L’inferno di Beirut

| L’esplosione di un deposito di nitrato di ammonio scuote la capitale libanese: centinaia di morti e feriti. Il presidente un’inchiesta immediata, mentre Trump lancia il sospetto di un attentato. Solidarietà e aiuti da tutto il mondo

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Erano passate da poco le 18 ora locale quando a Cipro, a 240 di km di distanza, i sismografi registrano quella che sembra una scossa di magnitudo 3,3 con epicentro a Beirut, capitale del Libano. Pochi istanti dopo avrebbero scoperto che non si trattava di un terremoto, ma dell’improvvisa esplosione di un deposito dov’erano stivate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, materiale assai pericoloso utilizzato per scopi militari e per i fertilizzanti agricoli. Una serie di video girati da residenti continuano a fare il giro del mondo: mostrano le terrificanti immagini dell’esplosione che forma una nuvola bianca scatenando un’onda d’urto capace di scagliare in aria automobili e infrangere i vetri di edifici anche a 10 km di distanza dall’area dello scoppio. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno un centinaio di morti, diverse decine di dispersi e 4.000 feriti. Fra le vittime accertate Nazar Najarian, segretario generale del partito “Kataeb”: al momento dell’esplosione era nel suo ufficio.

Il primo ministro libanese, Hassan Diab, chiedendo con forza l’apertura di un’indagine per un disastro “inaccettabile”, ha ammesso che ingenti quantità di nitrato di ammonio erano state immagazzinate da almeno sei anni in un magazzino portuale senza alcuna misura di sicurezza.

Il capo della sicurezza generale, Abbas Ibrahim, ha aggiunto che il materiale, “altamente esplosivo”, era stato confiscato anni prima nelle stive di una nave e conservato nel magazzino, a pochi minuti a piedi dai quartieri dello shopping e della vita notturna di Beirut. Secondo l’agenzia di stampa libanese “NNA”, l’esplosione sarebbe stata causata da un incendio esploso in un magazzino di fuochi artificiali nella zona del porto.

L’esplosione arriva in un momento di grave tensione in Libano: venerdì, un comitato delle Nazioni Unite dovrebbe emettere un verdetto sull’omicidio del 2005 dell’ex primo ministro Rafik Hariri, mossa che molti temono possa alimentare le tensioni. Il Paese è anche nel mezzo di un tracollo economico, con l’aumento della disoccupazione, la valuta in calo e tassi di povertà che ormai superano il 50% della popolazione.

Gli ospedali di Beirut, di cui almeno tre sono andati distrutti nell’esplosione, sono piombati nel caos: centinaia di feriti con fratture dovute all’onda d’urto o colpiti da una pioggia di frammenti di vetro, hanno invaso i pronto soccorso, mentre la Croce Rossa libanese lanciava appelli invitando a donare il sangue per aiutare i feriti. 

L’ambasciata statunitense a Beirut ha esortato i propri concittadini a “restare in casa e indossare maschere antigas” per via di numerose segnalazione di gas tossici rilasciati dall’esplosione.

Diversi residenti hanno raccontato ai media che le finestre degli appartamenti sono andate in frantumi di colpo, raccontando di feriti insanguinati che vagano per le strade della capitale libanese in cerca di aiuto.

Il presidente amaricano Trump ha offerto il proprio sostegno al popolo libanese, definendo l’incidente qualcosa che secondo l’intelligence statunitense potrebbe essere un “terribile attacco terroristico”. A smentirlo le parole di alcuni funzionari del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che hanno escluso l’ipotesi. Solidarietà e aiuti anche dal Segretario di Stato Mike Pompeo: “Stiamo monitorando la situazione e siamo pronti ad assistere il popolo libanese”. Con un gesto di distensione importante, visti i difficili rapporti fra i due Paesi, anche Israele ha offerto supporto e assistenza medica. Offerte di aiuti sono giunte anche da Regno Unito, Turchia, Qatar, Spagna e Italia. Il presidente francese Macron ha annunciato la partenza del primo convoglio di soccorsi e aiuti verso il Libano: poco dopo il presidente del Consiglio europeo Charles Michel annunciava che la UE era “pronta a fornire assistenza e sostegno”.

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