L’Interpol sulle tracce dell’erede «Red Bull»

| Nel 2012 travolge e uccide un uomo, ma la ricchissima famiglia versa fiumi di denaro per salvarlo dalla galera. Ma i thailandesi non ci stanno e la polizia formula nuove accuse accompagnate da un mandato di cattura internazionale

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Fino al 2012 era solo un viziato, sbruffone, capriccioso, esagerato giovane thailandese di 35 anni ma mai cresciuto abbastanza, che studiava come dilapidare i denari messi insieme dall’impero di famiglia, la “Red Bull”. Vorayuth Yoovidhya, per tutti “Boss”, passava la vita fra crociere esclusive e party, voli privati e capricci di ogni genere, spesso al fianco di celebrità come Gordon Ramsey, di cui era cliente affezionato. Nipote di Chaleo Yoovidhya, fondatore del colosso Red Bull, suo padre e altri 11 fratelli si sono divisi le quote dell’impero garantendosi un’esistenza che in Thailandia non significa solo l’élite della ricchezza, ma anche strette connivenze con il potere. Ma la sera del 3 settembre 2012, “Boss” travolge con la sua Ferrari grigio canna di fucile Whichian Klanpraset, 47 anni, un agente che dopo il servizio rientrava a casa in sella ad un motorino. Sotto l’effetto di alcol, droga - e di una velocità accertata in 177 km/h - Vorayuth Yoovidhya non si accorge neanche di trascinare per un centinaio di metri il povero disgraziato. Poi fugge senza prestare soccorso, sperando che nessuno l’abbia visto.

Non è così: lo pinzano poco dopo e lui cerca di cavarsela addossando la colpa al suo autista, che quella sera aveva deciso di farsi un giro sulla Ferrari del capo. L’uomo, a malincuore, ammette tutto, ma almeno questa volta la polizia non crede ad una versione che puzza come la spazzatura, accusando “Boss” di falsa testimonianza. Ma è solo l’inizio, perché entra in scena la potenza di fuoco della sua famiglia, che si trasforma in uno sfacciato salvacondotto che gli vale l’assoluzione in tribunale, comprata “cash” dietro verso 100mila dollari versati a titolo di risarcimento alla vedova in cambio della rinuncia ad ogni accusa penale. Una soluzione che ai thailandesi, sempre più irritati nei confronti della monarchia e delle macroscopiche differenze fra chi può e chi non sa come mettere insieme il pranzo e la cena, non è mai andata giù. Manifestazioni di piazza contro il governo e le famiglie per cui la legge fa eccezione, come gli Yoovidhya, hanno costretto le autorità a riaprire le indagini, accusando “Boss” di “guida spericolata” e “uso di sostanze stupefacenti”. Accuse a cui Vorayuth Yoovidhya ha replicato lasciando la Thailandia due giorni prima che l’Interpol spiccasse un mandato di cattura internazionale.

Negli anni, il rampollo non ha rivisto neanche per un attimo il suo stile di vita, fatto di luoghi esotici, party, auto e donne che ha sempre generosamente condiviso sui suoi profili social.

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