Le disperate manovre per liberare la Even Given

| Le autorità del Canale di Suez autorizzano la rimozione di 20.000 metri cubi di sabbia dal fondale per liberare l’enorme portacontainer. Un blocco che può avere conseguenze pesanti

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Rischia di avere pesanti contraccolpi economici in tutto il mondo il caso della “Even Given”, l’enorme portacontainer battente bandiera panamense che da martedì scorso a causa dei forti venti si è incagliato di traverso nel canale di Suez, bloccando totalmente l’unico collegamento diretto fra Oceano Indiano e Mediterraneo.

Secondo una stima del “Centro Studi Intesa Sanpaolo” il blocco potrebbe incidere del 12% sul commercio mondiale, con un costo valutato in 9,6 miliardi di dollari al giorno. Per gli esperti, se la nave non sarà liberata in breve tempo, l’ingorgo potrebbe avere un impatto sul mercato del petrolio, sul trasporto marittimo e sulle tariffe dei container, portando a un aumento del costo dei beni di uso quotidiano.

Da giorni è iniziata una corsa contro il tempo per spostare un colosso lungo 400 metri e largo 59, poco meno della larghezza stessa del canale, mentre una lunga coda formata dai 150 cargo attendono che la situazione si sblocchi. Alcune navi hanno deciso di puntare verso Capo Horn, ma significa affrontare 3.800 miglia e fino a 12 giorni di navigazione in più.

Nelle scorse ore, le autorità del canale hanno autorizzato la rimozione di 20.000 metri cubi di sabbia dal fondale per liberare la nave, con l’utilizzo di due draghe, nove rimorchiatori e quattro escavatori. “Oltre ai mezzi già sul posto, è in arrivo una draga aspirante in grado di spostare 2.000 metri cubi di materiale ogni ora”, ha assicurato Bernhard Schulte, responsabile tecnico della Ever Given, ammettendo che si tratta di un’operazione “tecnicamente molto complicata” che potrebbe richiedere giorni.

L’autorità del Canale di Suez ha anche interpellato una squadra di esperti dell’olandese “Smit Salvage” e della giapponese “Nippon Salvage”, che in passato hanno lavorato in diverse operazioni navali impegnative.

“La maggior parte del commercio tra l’Asia e l’Europa si basa ancora sul canale egiziano e dato che merci vitali, tra cui attrezzature mediche e DPI si muovono attraverso queste navi, chiediamo alle autorità egiziane di fare tutto il possibile per riaprire il canale il più presto possibile”.

Non è la prima volta che il canale, aperto nel 1869, si trova ad affrontare una chiusura improvvisa: la prima tra il 1956 e il 1957, durante la seconda guerra arabo-israeliana, e di nuovo nel 1967, quando Israele occupò la penisola del Sinai e non riaprì fino al 1975.

Ma il blocco attuale potrebbe avere un impatto molto più grande e dirompente, poiché nei decenni successivi il commercio tra Europa e Asia è cresciuto in modo esponenziale. “La dimensione del trasporto marittimo è diventata così grande che è molto difficile per le autorità egiziane tenere il passo con la crescita - commenta Bill Wedeman - negli ultimi 50 anni, la dimensione del canale di Suez è praticamente raddoppiata, ma non è ancora abbastanza”.

La Ever Given è di proprietà della compagnia di navigazione giapponese “Shoei Kisen KK”, che in un comunicato stampa si è scusata con le altre compagnie, dicendosi pronta a risarcire gli eventuali danni.

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