Le ultime ore di Hong Kong

| La decisione sembra presa: Pechino pronta a emanare la legge sulla sicurezza nazionale per la città. La reazione degli Stati Uniti, che a Hong Kong hanno sempre applicato tariffe e controlli diversi rispetto al resto della Cina

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Che stavolta fosse tutto diverso si era capito dall’inizio: Pechino ha atteso la fine del lockdown per risolvere l’imbarazzante questione di Hong Kong, che si trascina da troppo tempo per essere ancora tollerata.

Secondo fonti ministeriali, entro giovedì prossimo la Cina continentale potrebbe procedere con la decisione di imporre a Hong Kong una legge sulla sicurezza nazionale molto controversa. A conferma che l’aria sia cambiata anche le parole del segretario di stato americano Mike Pompeo, che ha annunciato la decisione di non considerare più Hong Kong un hub autonomo per scopi commerciali ed economici rispetto al resto della Cina. In una dichiarazione, Pompeo ha bollato la decisione di Pechino come “l’ultima di una serie di azioni che minano fondamentalmente l’autonomia e le libertà di Hong Kong. Dopo un attento studio sui possibili sviluppi, ho annunciato al Congresso che Hong Kong non merita più una diversa considerazione, poiché nessuna persona ragionevole può affermare che Hong Kong saprà mantenere un alto grado di autonomia rispetto alla Cina”. Lo speciale status commerciale ed economico concesso a Hong Kong dagli Stati Uniti esenta la città dalle tariffe e dai controlli sulle esportazioni imposti da Washington alla Cina continentale. Non è chiaro quali ripercussioni avrà l’annuncio di Pompeo: Hong Kong è stata a lungo un hub per molte imprese internazionali, nonché un trampolino di lancio per l’espansione internazionale delle imprese cinesi. Il Consolato Generale degli Stati Uniti a Hong Kong afferma che oltre 1.200 aziende statunitensi che commerciano in Cina hanno uffici centrali in città.

L'annuncio degli Stati Uniti rischia di far infuriare Pechino e di mettere a dura prova le relazioni tra le due parti, che andrebbero ad aggiungersi alle controversie sulla pandemia e alla lunga guerra commerciale. Il governo cinese non ha ancora risposto alle parole di Pompeo, ma il ministero degli esteri aveva assicurato la pronta reazione: “La legislazione sulla sicurezza nazionale a Hong Kong è una questione puramente interna della Cina, che non permette alcuna interferenza straniera”.

Il Parlamento cinese, il Congresso Nazionale del Popolo, è pronto a votare e ad approvare la decisione di emanare una legge sulla sicurezza nazionale che proibirà la protesta, la secessione e la sovversione consentendo alle agenzie per la sicurezza dello stato della Cina continentale di operare in città. Una volta approvata, la commissione permanente dell’Anp redigerà la legge, che sarà attuata su promulgazione del governo di Hong Kong, bypassando la legislatura della città attraverso una porta di servizio costituzionale raramente emanata.

La legge ha scatenato proteste a Hong Kong ed è stata denunciata a livello internazionale, poiché l’obiettivo è quello di limitare molte delle libertà politiche fondamentali e delle libertà civili promesse alla città nel 1997, quando è passata dal dominio britannico a quello cinese.

La proposta di legge sulla sicurezza ha riacceso le proteste: le manifestazioni a favore della democrazia dello scorso anno avevano perso slancio a causa della pandemia, ma domenica scorsa sono tornate in piazza grandi folle. Le proteste sono state accolte con una massiccia presenza della polizia e un approccio verso la “tolleranza zero”, con spray al peperoncino, gas lacrimogeni e perquisizioni utilizzate in modo massiccio per contenere qualsiasi potenziale disordine.

Il governo di Hong Kong ha ripetutamente cercato di placare i timori, in patria come all’estero, che la legge sulla sicurezza nazionale possa rappresentare un duro colpo all’autonomia della città, all’indipendenza della magistratura, alla libertà di parola e di stampa. In un’intervista rilasciata alla CNN, il segretario capo Matthew Cheung, secondo funzionario di Hong Kong, ha tentato di rassicurare la comunità economica internazionale, gli investitori e i cittadini sul fatto che la nuova legge sulla sicurezza non cambierà la governance dell’ex colonia britannica. “Il 99,99% della popolazione di Hong Kong non sarà colpita, continuerà a vivere, continuerà a investire a Hong Kong: solo terroristi e separatisti saranno presi di mira dalla legge”. Ma quando a Cheung è stato chiesto qualche dettaglio in più, non è stato in grado di fornire informazioni specifiche sulla legge: nessuna certezza che qualcuno arrestato a Hong Kong possa essere portato a espiare la condanna nella Cina continentale, o che la legge possa essere applicata anche in modo retroattivo.

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