a casa. Il suo contratto è ormai scaduto senza che sia riuscito a dare un calcio ad un pallone, ma spera in una seconda possibilità: “Sono andato via di casa per dare da mangiare alla mia famiglia: il mio era molto più di un sogno”.

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